ELEZIONI REGIONALI SICILIA/ Un esercito di milleseicento candidati per novanta posti da “deputati”

Milleseicento candidati in nove province più oltre cento nei listini degli undici candidati presidenti: sono i numeri da capogiro delle elezioni in Sicilia di domenica prossima. In palio un posto da Deputato dell’Assemblea Regionale, che paga gli eletti alla pari di un membro di Montecitorio. La ressa è fin troppa e le nuove alleanze, nel centrodestra e nel centrosinistra – entrambi spaccati a Palermo – potrebbero disegnare scenari utili per le politiche del 2013. Gli esperimenti non mancano: dal Pd insieme all’Udc, passando per la nuova alleanza tra Idv e sinistra estrema, per finire al divorzio tra Pdl e Grande Sud.

di Viviana Pizzi

bandiera_siciliaPERCHÈ SI VOTA E LE DIMISSIONI DI LOMBARDO – Lombardia e Lazio aspettano la data utile per tornare al voto, il Molise attende una sentenza del Consiglio di Stato per sapere se le elezioni regionali dello scorso anno sono valide o meno. E nel prossimo fine settimana si consuma una delle sfide clou che potranno dare una chiave diversa alle imminenti politiche del 2013.

La partita è quella delle regionali siciliane per le quali si voterà domenica prossima in un’unica giornata dalle 8 alle 22. Oltre milleseicento i candidati nelle province di Palermo, Agrigento, Catania, Caltanissetta, Enna, Messina, Ragusa, Siracusa e Trapani che appoggiano gli  undici sfidanti per la carica più alta dell’assemblea regionale siciliana.

Competizione fondamentale perché nata dopo le dimissioni dell’ex governatore Raffaele Lombardo, anch’egli accusato – come Cuffaro – di aver intrattenuto rapporti con Cosa Nostra. Lascio la Regione e tutte le cariche politiche senza rimpianti ha detto Lombardo parlando all’Assemblea regionale siciliana abbiamo fatto tanto, molte riforme. Lascio all’apice, perchè la presidenza della Regione siciliana è l’apice di una carriera. Lascio con serenità. E vi auguro di poter continuare a servire al meglio la Sicilia.

Finì quindi così l’era Lombardo il 31 luglio di quest’anno.

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LA LEGGE ELETTORALE E LA DISTRIBUZIONE DEI SEGGI – Milleseicento candidati per novanta seggi da deputati con gli stessi stipendi e onori di chi siede a Montecitorio. Questo in pratica accadrà a Palermo e in tutte le altre province siciliane. La macchina organizzativa però sarà molto diversa da quella delle altre regioni a statuto ordinario.

La procedura, alquanto macchinosa nella ripartizione dei seggi, è riferita alla legge elettorale n 7/ 2005. Ottanta dei novanta deputati vengono eletti su base proporzionale tramite le liste in ambito provinciale di cui il territorio della isola più grande d’Italia è dotatoLa soglia di sbarramento per raggiungere il tanto agognato posto al sole è del 5%, una delle più alte in Italia e si utilizza il quoziente di Hare per stabilire una proporzione adeguata tra voti e seggi assegnati.

Restano scoperti gli ultimi dieci posti in assemblea: uno di questi viene assegnato al neopresidente, uno al secondo più votato mentre i restanti otto vengono assegnati alla lista con più consensi. Fin qui nulla di trascendentale. Il bello arriva dopo perché la legge elettorale siciliana prevede che nessuna formazione possa ottenere più di 54 seggi. Se quindi con il numero dei voti si raggiunge un numero più elevato cosa succede? Scatta immediatamente la penalizzazione, che è ben diversa dal premio di maggioranza previsto negli altri sistemi elettorali italiani. Sette aspiranti deputati siciliani nel 2008, appartenenti alla lista Lombardo che si aggiudicò ben 61 seggi, rimasero fuori dalla porta.

Il numero minimo di seggi per poter governare è pari a 46, se nessuna delle dodici liste in campo dovesse riuscire a raggiungere questo risultato è possibile allearsi in un secondo momento per rendere governabile la Regione e non tornare immediatamente dopo alle urne.

COME SI VOTA – Il meccanismo è semplice come in quello delle altre regioni italiane: la scheda è di colore giallo, suddivisa in rettangoli nei quali è inserito il contrassegno delle liste provinciali con spazio annesso per le preferenze ai singoli futuri deputati. Alla destra del rettangolo c’è il nome del candidato alla presidenza della Regione con il simbolo della lista collegata. L’elettore può sbarrare i simboli dei partiti o il nome del candidato alla presidenza o scrivere la preferenza (o tutte e tre le cose insieme).

È possibile il voto disgiunto per un presidente e una lista provinciale non collegata. Se si sceglie solo  la lista provinciale, la preferenza viene assegnata anche alla lista regionale collegata

I CANDIDATI PRESIDENTE E LE LISTE COLLEGATE – Lo scontro non sarà facile, i nomi che concorrono per la presidenza sono troppi anche per una regione grande come la Sicilia. Come in ogni competizione ci sono però i candidati di serie A che possono aspirare alla vittoria finale e quelli che dovranno accontentarsi di entrare loro da soli all’interno dell’Assemblea Regionale più pagata d’Italia.

Un nome che potrebbe arrivare allo scranno più alto è certamente quello di Rosario Crocetta, sostenuto dal nuovo esperimento di alleanza formato da Pd, Udc e Unione democratica dei Consumatori presente però soltanto nella circoscrizione di Siracusa.

Altro candidato che potrebbe aspirare alla poltrona che fu di Lombardo è Nello Musumeci che si presenta sostenuto da Popolo della Libertà e Alleanza di Centro, che contiene anche il Psdi e il movimento di responsabilità nazionale insieme alla lista civica Cantiere popolare.

Ma il centrodestra risulta spaccato perché potrebbe vincere anche Gianfranco Miccichè, leader nazionale del partito Grande Sud. Quali altri simboli sono schierati con lui? Il partito dei siciliani nato insieme all’Mpa che portò fortuna a Lombardo, Nuovo polo per la Sicilia Fli, Mps e il Partito Pensiero Azione che però non è riuscito a chiudere la lista in provincia di Catania.

Ma il centrosinistra in Sicilia non è solo il Pd, nonostante Claudio Fava non abbia potuto presentare la propria candidatura per l’ormai nota questione del trasferimento tardivo della propria residenza in un comune siciliano. Al suo posto è scesa in campo una donna, la rappresentante Fiom Giovanna Marano. Ad appoggiarla ci pensa l’Italia dei Valori e la lista presentata col simbolo Claudio Fava presidente. Una civica che comprende però Federazione della Sinistra, Sel, Verdi e Un’altra Storia movimento legato a Rita Borsellino e presente però soltanto in cinque delle nove province siciliane.

Beppe Grillo e il suo Movimento Cinque Stelle non sono rimasti a guardare e hanno scelto di mandare in campo Giancarlo Cancelleri. Il Movimento dei Forconi, nato dalla rabbia per la povertà in Sicilia, risponde con la candidatura di Mariano Ferro che comprende anche quella degli estremisti di destra del Fronte Nazionale. Ed ecco che si arriva alle candidature minori: Cateno De Luca sceglie Rivoluzione Siciliana per provarci. Il movimento è collegato anche a Forza Nuova, mentre Gaspare Sturzo corre con la lista civica collegata al suo nome. Dalla sinistra estrema Giacomo Di Leo col partito comunista dei lavoratori, Davide Giacalone con “le Ali della Sicilia”;  l’ultima candidata è Lucia Pinsone con i Volontari per l’Italia.

Sapremo solo nella giornata di lunedì chi sarà il vincitore e come i numeri siciliani potranno influire a livello nazionale. Gli esperimenti certo non mancano e potrebbero anche sorprendere.

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