EMERGENZA CARCERI/ Ingroia sfida Monti e Bersani: “Ridurre carcerazione preventiva, no ai privati.”

Ventunomila detenuti in più rispetto alla normale capienza delle carceri, meno di tre metri quadrati a disposizione. Sono questi i numeri che hanno garantito all’Italia la condanna davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per la situazione precaria delle carceri. La soluzione del Prof. Monti, condivisa anche da Bersani, è quella di affidare le strutture ai privati, con il rischio concreto di favorire le banche e l’infiltrazioni di imprese criminali. Ingroia, candidato premier di Rivoluzione Civile, punta invece su una riforma di sistema.

 

di Viviana Pizzi

LA SOLUZIONE MONTI-SEVERINO: CARCERI AI PRIVATI

Una situazione che potrebbe peggiorare nonostante la previsione di una privatizzazione dei penitenziari proposta dal governo Monti che però ha incassato il no secco di tutte le organizzazioni internazionali. Chi entrerebbe nell’affare? Ancora una volta le banche che sarebbero obbligate a partecipare. Le criminalità varie potrebbero invece trarne un profitto ghiotto.

Il primo no arriva dalla Commissione per la lotta contro la discriminazione e per la protezione delle minoranzesecondo l’organismo internazionale le responsabilità devono partire dallo Stato e non possono essere demandate a privati. Si chiede nel frattempo che vengano aumentate le pene alternative come la libertà vigilata e gli arresti domiciliari.


LA SOLUZIONE INGROIA: MENO DETENUTI 

carceri_ingroia_sfida_montiChe ci siano troppi detenuti in attesa di giudizio secondo Ingroia è un dato di fatto e anche lui vuole che il problema venga risolto.  

Come fare? Innanzitutto accorciando i tempi della giustizia intervenendo con misure alternative, come prescritto anche dall’Onu, per reati non gravissimi, in maniera da limitare il sovraffollamento carcerario.  

La soluzione per il candidato premier di “Rivoluzione Civile” non è certo quella di costruire nuove strutture ma diminuire il numero di detenuti . Tutto ciò però non deve passare attraverso un’amnistia generale ma facendo uscire di cella coloro che non hanno commesso reati gravissimi però tenendo invece dentro chi ha commesso reati gravi che spesso restano fuori.

Abbiamo un sistema penale e penitenziario classista – ha dichiarato Ingroia a “Il Manifesto”dove in carcere finiscono i poveracci e in libertà ci sono i potenti”.


CHE FARE? CAMBIARE LA LEGGE FINI – GIOVANARDI

Un modo per avere meno carcerati in cella è quello di modificare la legge Fini sulle droghe. Eliminare la detenzione per chi le utilizza soltanto e stabilire comunque nel reato di spaccio una differenza tra droghe leggere e quelle pesanti. 

Da eliminare è anche la criminalizzazione dei migranti che permette la punizione di coloro che entrano in Italia per raggiungere una speranza e magari lascia fuori dai carceri chi traffica in esseri umani.


PROBLEMA DELLA MAGISTRATURA? NO, POLITICA CRIMINALE

Il candidato premier di Rivoluzione Civile pensa che il sovraffollamento delle carceri sia da attribuire a un problema di politica criminale sbagliata. Basata su arresti preventivi durante la fase delle indagini preliminari e non invece in quella del dibattimento processuale. Non sono pochi infatti i casi in cui scadono i termini della misura cautelare è vivono fuori dall’istituto di pena proprio nel momento in cui vengono processati.

Tocca alla politica – ha sottolineato ancora Ingroia – riorientare verso la centralità del dibattimento e respingere al massimo il ricorso alla detenzione prima del giudizio”.

Insomma secondo Ingroia alle persone in attesa di giudizio andrebbero applicate misure cautelari alternative. E perché no applicare, aggiungiamo noi,  una volta per tutte il braccialetto elettronico in regime di detenzione ai domiciliari. Costati in dieci anni 80 milioni di euro per controllare soltanto quattordici detenuti su tutto lo stivale.

Certo è che i detenuti non possono vivere in uno spazio di tre metri per tre. Il rischio di depressione e suicidi aumenta. Negli ultimi dieci anni, secondo lo studio “Ristretti”, i suicidi in carcere sono stati 600. Un numero davvero impressionante specchio del disagio sottolineato anche dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo.

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