EQUITÀ SOCIALE/ Fare come Robin Hood: togliere ai ricchi per dare ai poveri

Combattere la crisi non significa soltanto trovare soluzioni economiche ma anche intervenire nelle leggi che regolano la vita di tutti i giorni e che sono alla base di quella che comunemente chiamiamo “equità sociale”. Che passa attraverso la detassazione ai più poveri, il diritto alla casa e una sanità più giusta che tuteli i diritti di tutti. Chi ha governato finora ha portato il 10% degli italiani a vivere con milioni di euro al mese e l’altro 90% alle porte della povertà.

 

di Viviana Pizzi

BERLUSCONI E MONTI: DUE ROBIN HOOD AL CONTRARIO

Il divario di cui parlavamo si è accentuato proprio con l’esplosione della crisi. Infatti con il nuovo fiscal compact e con le leggi messe a punto dai due governi precedenti un italiano su cinque (pari al 20% della popolazione) è compreso nella fascia di povertà o quasi povertà. Si tratta di un numero significativo di 12 milioni di persone.

Sanare la diseguaglianza sociale con gli stessi metodi che hanno prodotto la crisi è stato ancora più dannoso della crisi stessa.

Cosa hanno fatto gli ultimi due premier Berlusconi e Monti per risolvere la situazione? Si sono comportati come Robin Hood. Lo hanno fatto però al contrario colpendo le fasce sociali più deboli per regalare i proventi ai ricchi.

Un esempio del berlusconismo: tagliare un miliardo di euro alla scuola pubblica per poi assicurare fondi alla scuola privata e regalando il privilegio alle scuole cattoliche di non pagare le tasse sugli immobili. Monti invece non soltanto ha continuato su questa strada ma ha fatto anche di peggio. Ha colpito la classe sociale degli esodati non trovando per loro soluzioni concrete che garantiscano una vita dignitosa. Nel frattempo però col mancato accordo con la Svizzera per il recupero del denaro illecitamente depositato nelle banche scudate ha favorito gli evasori fiscali che, grazie al condono di Berlusconi, avevano riportato in Italia i capitali senza pagare quasi niente.

Nulla hanno fatto per abbassare le pensioni d’oro, al contrario i nativi dell’anno 1952 che erano convinti di potersi godere il meritato riposo dopo una vita di sacrifici, dovranno lavorare altri cinque anni. E con loro anche i più giovani costretti ad andare in pensione alla veneranda età di 67 anni.

C’è di più: i patrimoni dei ricchi non vengono toccati perché non è stata inserita la patrimoniale e le banche sono state le istituzioni più tutelate dal sistema. In comune Berlusconi e Monti  hanno una cosa: aver dissanguato lo Stato sociale.


GIUSTIZIA FISCALE: LA PROPOSTA DI RIVOLUZIONE CIVILE

robintremoL’Imu sulla prima casa in media è costata ad ogni italiano 225 euro  di euro. La proposta di Rivoluzione Civile è quella di eliminarla per permettere agli italiani che hanno una casa ma che probabilmente non hanno più un lavoro di vivere più dignitosamente.

Come trovare i soldi per riempire questo vuoto nato dalle casse dello Stato? Estendendo la stessa tassa a chi troverebbe più facilmente i soldi per pagare: gli immobili commerciali della Chiesa e le fondazioni bancarie. Solo da queste ultime, come infiltrato.it aveva già documentato, si ricaverebbero dieci milioni di euro. La metà di quanto pagano gli italiani oggi.

E gli altri soldi? Si recupererebbero creando una patrimoniale progressiva che colpisca le grandi ricchezze immobiliari e finanziarie e in particolar modo il 5% della popolazione ricchissima.

Per portare a termine un sistema di eguaglianza bisogna anche contrastare l’evasione fiscale che ad oggi è doppia rispetto a Francia e Germania e quadrupla rispetto a Austria e Olanda. Recuperare soltanto la metà dell’evasione fiscale oppure eliminare i costi della corruzione consentirebbe di recuperare quasi 100 miliari di entrate destinate allo sviluppo e al welfare. Denaro che andrebbe non solo a coprire i bisogni degli esodati ma che permetterebbe la diminuzione della pressione fiscale sulle imprese e la riduzione del debito pubblico.

Facendo questo si potrebbero rimodulare le aliquote e ridurre le tasse per i redditi medio bassi.


IL BENESSERE DEI CITTADINI PASSA PER I DIRITTI SANITARI E ALLA CASA

Per permettere ai cittadini di vivere bene Rivoluzione Civile pensa di rafforzare il sistema sanitario pubblico e universale. Negli ultimi anni oltre 30 miliardi di euro sono stati tagliati dai governi precedenti. Tutto questo è coinciso con tagli ai servizi e chiusure di ospedali. Nella Regione Lazio, come documentato qualche mese fa, grazie alla mancanza di fondi nel settore è stato chiuso a Pontecorvo un centro diurno per i malati di Sla. Una situazione insostenibile che va migliorata utilizzando quei fondi provenienti dall’anticorruzione che per ora vengono sperperati

Anche la spesa va migliorata però questo va detto, controllando con più rigore gli accrediti la qualità degli investimenti pubblici. Che andrebbero tutti fatti nella direzione dell’integrazione socio sanitaria e sviluppando l’assistenza domiciliare. Una sanità migliore passa anche per la riduzione delle liste d’attesa e la riduzione dei ticket su medicine e visite specialistiche che provocano un vero e proprio salasso alle famiglie più povere.

Tuttavia non basta, secondo Rivoluzione Civile, intervenire sulla Sanità per garantire benessere. A queste politiche vanno affiancate quelle sociali. Che passano attraverso l’affermazione del diritto alla casa. Che oggi non viene rispettato. Basti pensare che 650 nuclei familiari in tutta Italia sono in graduatoria per ottenere una casa popolare che non arriva. E sono state azzerate anche le risorse per il contributo all’affitto per i redditi bassissimi. Tutto questo avviene mentre nell’ultimo triennio su 200mila sfratti eseguiti il 90% avviene per morosità dell’inquilino.

Rivoluzione Civile ha l’ambizioso obiettivo di riportare l’Italia nella media europea sospendendo gli sfratti e rifinanziando il fondo sociale colpito dai tagli di due miliardi di euro effettuati da Berlusconi e Monti. Per farlo va definito un piano sulla non autosufficienza. Ai Comuni più indigenti dovrebbe essere permesso di svincolare dal patto di stabilità gli interventi sul sociale e rafforzare la rete dei servizi dall’assistenza domiciliare alle persone con disabilità alla costruzione di asili nido.

Tutto questo sostenendo l’attività del terzo settore votata alla solidarietà, alla tutela dell’ambiente, alla cooperazione, all’educazione, all’assistenza delle categorie disagiate. Per farlo si deve stabilizzare il 5×1000 sulla base dell’effettiva imposizione fiscale. Un progetto ambizioso che deve passare per il reinvestimento dei fondi che si recupererebbero dalle attività illecite dell’anticorruzione una somma notevole che ammonta a 330 miliardi di euro. In questo modo andrebbero meno a chiudere il debito pubblico ma permetterebbero a molti italiani di vivere meglio anche in tempi di crisi.

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