ELEZIONI MOLISE 2011/ Un bivio, una rivoluzione: sprofondare o risalire a fatica?

di Emiliano Morrone

L’analisi profonda di un osservatore esterno, attento e di cuore, come Emiliano Morrone, riesce a scuotere il corpo e la mente di chi si appresta a decidere, con il proprio voto, i destini non solo della regione molisana ma dell’Italia intera. “Il Molise deve uscire dalla condizione di minorità, e può essere che abbia ancora la paura di farlo. Abbandonando la teologia politica sull’appartenenza di Frattura – che, nella crisi attuale, sembra perfino un lusso –, in Molise c’è un sistema, come quello calabrese, in cui controllori e controllati hanno indecenti storie d’affinità e i potenti godono di magnifiche coperture a Roma…. Perché il Molise, come la Calabria, ha subito per troppo tempo, aspettando la svolta tra inquietudine e rassegnazione….” 

Michele Iorio  accanto a Silvio Berlusconi; Paolo Di Laura Frattura

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Il 16 e 17 ottobre il Molise vota per la Regione. L’elettorato dovrà scegliere se tenersi il presidente Michele Iorio o voltare pagina: se sprofondare ancora o risalire a fatica; se, per familismo od astensionismo, riconsegnare l’amministrazione pubblica al responsabile dello sfascio oppure levargli quel potere per cui Iorio ha aumentato il deficit sanitario, lambito il dissesto finanziario, addebitato ai cittadini i costi della propria incapacità di gestione.

I molisani sono al bivio, dunque. Pasquale Di Bello, direttore dell’Infiltrato, ha scritto che Paolo Di Laura Frattura, candidato del centrosinistra, «può vincere le elezioni contro il governatore uscente». Io gli credo.

Su queste pagine non sono mai intervenuto circa le questioni locali, ma ho imparato a conoscerle e, prima di tutto, a sentirle anche mie. Intanto per la sete di verità e giustizia che mi lega ai ragazzi dell’Infiltrato, poi per evidenti analogie tra il Molise e la mia Calabria, saccheggiate e abbandonate alla morte.

Entrambe le regioni subiscono l’oppressione del ricatto, che a Sud ha origini lontane. Il sistema, sfruttando il bisogno diffuso, perpetua i vecchi rapporti di potere: il consenso si fabbrica con promesse e minacce, ai limiti della legalità. Difficile provare comportamenti rilevanti nel penale: l’amministrazione pubblica gode di ampia discrezionalità e può contare sull’aiuto dello Stato centrale, che invece dovrebbe essere garante del diritto e rispettare la sovranità popolare, la quale vive del lavoro.

Se in Calabria come in Molise il lavoro è un favore, ne consegue che la dignità sociale, il diritto alla salute, l’eguaglianza, le pari opportunità, l’assistenza dei più deboli e gli altri fondamenti della Costituzione restano lettera morta, argomenti per la retorica politica, la menzogna, l’illusione.

In Calabria e in Molise il coraggio latita perché non esiste autonomia economica. Manca il coraggio della denuncia e dell’indipendenza, il coraggio del cambiamento, il coraggio di determinare liberamente il proprio futuro. Troppe le dipendenze dal potere, che decide, organizza, concede, eroga, assegna.

Quando i tempi sono maturi per licenziare gli apparati che fanno disoccupazione, precariato e clientele, in Calabria come in Molise sopravvive un pregiudizio: non è ammissibile convergere sul candidato di rottura, se non ha un certo dna, se cioè viene dall’impresa o dall’economia. È successo da me alle regionali del 2010: quasi tutto il centrosinistra preferì compattarsi attorno al governatore uscente Agazio Loiero, che aveva affossato la sanità pubblica, e non all’imprenditore Filippo Callipo; di cui dubitai, pentendomi, credendolo mero tutore di categoria e, fantasticando, finanche vicino a pericolosi personaggi dell’Udeur.

La provincia meridionale vive d’una rabbia antica e, sull’onda d’una remota, terribile frustrazione, stenta a comprendere il momento politico. Oggi Frattura può vincere: Iorio ha fallito, la gente soffre, è repressa, sa bene che confermare l’“usurpatore” vuol dire precludersi per sempre sviluppo, autonomia e libertà.

A Frattura qualcuno rimprovera di non avere un pedigree di sinistra: permane il timore, non sempre genuino, che, eletto governatore, garantisca delle lobby a discapito del cittadino comune, già rovinato dal sistema Iorio.

Il Molise deve uscire dalla condizione di minorità, e può essere che abbia ancora la paura di farlo. Abbandonando la teologia politica sull’appartenenza di Frattura – che, nella crisi attuale, sembra perfino un lusso –, in Molise c’è un sistema, come quello calabrese, in cui controllori e controllati hanno indecenti storie d’affinità e i potenti godono di magnifiche coperture a Roma. Iorio, commissario della Sanità molisana e protagonista del tracollo, ha ottenuto dal Viminale l’anticipo delle elezioni, che, nell’Italia della disinformazione, troverà una buona pezza giustificativa. Diversamente, la sua terza candidatura sarebbe stata in bilico. Ma è probabile che esistano interessi fuori delle mura perché non crolli il sistema Iorio; per mesi, durante la presidenza della Regione, deputato e senatore del Cavaliere.

Giuseppe Chiaravalloti, ex governatore berlusconiano della Calabria, commissario per l’emergenza Rifiuti in una terra sommersa dallo schifo, è oggi vicepresidente del Garante della Privacy, rinviato a giudizio nell’inchiesta «Poseidone» sui depuratori. Ancora, la storia del dottor Teodoro Campo – designato da Iorio quale direttore del Nucleo ispettivo sulla Sanità, sorto, secondo il governatore molisano, per verificarne «l’efficacia e l’efficienza» – richiama la vicenda di Giuseppe Fragomeni, a lungo direttore generale del Dipartimento del Personale della Regione Calabria e, insieme, presidente della IAM spa, società che gestisce il depuratore di Gioia Tauro (Reggio Calabria). Campo, nella fattispecie frutto del gioco politico delle nomine amministrative, fu una pedina di quella logica del do ut des che ispira i disegni del potere, nel quadro d’una legalità formale evocata per nascondere usi privatistici delle funzioni pubbliche e leva giuridica di querele contro la stampa che canta. Difatti, in precedenza, come spiegato nell’inchiesta dell’Infiltrato sulla sanità molisana, Campo era, da interno, nella Commissione che decretò la vittoria della dottoressa Patrizia De Palma al concorso per primario di Ostetricia dell’Ospedale San Timoteo di Termoli. Fragomeni, invece, per bocca della tenace Doris Lo Moro, all’epoca assessore calabrese alla Salute, era del tutto incompatibile come dirigente regionale. Eppure, rimase al suo posto. Prova che il sistema si alimenta da sé e, malato, si espande come tumore, se non trova la ribellione dei cittadini, armati del voto.

Nel tempo, Michele Iorio ha creato un sistema di interessi e legami mantenuto da gravi complicità e silenzi. Ora Frattura può scardinare questo sistema. Non l’uomo, il singolo, il diario politico, ma il rappresentante d’un fronte, civico e partitico, che vuole liberarsi di metodi inaccettabili, di là dalla loro conformità alla legge, e della bugia perpetua con cui «Sua Sanità» il governatore giustifica l’operato da commissario straordinario e presidente della giunta.

Mesi addietro, a Guglionesi, mentre inaugurava un asilo, Iorio venne aspramente contestato. Quello fu un segnale molto forte. Perché il Molise, come la Calabria, ha subito per troppo tempo, aspettando la svolta tra inquietudine e rassegnazione. L’episodio dimostra che il tempo dell’indifferenza e dell’immobilismo è finito anche negli angoli più massacrati del Mezzogiorno; malgrado, è notizia di oggi, in Molise si stiano manifestando intimidazioni dalle modalità mafiose.

A Napoli, Luigi de Magistris ha vinto perché il popolo l’ha sostenuto, anche obbligandolo ad assumere impegni precisi. Di coinvolgimento, partecipazione, utilizzo delle risorse e del territorio: scelte condivise, tutela dell’ambiente, raccolta differenziata, rinuncia agli inceneritori, innovazione, vivibilità nei quartieri, recupero della memoria e della cultura, valorizzazione delle competenze e spazio ai giovani. Ciò contro le mire della camorra e gli appetiti di viscidi burocrati, pronti a pretendere posti, consulenze, incarichi. Il popolo, cioè gli studenti, i precari, i disoccupati, i commercianti, i professionisti, gli artisti e gli anziani, ha avuto un ruolo cruciale: Napoli rischiava di consegnarsi al solito meccanismo dei ricatti e dell’asservimento.

Pure in Molise, le cui elezioni avranno un peso enorme in ambito nazionale, può esserci una rivoluzione. Se, a partire da subito, sapremo tradurre in concreto quel grande desiderio di libertà che ci spinge a credere, a sognare, a combattere la politica come strumento di affari.

Paolo Di Laura Frattura dovrà essere sollecitato e obbligato come Luigi de Magistris, perché sposare l’alternativa non può essere firmare una cambiale in bianco. E occorre mobilitarsi il più possibile, in queste ultime ore prima del voto. Di persona, con Internet, gli amici, la società civile, le forze politiche. Bisogna convincere i dubbiosi, gli sfiduciati, coloro che hanno perduto la voglia d’impegnarsi. Per battere Iorio e iniziare un’altra stagione. In cui ciascuno abbia voce e conti, indipendentemente dalla vicinanza a un partito o a uno schieramento.

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