EQUITALIA/ Cartelle pazze e procedimenti contra legem: sos debiti!

Cartelle pazze, errori degli uffici e, addirittura, procedimenti che non trovano giustificazione nella legge. Questo è spesso Equitalia. Che condanna in molti casi i cittadini a situazione insostenibili. Il pensionato che si vede decurtare l’intera pensione. Un cittadino a cui sono stati ipotecati gli immobili per un debito irrisorio. Cartelle esattoriali che arrivano con 34 anni di ritardo. Fino all’imprenditore che, per via di un piccolo errore, ha visto nel giro di poco, crescere il suo debito in maniera esponenziale. Alla fine ha dovuto chiudere ed ora è senza lavoro. Con un debito ancora da pagare.

di Carmine Gazzanni

equitalia_napoliQuarantuno. Non è solo un numero. Sono le vittime della crisi economica a partire dal 2012. L’ultimo in ordine di tempo, un disoccupato di 55 anni. È successo a Vaiano, nell’opulenta provincia di Prato. Nulla a che vedere con 1700 della Grecia. Ma il numero è comunque molto preoccupante.

E al centro della bufera, come molti sapranno, Equitalia. L’agenzia incaricata della riscossione nazionale dei tributi, dall’avvento del governo Monti, ha in effetti alzato il tiro. Ordini dell’esecutivo per fa rientrare più soldi? Non lo sappiamo. Anche se molto probabile. Fatto sta che i dati, raccolti in un dossier da Codici (Centro per i Diritti del Cittadino), parlano di una “crescente pressione”. Non a caso proprio quest’associazione ha presentato nella sede romana di viale Guglielmo Marconi “SOS debiti: difenditi da Equitalia”, uno sportello con uno staff legale al quale rivolgersi per aiuti e consulenze in caso di vessazioni ingiustificate. I numeri delle segnalazioni sono emblematici: 350 da gennaio ad aprile 2012. Un più 53% registrato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

EQUITALIA. I PROCEDIMENTI INGIUSTI E “CONTRA LEGEM” – Sia chiaro: pagare i debiti è un dovere. Per tutti. Ma i casi riscontrati dal dossier fanno pensare spesso ad una vessazione ingiusta. Esasperata. A volte al limite dell’indecenza. Non solo. Sono stati riscontrati anche alcuni procedimenti, portati avanti da Equitalia, assolutamente contra legem.

Dai vari casi seguiti dall’associazione, infatti, è stato tracciato un quadro – come si legge nel dossier – “da teatro dell’assurdo ma la realtà, purtroppo, supera di gran lunga la fantasia”. Ad iniziare, ad esempio, dal fatto che in tutte le cartelle Equitalia viene riportata solo la cifra globale degli interessi dovuti, senza indicare come si è arrivati a tale calcolo, non specificando le singole aliquote prese a base delle varie annualità, rendendo il computo degli interessi criptico e non comprensibile. Questo nonostante ci sia una sentenza della Corte di Cassazione (la n. 4512 del 21 marzo 2012) che prevede che la cartella esattoriale  debba contenere, a pena di nullità, il calcolo degli interessi per consentire una corretta verifica del contribuente delle somme richieste.

Non solo. Si legge ancora nel dossier che, in merito agli interessi di mora, Equitalia ha in tutti questi anni applicato gli stessi anziché solo sulla riscossione dovuta al netto, anche su interessi, sanzioni e spese. Con la conseguenza chiaramente che la cifra da riscuotere si alza vertiginosamente. Nonostante questo risponda a un reato bell’e buono come l’anatocismo.

Queste sono soltanto due delle irregolarità registrate dal Codici. A cui ne potremmo aggiungere altre, come il fatto che numerose sono state le pronunce di legittimità che hanno evidenziato come la cartella debba essere motivata in modo esaustivo e comprensibile da un non tecnico. Per renderla comprensibile. Al contrario di quanto accada ora. Spesso, ancora, sono stati registrati casi in cui addirittura non c’è stata una corretta identificazione del debitore.

ALCUNI CASI: QUANDO EQUITALIA ROVINA LA VITA – Ma sono alcuni casi raccolti dallo sportello che lasciano assolutamente esterrefatti. Come quello di un pensionato malato di cuore. Ha una cartella esattoriale di circa 322 mila euro. Si è visto decurtare l’intera pensione (813,09 euro) e anche l’assegno di invalidità civile (234 euro). Senza che gli rimanga più un soldo con cui campare.

Un cittadino romano, addirittura, si è visto ipotecare da Equitalia i propri immobili a garanzia di un debito. Si penserà: sarà una cifra stratosferica. Invece no: il debito è poco superiore ai 5 mila euro. Fa niente che l’agenzia sia in evidente illegittimità. La legge, infatti, parla chiaro: Equitalia non può iscrivere ipoteca per debiti inferiori agli otto mila euro (art. 76 del DPR 602/73).

Altri casi, ancora, sembrano molto più delle barzellette. Come quelli delle cosiddette “cartelle lumache”. Così lente che soltanto oggi M.A ha saputo di dover pagare 610 euro ad Equitalia. Nonostante il debito sia del 1978. 34 anni di ritardo.

Ancora. Una ragazza madre vive con circa mille euro al mese. 400 dei quali, però, se ne vanno per l’affitto. Le rimangono 600 euro. Peccato, però, che la sua cartella esattoriale prevede un debito rateizzato di 800 euro al mese.

Un cittadino aveva un debito residuo di appena 58 centesimi. Una nullità. Eppure si è visto recapitare una cartella Equitalia di 218 euro. Una crescita esponenziale che non trova logica (sono in corso, infatti, accertamenti legali sulla questione).

Ma spesso si giunge anche al paradosso. In molti casi, infatti, errori dall’agenzia comportano situazioni imbarazzanti. È il caso di un automobilista che non aveva mai preso una multa in vita sua, ma che si è accorto di avere addirittura un fermo amministrativo su due macchine. Peccato, però, che era impossibile per lui avere multe non avendo neppure la patente.

A volte, però, questi errori comportano per il cittadino situazioni drammatiche. Spesso irrecuperabili. Tre anni fa un imprenditore ha ricevuto dall’Agenzia delle Entrate un avviso di pagamento di 3 mila euro per tasse non versate a causa di un errore relativo al modello unico. Le tasse sono troppo elevate. Così l’uomo non ha scelta: chiude la sua attività e si ritrova senza lavoro. L’unica possibilità proposta dall’agenzia è quella di una rateizzazione in quattro tranche di circa 750 euro, altrimenti avrebbe potuto aspettare la notifica al fine di rateizzare in un tempo più lungo. Decide di fare così, ma all’arrivo della notifica il debito è salito a 4 mila euro. Intanto, ormai cinquantenne, è rimasto senza lavoro. Con il debito ancora da pagare. Ma non c’è problema: il prossimo passo, come per tutti, è il pignoramento.

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