EQUITALIA/ La strategia dei pacchi bomba

di Italo Di Sabato

Un pacco bomba è esploso venerdi 9 in un’agenzia Equitalia, a Roma. Fin qui la notizia. “La pista”, come copione vuole da oltre 40 anni, è “anarchica”. Se c’è qualcosa che dovrebbe stupire è la ripetitività del copione: i personaggi non cambiano mai.

equitalia_pacco_bombaIl “pacco bomba” è infatti uno strumento “sicuro”; nel senso che chiunque può costruirlo, spedirlo e scriverci sopra qualsiasi cosa. Difficile indagare davvero e ricostruire la dinamica fino agli autori. E’ anche uno strumento odioso, perché mette in pericolo – oltre al destinatario – una lunga catena umana fatta di lavoratori (spedizionieri, postini, ecc). E’ insomma uno strumento che si attaglia perfettamente a chi non ha alcuna intenzione di assumersi la responsabilità politica di una certa azione; anzi, va benissimo proprio se l’intenzione dell’autore è attribuirlo a qualcun altro. Non richiede grandi organizzazioni alle spalle, né particolare coraggio. Anzi, un bel po’ di indifferenza – o peggio – per i lavoratori che inconsapevolmente dovranno trasportare il “pacco” (il doppio senso è voluto…).

Per restare soltanto ai tempi nostri, che anche i più giovani potrebbero conoscere, un’identica “piccola onda” di pacchi-bomba fu spedita nei giorni immediatamente precedenti il G8 di Genova 2001. Tra i feriti più seri ci fu quella volta un maresciallo dei carabinieri. Quello che ci voleva per “caricare a palla” le truppe di polizia contro i manifestanti che da lì a due giorni sarebbero arrivati nel capoluogo ligure per il “contro-vertice”.

Ora siamo a una sequenza altrettanto prevedibile.

Il 7 dicembre il ministro dell’interno lancia “l’allarme terrorismo”, che qui in Italia significa “sappiamo che sta per succedere qualcosa che ci torna utile”.

L’8 arriva in Germania un pacco bomba spedito dall’Italia; e si parla di “anarchici” immediatamente (la sigla è pronta lì da anni: Federazione anarchica informale).

Il 9 tocca ad Equitalia, bersaglio di decine di proteste contro il fisco e non solo negli ultimi tempi (per le modalità con cui viene compiuto il “recupero crediti!, degne a volte dello sceriffo di Nottingham). Un “obiettivo perfetto” per santificare questo Stato, qualsiasi cosa faccia. Scattano come un sol uomo tutti i politici dichiaratori di professione (dopo l’assunzione dei pieni poteri da parte della troika Ue-Bce-Fmi non hanno in effetti molto di più da fare), seguono o anticipano in fitta schiera tutti i media italiani (quelli internazionali seguono per assoluta mancanza di fonti alternative).

E il gioco (politico) è fatto: guai a chi si azzarda a mettere in discussione la manovra e i suoi effetti. Le manifestazioni o i presìdi dei prossimi giorni sono avvisate: attenti, che prima vi pestiamo in piazza e poi vi mettiamo anche in galera con accuse pesanti.

E infatti: “La nostra considerazione è che contro Equitalia è andata in scena negli ultimi tempi una campagna denigratoria e di disinformazione. Non solo da parte di una certa stampa che ha prestato il fianco, ma anche portata avanti da politici di secondo piano“. Lo ha detto il direttore centrale di Equitalia, Angelo Coco, davanti alla sede dell’Agenzia di riscossione dei tributi a Roma.

La nostra impressione è che ci sia stato consegnato un governo “tecnico” pilotato dalle istituzioni internazionali, fatto di professori che parlano ottimamente l’inglese e qualche altra lingua in uso nei convegni internazionali. Ma che – per quanto riguarda il suo armamentario politico-poliziesco “preventivo” dei movimenti – sia rimasto terribilmente da “prima Repubblica”. Stile Federico Umberto D’Amato, per intendersi. In fondo il 12 dicembre c’è uno sciopero generale, “vero” solo per i metalmeccanici e qualche Camera del lavoro locale. E certe coincidenze sono tipiche di un paese che non si è mai defascistizzato davvero.

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