ELEZIONI/ Nitto Palma, Papa, Violante, Finocchiaro: la credibilità degli ex togati oggi contro Ingroia

Tutti contro Ingroia. Toghe alte e basse e classe politica si sono scagliati, nelle ultime settimane, contro la decisione dell’ex  magistrato di correre alla prossima tornata elettorale. Se si è magistrati, ha intonato un coro bipartisan, non si può compromettere quanto fatto sinora intraprendendo la carriera politica. A prescindere da come la si possa pensare, ci si chiede che credibilità possano avere partiti che contano, tra le proprie file, numerosi ex magistrati che certo non hanno brillato per coerenza e intransigenza. Dal re degli inciuci Luciano Violante ad Anna Finocchiaro nel Pd; dall’uomo delle leggi ad personam Rino Cirami agli amici dei faccendieri Caliendo e Papa fino all’ultimo Guardasigilli berlusconiano Nitto Palma nel Pdl.

 

di Carmine Gazzanni

A chiederselo è stata, tra le prime, una delle più autorevoli croniste giudiziarie italiane, Liana Milella (sebbene scriva su un quotidiano – La Repubblica – che certo non è ingroiano): “è mai possibile che adesso il problema della giustizia in Italia sia Ingroia e la sua discesa in politica?”.

Domanda più che legittima viste le ultime settimane, distinte da continui attacchi diretti al leader di Rivoluzione Civile e alla sua decisione di correre alle prossime politiche. Prima si è tirato in ballo l’incarico Onu in Guatemala, addirittura insinuando si potesse trattare di una bufala, di una montatura costruita ad hoc per fini elettorali. Poi, ancora, si è parlato di ineleggibilità in Sicilia per l’ex magistrato avendo condotto proprio lì numerose sue inchieste (alcune delle quali, come sappiamo, molto delicate). Infine è stata la volta del pm Ilda Boccassini la quale, un po’ a sorpresa, ha attaccato Ingroia ritenendo che mai un giudice come Falcone avrebbe condiviso la scelta di scendere in politica (falso: nel ’91 – come racconta Marco Travaglio – il magistrato ucciso a Capaci decise di usare il dissidio fra Craxi e Martelli per imprimere una svolta alla lotta alla mafia dall’interno del governo Andreotti. Difficile immaginare una scelta più politica di quella). Critiche su critiche, insomma. E non solo da parte della politica, ma anche da parte di alte e basse toghe.

ingroia_attaccato_da_ex_togatiTutti convinti che Antonio Ingroia abbia commesso un grave errore a correre da protagonista alle prossime politiche. Se si è magistrati non si può compromettere quanto fatto sinora intraprendendo la carriera politica. Eppure la domanda che nasce spontanea è perché politica e magistratura si siano ricordate di gridare allo scandalo gli uni, di stracciarsi le toghe gli altri, solo ora dinanzi alla decisione di Ingroia. Nessuno ha fiatato quando a solcare le porte di Montecitorio sono stati, tra gli altri, Violante, Ayala, Casson, Maritati, Mantovano, Nitto Palma, Cirami, Carrara, Finocchiaro, Carofiglio, Della Monica, Tenaglia, Ferranti, Caliendo, Centaro, Papa, Lo Moro.

Condivisibile o meno che sia questa tesi, sorprende insomma che a farsi paladini dell’indipendenza tra i poteri – politico e giudiziario – siano proprio quei partiti che contano nelle proprie file numerosi ex magistrati che, in un modo o nell’altro, hanno sfruttato la carriera togata per darsi poi alla politica. E che certo non hanno brillato per integrità e intransigenza.


LUCIANO VIOLANTE: L’EX MAGISTRATO “BERLUSCONIANO” – Soltanto pochi giorni fa Luciano Violante rilasciava un’intervista nella quale riteneva che quella di Ingroia fosse stata “una scelta abbastanza scorretta” perché “spesso il magistrato inquirente cerca la propria legittimazione non più nell’applicazione della legge ma nel consenso dell’opinione pubblica guadagnato attraverso una sovraesposizione sui mezzi di comunicazione”. Il problema, secondo l’ex onorevole del Pd ed ex Presidente della Camera, è che “ancora non si è ancora creato uno strumento di separazione netto con la magistratura che, come dice la Costituzione, deve essere indipendente da ogni altro potere” . Un problema, questo, che tuttavia era esistente anche nel 1979 quando Violante, senza allora dimettersi da magistrato, entrò in Parlamento con il PCI.

Problemi etici – gli stessi tirato in ballo oggi nei confronti di Ingroia – ovviamente manco a parlarne. Era il 2003 quando Violante pronunciò il discorso rimasto negli annales delle tragicomiche targate centrosinistra, il discorso con il quale l’onorevole democratico (allora nei Ds) dimostrò come ci fosse stato un accordo con Berlusconi nel ’94 per dargli “la garanzia piena che non sarebbero state toccate le (sue, ndr) televisioni quando ci fu il cambio del governo”. Tanto che poi Massimo D’Alema inventò sagacemente quella grande trovata che fu la Bicamerale. Sarà un caso, ma Violante è stato l’unico esponente del centrosinistra ad essere invitato alla Festa delle Libertà, l’incontro annuale del Pdl. Per i suoi toni pacati, dicono.

Ma Violante continua anche oggi ad essere distinto da grande coerenza. E allora – nonostante sia stato Presidente della Commissione Antimafia proprio negli anni di fuoco ’92 / ’94 – eccolo lì, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dato ragione a Giorgio Napolitano sul conflitto di attribuzione, ritenere che Ingroia abbia “perso la lucidità”. Senza dimenticare, peraltro, che sarebbe stato proprio Violante – avvezzo d’altronde agli inciuci – a chiedere al leader di Rivoluzione Civile di rinunciare alla corsa a Palazzo Madama e ad offrirgli in contropartita spazio per due suoi senatori. Un magistrato, dunque, davvero intransigente.


GLI ALTRI ”EX” DEL PD: DALLA FINOCCHIARO AL DALEMIANO MARITATI – Silvia Della Monica, Felice Casson, Gianrico Carofiglio, Lanfranco Tenaglia e la portavoce in Senato Anna Finocchiaro. Ecco chi sono gli ex magistrati democratici presenti, oggi, in Parlamento. Nessuno, ovviamente, discute sulla  loro caratura ai tempi della toga. Eppure qualche dubbio sorge sulla coerenza, ad esempio, dell’ex magistrato Anna Finocchiaro, in Senato da ben 25 anni e, ovviamente, ricandidata per le prossime politiche, al centro di pesanti polemiche soltanto pochi giorni per la sua dichiarazione “classista” (“parliamo di parlamentari, non di bidelle”).

È stata proprio la portavoce dei democratici a ritenere che quello di Ingroia (il quale aveva espresso il parere secondo cui quella del Pd è stata “una politica antimafia a singhiozzo”) fosse stato un “attacco scomposto”, rivelatore di “debolezza culturale, ma anche il prodotto di anni in cui la politica è stata per molti solo uno strumento di affermazione personale, difesa dei propri interessi e a volte di mera celebrazione del proprio ego”. Niente male per un ex magistrato esprimere una simile opinione – ma ovviamente solo ora che scende in politica, come avversario – su un magistrato che ha condotto alcune delle più delicate inchieste di mafia come quella sulla presunta trattativa con pezzi dello Stato.

Come non dimenticare, ancora, Alberto Maritati. Sarà un caso, ma alcuni anni fa l’allora pm di Bari indagava su un politico illegalmente finanziato con 20 milioni di lire da un imprenditore malavitoso. L’accusa finì in prescrizione e il pm in Parlamento. A candidarlo fu lo stesso politico indagato e prescritto, che poi lo portò nel suo governo. Il magistrato era, appunto, Maritati. Il politico era un certo Massimo D’Alema.


GLI “EX” DEL PDL AL SERVIZIO DI B: DA NITTO PALMA A CIRAMI FINO AD ALFONSO PAPA – Sembrerà paradossale, ma anche nel centrodestra non sono pochi coloro che, alle spalle, hanno anche una carriera da magistrato. Una carriera che, probabilmente, hanno deciso di lasciar cadere nel dimenticatoio. Non potrebbe essere altrimenti se, ad esempio, ricordiamo che tra gli ex togati abbiamo Alfonso Papa, finito in carcere per la vicenda legata all’associazione segreta del faccendiere Luigi Bisignani, la P4, finalizzata a compromettere e manipolare appalti, inchieste giudiziarie e nomine da parte delle pubbliche amministrazioni.

Stesso fine aveva anche la P3 e, ovviamente, anche in questo caso servivano gli agganci giusti. E allora eccolo lì l’ex togato Giacomo Caliendo: è sottosegretario alla giustizia quando finisce coinvolto in quest’altra associazione segreta a cui avrebbe preso parte per studiare il modo per intervenire sulla Corte al fine di far approvare il Lodo Alfano, indispensabile a “Cesare” per salvarsi dai suoi processi (la sua posizione – è bene precisare – è stata però archiviata dal Gip di Roma).

Insomma, sembrerebbe quasi che il Cavaliere si sia circondato di ex magistrati perché gli sarebbero potuti tornare – per così dire – utili. È il caso, ad esempio, dell’ex ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, il quale è salito agli onori della cronaca essenzialmente per due proposte che portano la sua firma (entrambe, per fortuna, mai approvate): nel 2002, infatti, è stato promotore di un emendamento per reintrodurre l’immunità parlamentare, tramite cui tutti i processi a carico dei parlamentari sarebbero stati sospesi fino al termine del loro mandato; lo scorso ottobre, invece, ha presentato una proposta di condono edilizio totale in Campania. Sarebbe stato un grosso regalo, soprattutto per le mafie.

In fatto di leggi ad personam, però, il non plus ultra risponde al nome dell’ex onorevole (ed ex magistrato) Melchiorre Cirami, il cui nome – addirittura – è legato ad una legge, appunto la Cirami, sul cosiddetto legittimo sospetto tramite cui si consente la rimessione di un processo penale a un altro giudice, laddove sorga un dubbio fondato sull’imparzialità dell’organo giudicante. Una delle più proficue leggi ad personam concepita dai berluscones: un modo per trasferire i processi che vedevano imputato il Cavaliere (e non solo, dato che ne fece uso anche Cesare Previti).

Ora, però, tutti – politici e toghe – si scagliano contro Antonio Ingroia, reo di essere sceso in politica. Una colpa enorme. Incancellabile. Altro che ex magistrati inciucioni, condonisti, pitreisti, piquattristi e studiosi di leggine ad hoc. È Ingroia la vera patologia, altroché. Chapeau.

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