ELEZIONI/ Quanto spenderanno i partiti? Chi finanzia? Impossibile saperlo: “strana” vacatio legis

Una grave “vacatio legis”, quella che non impone ai partiti di divulgare on line quanto stanno spendendo per la campagna elettorale in corso. I dati ci sono, ma relativi al 2008 e al 2010. Non si sa nemmeno l’identità dei privati che finanziano: i nomi sono nell’archivio della Camera ma la procedura per conoscerli è complessa. E con molta probabilità si sapranno soltanto a elezioni concluse. Quando sarà troppo tardi per porre rimedio.

 

di Viviana Pizzi

Berlusconi contro Monti, Bersani contro il Cavaliere e l’inciucio tra i centristi e l’alleanza Pd- Sel. In campagna elettorale sembra che si parli solo di questo. Lontani sembrano però i tempi in cui si parlava dello scandalo dei rimborsi ai partiti. Quando nel settembre scorso l’ex presidente della Regione Lazio Renata Polverini è stata costretta alle dimissioni e quando in mezza Italia i militari della Guardia di Finanza si sono presentati negli uffici dei partiti di mezza Italia per capire come erano stati spesi i fondi destinati ai partiti. Eppure lo scandalo che ha coinvolto gli investimenti del tesoriere della Lega Nord è recente.

 

SPESE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE? SCONOSCIUTE

Dopo l’esplosione degli scandali Batman e prim’ancora di quelli della Margherita i partiti parlavano di rendere trasparenti tutte le spese che si andavano ad affrontare. Dovevano essere rese note le spese pubbliche e soprattutto la provenienza dei finanziamenti privati. Ad oggi però, a quasi un mese dalle elezioni politiche e regionali di Lazio, Lombardia e Molise nessun partito ha messo on line tutte le voci di spesa della campagna elettorale. Nulla si sa di quanto viene destinato ad ogni singolo candidato, quanto denaro occorre per i manifesti, quanto per gli uffici stampa e via dicendo.

Lo scandalo vero e proprio non è però questo. Oltre a non sapere come vengono spesi i soldi non si sa neppure da dove provengono, ossia quali sono i finanziatori pubblici ma soprattutto quelli privati. Di tutto questo si saprà, con molta probabilità, solo quando tutto si sarà compiuto con i bilanci consuntivi.

 

LA LEGGE PER I CONTRIBUTI PRIVATI

Si tratta di una normativa complessa che non favorisce certo la trasparenza. Tutti i nomi di chi intende finanziare la campagna elettorale di ogni singolo partito, devono essere comunicati alla Camera dei Deputati.

Con quel sistema possono essere non solo identificati ma resi pubblici. Per conoscere i loro nomi però bisogna attendere: in primis va tutto comunicato agli uffici elettorali. Bisogna farlo di persona e con una domanda scritta. Insomma una burocrazia che non garantisce l’immediatezza dell’informazione.

Non è tutto però: infatti a garanzia della poca trasparenza non c’è nessuna regola che imponga la pubblicazione online dei finanziamenti in tempo reale.  Tutto questo porta a una sola conseguenza: non riuscire a capire subito quali sono gli interessi privati che si nascondono dietro la campagna elettorale. Non sapere subito, come accadde nel 2006, che la famiglia Riva, a capo dell’Ilva di Genova e di Taranto, diede 98 mila euro al Pd di Pierluigi Bersani.

Allora come oggi era impossibile quindi capire perché magari proprio a quell’imprenditore potesse interessare la vittoria di questo o quel partito. Come nel 2006 si è saputo in ritardo così si rischia anche adesso di conoscere i nomi degli imprenditori che hanno finanziato i partiti dopo che le elezioni sono finite.

 

QUANTO SPENDONO I PARTITI? IN RETE SOLTANTO DATI RELATIVI AL 2008

finanziamenti_partiti_elezioni_2013Per conoscere le cifre spese dai partiti polici durante le elezioni politiche bisogna andare, purtroppo, a ritroso nel tempo. Ci sono i dati relativi al 2008 riguardanti il Popolo della Libertà. La cifra totale è di 68milioni 475.132 euro. Stando a quanto accertato dalla Corte dei Conti ha speso ben 13 volte in più rispetto al 1996 proprio dai partiti che hanno formato il soggetto politico: Forza Italia fondata da Silvio Berlusconi e Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini che insieme spesero 5 milioni 267. 317 euro.

Ci sono anche i dati relativi al Partito Democratico. Nel 2008 hanno speso 18milioni 418.043 euro contro i 7 milioni 839.653 investiti sempre nel 1996 da Ds, Margherita e Ulivo i partiti che poi hanno formato l’attuale Pd di Pierluigi Bersani. Anche in questo caso, come in quello del popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi, i contributi pubblici sono saliuti da 17 milioni a 180,2 milioni moltiplicandosi quindi di 10,6 volte.  Denaro ottenuto sia dal rimborso pubblico ma anche dai privati.

 

ELEZIONI REGIONALI 2010: SPESI 62 MILIONI DI EURO

Il dato più recente riguardante i partiti è comunque riferito al 2010 ed è stato calcolato in base alle spese verificatesi per le elezioni regionali.

Il dato sommato per tutti i partiti politici arriva a più di 62 milioni di euro. Il Pd in questo caso ha speso 14,2 milioni di euro  mentre il Pdl ha sfondato il muro dei 20,9 milioni. In questi casi però è la lista regionale che ha sostenuto Renata Polverini ad aver speso di più arrivando alla bellezza di cinque milioni e mezzo di euro. Undici milioni di euro di contributi pubblici sono invece stati spesi da Letizia Moratti nella sfida elettorale al Comune di Milano persa nel 2011 con Giuliano Pisapia.

 

COSA VORREBBERO I CITTADINI? SEGUIRE L’ESEMPIO AMERICANO

L’Italia degli intrighi e dei misteri dovrebbe prendere esempio dagli Stati Uniti d’America. Basta l’esempio del senatore del Massachusset John Kerry che oggi è segretario di Stato. Per saperlo esiste un sito internet con l’elenco di chi ha sostenuto la sua campagna elettorale e quanto hanno speso.

Nei due anni precedenti la sua candidatura  Kerry ha ricevuto 128.300 dollari da 56 persone: si va dai 9.600 dollari di Vincent Roberti ai 200 (circa 140 euro) di Edward P. Faberman. Semplice sapere chi è Roberti. Cliccando sul suo nome si vede che rappresenta due società di lobbying, la Navigators global LLC e la Vincenti associated. Tra i suo clienti anche la General Motor.

Tutto semplice, scritto nero su bianco,  facilmente consultabile e di pubblico dominio. In Italia siamo fermi invece a due anni fa per quanto riguarda le consultazioni elettorali. Cliccando “elezioni 2013 spese dei partiti” su Google non si riesce invece a ottenere nessuna cifra significativa. E intanto le consultazioni e la campagna elettorale vanno avanti. Monche, perché non si può intavolare un discorso importante sul finanziamento privato ai partiti.

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