Elezioni Regionali 2010 in Calabria: un Consiglio agli indagati.

Elezioni Regionali 2010 Calabria: il nuovo Consiglio Regionale comprende persone indagate o condannate o imputate, da Bova a Gentile e Morelli.

Elezioni Regionali 2010 in Calabria: un Consiglio agli indagati.Forse le elezioni regionali del 2010 in Calabria erano quello che ci voleva: aria di rinnovamento, di cambiamento. Cambiamento che il Pd proprio non ha voluto dare e allora eccolo che ti ripresenta lo stesso Presidente (Loiero) di quella stessa giunta falcidiata da avvisi di garanzia.

E allora andiamo a vedere come sono andate queste elezioni regionali in Calabria che hanno portato Scopelliti a Palazzo Campanella, sede del consiglio regionale della Calabria, chi sono i nuovi consiglieri, se c’è stata questa ventata di cambiamento. Iniziamo dal Pd.

Nicola Adamo: già vicepresidente della giunta Loiero, è stato rinviato a giudizio il 3 marzo 2010 per il reato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta “Why Not”. Secondo l’accusa il neoeletto avrebbe ottenuto denaro dall’imprenditore e presidente dell’impero alimentare della Despar Antonino Gatto (anch’egli rinviato a giudizio), in occasione delle elezioni regionali del 2005. Nell’ambito della stessa inchiesta, Nicola Adamo è stato rinviato a giudizio anche per alcuni presunti casi di abuso d’ufficio. Il processo inizierà il 9 giugno.
Ed ancora: Nicola Adamo è indagato per reati che vanno dall’abuso d’ufficio alla corruzione anche nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Paola (Cosenza) relativa ad investimenti nel settore della produzione dell’ energia eolica realizzati nella zona dell’alto Tirreno cosentino.
Enza Bruno Bossio, moglie di Nicola Adamo, è stata invece rinviata a giudizio dal gup di Lecce per truffa e falso ideologico: come commissaria ministeriale avrebbe stilato una relazione falsa in favore di un’azienda pugliese che ha poi ricevuto i fondi dalla legge 488 (incentivi alle aree depresse).
Infine, Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio sono indagati per «bancarotta semplice e fraudolenta» nell’ambito del fallimento della società “Tesi”, azienda cosentina per lungo tempo impegnata nella fornitura di servizi informatici.

Mario Maiolo: assessore regionale uscente. Anche lui è indagato dalla Procura di Catanzaro nell’inchiesta sulle attività della società “Tesi”. Ad erogare i finanziamenti, sulla gestione dei quali vengono ipotizzati vari illeciti, sono stati l’Unione europea, lo Stato e la Regione Calabria, che figurano nell’inchiesta come parti lese.

Sandro Principe: ex assessore regionale della giunta Loiero ed ex sottosegretario al Lavoro. Il suo materiale elettorale venne trovato nelle abitazioni di mafiosi della Piana di Gioia Tauro e della Locride alla vigilia delle elezioni politiche dell’aprile 1992. Le operazioni furono portate avanti dall’allora procuratore di Palmi Agostino Cordova e dall’allora pm di Locri Nicola Gratteri. Per ben due volte Cordova chiese l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’allora sottosegretario al Lavoro Sandro Principe. L’autorizzazione venne però negata dalla Camera dei deputati. 

Nella richiesta del procuratore Cordova c’era di tutto: dalla campagna elettorale fatta per Sandro Principe da mafiosi e pregiudicati della Piana di Gioia Tauro, sino agli incontri di Sandro Principe (fotografati dai carabinieri di Rosarno) col boss mafioso Marcello Pesce nella saletta riservata di un bar di Rosarno. Agli atti anche le lettere di raccomandazione inviate da Sandro Principe all’allora sottosegretario alla Difesa socialista al fine di far ottenere l’esonero dal servizio militare al pregiudicato di Rosarno Galatà (fratellastro del boss Marcello Pesce).
Agli atti della richiesta di autorizzazione avanzata dalla Procura di Palmi anche la testimonianza dell’ex ministro Giacomo Mancini, che dichiarò a Cordova che la mafia della Piana di Gioia Tauro votò all’epoca per Sandro Principe. Contro di lui, infine, anche la testimonianza dell’ex sindaco comunista di Rosarno Giuseppe Lavorato che spiegò ai magistrati come per formare all’epoca la giunta di sinistra a Rosarno, lui stesso dovette trattare direttamente con Sandro Principe, al quale chiese l’esclusione dalla sua giunta di persone in odore di mafia.
Gaetano Ottavio Bruni: presidente della Provincia di Vibo Valentia. Bruni è indagato dall’ottobre 2009 dalla Procura di Vibo per l‘alluvione del 2006 che causò 3 morti e danni per migliaia di euro. A Bruni vengono contestati i reati di inondazione, danno colposo ed omissione di atti d’ufficio; questo perché non procedette alla designazione del funzionario responsabile della realizzazione e programmazione delle opere volte alla rimozione delle criticità individuate dal Pai (Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico).
Nel 2008 Gaetano Ottavio Bruni lasciò la giunta regionale a seguito dello scandalo che travolse la figlia Francesca, trovata di notte nell’appartamento in cui si nascondeva il latitante della ‘ndrangheta Francesco Fortuna di Sant’Onofrio, fidanzato della ragazza e ritenuto elemento di primissimo piano di una feroce cosca. Nel rifugio, oltre a Francesco Fortuna e Francesca Bruni, la polizia ha trovato un vero arsenale composto da fucili automatici, revolver, numerose munizioni ed un lampeggiante in uso alle forze dell’ordine. La figlia di Bruni è stata denunciata a piede libero per favoreggiamento personale, mentre il fidanzato Francesco Fortuna è stato condannato ad 8 anni per associazione mafiosa e detenzione illegale di armi e munizioni. Ma, a un anno dalle dimissioni, Bruni è stato nominato nell’ottobre 2009, come nulla fosse, capo di Gabinetto di Agazio Loiero.
E’ infine indagato, quale ex Presidente della Provincia di Vibo Valentia, per il reato di abuso d’ufficio unitamente all’attuale presidente della Provincia di Vibo Francesco De Nisi ed al direttore generale dello stesso ente. L’accusa della Procura di Vibo nei loro confronti è quella di aver conferito le funzioni di segretario della Provincia ad Ulderico Petrolo, pur in carenza dei requisiti di legge.

Giuseppe Bova: presidente del Consiglio regionale uscente. Nel 2003 Giuseppe Bova era vicepresidente del Consiglio regionale, e quindi membro dell’Ufficio di Presidenza, allorquando, con soldi prelevati dal fondo destinato alle spese di rappresentanza del Consiglio regionale, regalò 47 borse in pelle e penne Montblanc a tutti i consiglieri regionali per una spesa di oltre 25mila euro, come regali di Natale. Il 27 gennaio 2006 la Corte dei Conti lo ha condannato a risarcire l’erario, scrivendo in sentenza che:“l’imputazione a carico del bilancio pubblico di spese dirette a soddisfare interessi meramente privati degli amministratori non risponde ai criteri di efficacia, efficienza e soprattutto di legalità dell’azione amministrativa”.

Demetrio Battaglia: talis pater, talis filius. Suo padre ha ricevuto la misura di prevenzione per mafia, mentre lui stesso figurava nel decreto di scioglimento del Comune di Reggio per le infiltrazioni della criminalità organizzata nel 1992. Il colonnello Angiolo Pellegrini, già collaboratore del giudice Borsellino, poi capo della Dia di Reggio Calabria, in un’ aula di Tribunale a Reggio ha ricordato: “Nel 1989 Giorgio De Stefano ha sostenuto l’elezione dell’avvocato Demetrio Battaglia”. Da 21 anni Giorgio De Stefano, appartenente dell’omonimo clan mafioso, è stato arrestato e condannato.

Passiamo ora a esaminare gli eletti nel Pdl e nelle altre liste a sostegno di Scopelliti, possibili assessori e consiglieri che andranno a formare la maggioranza nella giunta regionale calabrese.

Iniziamo proprio dal Presidente Scopelliti. L’ex sindaco di Reggio Calabria, infatti, ha avuto rapporto con persone poco raccomandabili. Interrogato dal pm Giuseppe Lombardo, Antonino Fiume, killer della potente cosca De Stefano, ha affermato: “Conosco Giuseppe Scopelliti, in quanto ho appoggiato politicamente lo stesso”. E Scopelliti, interrogato dallo stesso pm su quanto detto da Fiume ha risposto: “Conosco Fiume. Come tutti i ragazzi di questa città, negli anni ottanta frequentavo l’unica discoteca che c’era a Reggio, il Papirus. Era un gruppo ampio ma sempre circoscritto. Ci si conosceva un pò tutti. È stata una frequentazione estiva e casuale. Lo ricordo perché era tra quei ragazzi con cui ci si salutava e si scambiava qualche battuta. Non c’è stata nessuna frequentazione. Attraverso i giornali ho appreso che lui era vicino ai De Stefano e che era legato alla figlia di Paolo De Stefano. Mai parlato di politica con Fiume. Ho appreso dai giornali che faceva campagna elettorale per me”.

A detta di Scopelliti, quindi, i suoi rapporti con Fiume si sarebbero fermati agli anni ‘80 quando erano circoscritti alla discoteca. Ma, se da una parte ha sostenuto di non aver mai discusso con Fiume di politica, dall’altra ha affermato anche che “probabilmente, è stato uno di quelli che diceva di votarmi”. Domanda: come avrebbe fatto Fiume a comunicare il suo sostegno a Scopelliti se non lo ha mai visto in epoche successive alle serate del Papirus? È la domanda ch si è posto anche il pm Lombardo sottolineando la contraddittorietà del discorso di Scopelliti.
Il neopresidente, inoltre, quale ex sindaco di Reggio Calabria, è stato condannato nel novembre 2009 dalla Corte dei Conti a risarcire l’erario per 1.300.000 euro per via di una ex fabbrica per la lavorazione degli agrumi, “Italcitrus”, che il Comune di Reggio Calabria ha acquistato per 2.500.000 euro al fine di trasformarla in un centro di produzione della Rai. La Corte dei Conti ha accertato che il prezzo di acquisto era doppio rispetto ad una precedente valutazione realizzata dal Tribunale di Reggio Calabria.
Scopelliti, inoltre, nel novembre scorso, è stato rinviato a giudizio dal gip di Reggio per occupazione abusiva di spazio demaniale e violazione del codice della navigazione, avendo fatto sorgere a meno di trenta metri dalla battigia quattro gazebo sul lungomare di Reggio. I gazebo in questione sarebbero stati costruiti senza i necessari pareri degli uffici competenti e, quindi, senza il nulla osta del demanio marittimo.
Infine, per il 13 aprile prossimo è prevista la requisitoria del Pm nel processo che vede Scopelliti e il suo assessore comunale Caridi (anche lui eletto nelle file del Pdl) accusati di omissione di atti d’ufficio per non avere posto in essere adeguate azioni di programmazione, controllo e vigilanza in ordine allo smaltimento del percolato originato da una discarica. Secondo l’accusa, Scopelliti e Caridi non avrebbero provveduto alla bonifica e messa in sicurezza della discarica, vero pericolo per la città di Reggio Calabria se si considera anche che nelle nelle vicinanze della discarica sorge una scuola elementare.

Passiamo ora agli altri neoeletti. Francescantonio Stillitani (lista UDC): imprenditore e consigliere regionale uscente, è indagato dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia per abusivismo edilizio. La Guardia di Finanza gli ha sequestrato un immobile da adibire a centro commerciale del valore di oltre 4 milioni di euro. L’area di 13mila metri quadrati oggetto del sequestro è posta frontalmente allo svincolo autostradale della A3, uscita Pizzo. Le indagini della polizia giudiziaria hanno evidenziato una serie di gravi violazioni di tipo urbanistico con forti rischi idrogeologici.
Continui riferimenti a Stillitani ed ai suoi legami con le cosche Mancuso di Limbadi ed Anello di Filadelfia sono contenuti in due inchieste della Dda di Catanzaro denominate “Odissea” del settembre 2006 e “Uova di drago” dell’ottobre 2007. Inoltre, nel villaggio “Garden Resort” di proprietà del consigliere regionale Stillitani ha prestato servizio per tanti anni, con la qualifica di “guardiano”, Francesco Michienzi, poi diventato un collaboratore di giustizia e condannato a diversi anni di carcere per gravi reati di mafia. Il pentito Michienzi ha rilasciato ai magistrati dichiarazioni anche su Stillitani nell’ambito dell’operazione “Uova di drago”.

Alessandro Nicolò (PDL): consigliere regionale uscente, ex assessore alla Provincia di Reggio Calabria, ex coordinatore provinciale di Forza Italia di Reggio Calabria. Il padre di Alessandro, Pietro Nicolò, è scomparso nel gennaio del 2004 per lupara bianca ed era ritenuto dagli inquirenti un capomafia. Secondo l’ordinanza di custodia cautelare del Gip di Reggio Calabria, Concettina Garreffa, la scomparsa di Pietro Nicolò sarebbe legata a contrasti sorti all’interno del clan: “Pietro Nicolò, padre di Alessandro Nicolò, ex assessore alla Provincia di Reggio Calabria e già coordinatore provinciale di Forza Italia, aveva posizione verticistica nell’ambito della cosca essendo capo del locale Spirito Santo ed era entrato in contrasto con il boss Domenico Libri per questioni legate proprio al controllo delle zone d’influenza”. Pietro Nicolò, d’altronde, era stato processato e assolto per associazione mafiosa alla fine degli anni Novanta. Per i pentiti faceva parte del raggruppamento guidato dai De Stefano. All’indomani della scomparsa di Pietro Nicolò, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti, alla Gazzetta del Sud che gli chiedeva se Nicolò fosse stato ucciso dalla ‘ndrangheta, rispose: “Non mi sembra elegante in questo momento formulare supposizioni o peggio illazioni”. Il responsabile giustizia del suo partito, l’avvocato Antonino Aloi, invece, dichiarò: “Sembra proprio lupara bianca”.

Luigi Fedele (PDL): per capire come Luigi Fedele abbia gestito i fondi destinati alla Presidenza del Consiglio regionale durante la sua presidenza, basta prendere in mano gli atti: ben 104mila euro per la “partita del cuore a Reggio”; 619 mila euro per la “Serata dei Miracoli” su Raiuno. Quindi i viaggi all’estero di Luigi Fedele (con delegazione al seguito): 267 mila euro per il Columbus day; 56 mila euro per viaggio e soggiorno in Australia. Ed ancora: nel 2001 Luigi Fedele spende 56 mila euro per gli scambi di auguri di Natale, dona alla “Fondazione Rotella”, oltre ad un salone per una mostra, altri 170mila euro. Quindi un patrocinio “morale” di 13 mila euro alla manifestazione “Sposissima 2002? in collegamento con “L’Italia in diretta” su Raiuno e 10.300 euro per una festa. Poi 450 mila euro per pagare 15 consulenti personali che ha nominato per decreto, e 5 mila euro per la sagra estiva di Sant’Eufemia di cui era Sindaco il fratello, nonostante la legge regionale n. 853 del 1983 vieti l’erogazione di tali tipi di contributi. Infine, spese pazze anche per i biglietti (e soggiorni) aerei per la tratta Reggio-Roma-Milano con una media di oltre 12 mila euro al mese.

Candeloro Imbalzano (lista Scopelliti Presidente): L’1 aprile del 2003 il pentito Paolo Iannò, braccio-destro del superboss Pasquale Condello, depone nel processo “Comitato d’affari”. Rispondendo alle domande del pm Mollace, il pentito ha spiegato di aver dato con la sua famiglia il suo sostegno elettorale a Imbalzano: “Ho sempre militato nel vecchio partito socialista, mio zio Paolo era amico del dott. Marino, il direttore del manicomio. Attraverso lui conobbi Nicola Argirò, l’ex presidente delle case popolari. Poi conobbi Giovanni Palamara (ex assessore regionale, ndr) e Giovanni Sculli dell’ex Iacp. L’ultima volta il sostegno l’abbiamo dato a Candeloro Imbalzano”.

Pasquale Tripodi (lista UDC): assessore regionale uscente. Ex sindaco Dc di Bova Marina, poi Psdi, infine Udeur. Nel numero del 3 Novembre 2005 del Settimanale “L’Espresso”, in un reportage dal titolo “Onorevoli Padrini” a firma dei giornalisti Peter Gomez e Marco Lillo, è scritto: “Sino al 9 luglio scorso Tripodi si faceva vedere spessissimo assieme a un geometra disoccupato di Montebello Ionico, tale Fortunato Laface di 37 anni,che pur non essendo stipendiato dalla Regione, tutti consideravano un suo collaboratore. Poi Laface è stato arrestato. Lo hanno fermato in macchina (una Bmw) con una 7,65 con matricola abrasa, silenziatore e munizioni, più un’altra pistola calibro 6,35 con munizioni. Sotto il sedile dell’auto nascondeva una calzamaglia nera. A casa gli hanno trovato un fucile a canne mozze col numero di matricola cancellato, un revolver cal.16, una bomba a mano perfettamente efficiente,munizioni di vario calibro e altri gingilli simili. A Montebello Ionico l’Udeur ha preso 810 voti alle scorse regionali, e 510 erano per Tripodi”. Secondo quanto ha riferito la Polizia al momento dell’arresto, Laface, pur incensurato, era da tempo sottoposto ad indagini perchè avrebbe avuto rapporti di frequentazione con persone riconducibili alla criminalità organizzata reggina.

Pino Gentile (lista PDL): è indagato per bancarotta semplice e fraudolente per il fallimento della società “Tesi”, azienda cosentina per lungo tempo impegnata nella fornitura di servizi informatici, di cui già abbiamo parlato ieri (ci sono anche eletti nel Pd coinvolti).
Pino Gentile, inoltre, unitamente al fratello Antonio (senatore), è stato chiamato in causa da diversi pentiti della ‘ndrangheta cosentina in molti processi. In particolare, il senatore Antonio Gentile è stato accusato di aver avuto l’appoggio elettorale della ‘ndrangheta alle politiche del 1992 (correva per il Psi). Infatti, il potere clientelare ed affaristico coltivato dai fratelli Gentile è davvero enorme. Basta considerare quanto segue. Negli anni, in vari concorsi, fra i vincitori troviamo sempre parenti e amici dei Parente: alla Camera di Commercio di Cosenza su 12 vincitori ci sono anche Claudio Gentile, fratello di Antonio e Pino Gentile, e Massimiliano Manna, nipote dei Gentile; alla “PromoCosenza” e alla Calab (società entrambe collegate alla Camera di Commercio di Cosenza) viene assunta a tempo determinato Daniela Gentile, nipote di Antonio e Pino Gentile; all’Asl di Cosenza su 35 vincitori per  dei posti di assistenti amministrativi troviamo Gentile Anna Rosa, Gentile Antonella, Gentile Katia, Gentile Manuela e Gentile Barbara, tutte figlie e nipoti dei potenti fratelli Gentile.

Franco Morelli (lista PDL): ex Dc ed ex capo di Gabinetto di Chiaravalloti, è salito alla ribalta per essere stato immortalato dalle telecamere di “Annozero” mentre abbracciava e baciava il consigliere regionale Domenico Crea (questi poi arrestato) mentre pronunciava la celebre frase: “Crea è compare del mio compare”.
Nell’ambito dell’inchiesta Why not, Franco Morelli è stato rinviato a giudizio e dovrà comparire dinanzi al Tribunale di Catanzaro il 9 giugno prossimo; a lui viene contestata, in qualità di capo gabinetto, l’adozione di atti amministrativi non rispondenti all’interesse generale. In un altro filone di Why Not, inoltre è indagato anche per truffa dalla Procura di Paola. Infine, è indagato per “bancarotta semplice e fraudolenta” anche lui nell’ambito del fallimento della società “Tesi”.

Buon lavoro cari consiglieri, assessori e Presidente!

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