ELEZIONI MOLISE/ Calma piatta, ma una strana delibera finanzia le tv private

Ormai è questione di ore. Ancora poche, poi sapremo se i molisani avranno la possibilità di scegliere un nuovo Governatore oppure saranno ancora amministrati da Michele Iorio. Sicuramente nelle prossime ore qualunque giudizio emanato dal Consiglio di Stato scatenerà una tempesta politica di dimensioni tali che nemmeno il miglior spot istituzionale a pagamento la Regione dalla criticità.

di Alessandro Corroppoli

Delibera_InformazioneSono giorni di calma apparente questi, la quiete prima della tempesta. Una quiete fatta di ragionamenti e di possibili vie d’uscita da un eventuale giudizio sfavorevole: se nel centrosinistra c’è un evidente problema di unità, nel centrodestra il problema è il dopo Iorio. Ad oggi non c’è un uomo capace di raccoglierà l’eredità dell’attuale governatore. I vari Gianfranco Vitagliano, Mario Pietracupa e lo stesso Aldo Patriciello risultano tutti un gradino sotto a Michele Iorio: sia dal punto di vista carismatico che da quello politico.

Ed è stata solo una mera questione di ore per capire le vere voglie degli amministratori regionali. Solo qualche giorno addietro, in Consiglio regionale veniva approvata la riduzione del numero dei consiglieri: dagli attuali 30 ai futuri 20.  Ma è forte la paura di rimanere fuori dalla stanza dei bottoni e dei soldi facili.

È dunque emersa la contraddizione dei consiglieri regionali Vincenzo Niro (Udeur), Franco Giorgio Marinelli (Udc-Gruppo Misto) e Lucio De Bernardo (Progetto Molise), i quali, attraverso i legali dello studio Giallonardi-Papa, hanno chiesto sì di tornare al voto ma solo per i candidati presidenti. Cosa vuol dire questo? Essenzialmente due cose. La prima, la scarsa fiducia che i tre riservano in un giudizio favorevole da parte del Consiglio di Stato (ribaltamento della sentenza del Tar Molise del 17 maggio scorso). La seconda, l’enorme timore che hanno di tornare alle urne e conseguentemente di tornare sulle poltrone che occupano con i nuovi numeri del consiglio regionale. Dove la coerenza di questi amministratori?

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Questi sono giorni di calma apparente anche per quanto concerne i conti dei gruppi consiliari regionali. Lor signori attendono ciò che la Guardia di Finanza potrebbe tirare fuori dai tanti carteggi prelevati. I conti saranno tutti in ordine oppure ci sarà un caso Fiorito anche in Molise? È sempre questione di ore, poi sapremo.

Magari tra le tante carte i “canarini” troveranno e analizzeranno anche la delibera n. 525 dell’otto agosto 2012. Quella tanto, per intenderci, che riguarda l’attività di comunicazione istituzionale. Con ogni probabilità non si troveranno illeciti, ma sicuramente potrà uscire il problema dell’utilità dell’investimento previsto.

Stiamo parlando di 150 mila euro (iva inclusa) di soldi pubblici riversati nelle casse delle quattro emittenti televisive private molisane. Soldi che serviranno a “informare correttamente il cittadino sulle attività in corso e sulle possibilità offerte, rispondendo contemporaneamente al bisogno di chiarezza e trasparenza in merito al proprio operato”. Nulla da eccepire, o quasi. Il documento deliberato dalla giunta regionale all’unanimità (unico assente l’assessore Vitagliano per un “impegno parallelo”) impegna le 4 emittenti televisive (in verità sono cinque ma la quinta è un secondo canale che fa parte della stessa famiglia, il che vuol dire che mentre tutte percepiscono 25 mila euro una ne piglia 50 mila) a trasmettere per il semestre da agosto in poi “appositi spot informativi di 30 secondi ciascuno per un totale di 360 passaggi televisivi di cui almeno 4 giornalieri”.

Dove sono le contraddizioni in tutto questo?

La prima riguarda la diffusione del messaggio istituzionale attraverso il mezzo televisivo. Che senso ha investire 150 mila euro di soldi pubblici (a privati), quando la maggioranza dei molisani ha enormi difficoltà di ricezione per tutte le emittenti televisive? Oltre il 70% non riceve il segnale di almeno tre delle emittenti televisive finanziate.

La seconda contraddizione riguarda l’efficacia dello spot. Quale la finalità ha, ad esempio, lo spot di Molise Acque? A che cosa giovano le immagini di repertorio dell’invaso del Liscione ancora pieno di acqua? Volendo essere coerenti con quanto scritto sulla delibera “informare correttamente il cittadino”, quello è uno spot pacco, perché mostra immagini vecchie che non documentano l’attuale stato delle cose: la diga del Liscione è quasi a secco.

La terza riguarda la validità giuridica della stessa delibera. Lo scorso 17 maggio, il Tar Molise annullando le consultazioni ha di fatto decapitato anche il potere decisionale della Giunta. Quindi chiediamo: tutto il deliberato di giunta dal 17 maggio ad oggi è valido oppure no?

Quarta ed ultima: perché gli spot più istituzionali quelli che riguardano più da vicino l’attività amministrativa sono stati improvvisamente interrotti? Forse perché si era e si è in attesa del giudizio definitivo del Consiglio di Stato sulle consultazioni dello scorso autunno? Certo farebbe comodo, nel caso la sentenza del Tar Molise fosse confermata anche dal Consiglio di Stato, avere le televisioni che bombardano i cittadini delle proprie opere (incompiute). Si profilerebbe una campagna elettorale travestita da spot istituzionale?

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