Elezioni: i nomi dei trombati eccellenti che restano fuori dal Parlamento

C’è chi vince e c’è chi perde. Ma, soprattutto, c’è chi resta fuori dal Parlamento e perde – forse solo per qualche mese – l’amata poltrona. Ecco i nomi eccellenti che non ce l’hanno fatta.

 

Nel Paese in cui il giorno dopo le elezioni hanno vinto tutti, qualcuno che ha perso stavolta c’è. La lista di onorevoli che non torneranno in Parlamento, dopo permanenze anche trentennali nelle Camere, è parecchio lunga e interessa esponenti di primo piano di sinistra, centro e destra che, con i loro nuovi partitini e coalizioni dell’ultimo minuto, non sono riusciti a convincere un’altra volta chi in passato aveva creduto in loro.


SINISTRA

La batosta rimediata da Rivoluzione Civile, la lista con candidato premier Antonio Ingroia, nega il ritorno in aula a Rifondazione, Comunisti italiani e Verdi e conferma la dipartita politica di Antonio Di Pietro. L’ex pm di mani Pulite era nelle aule parlamentari ed europarlamentari dal 1997, ma paga la dissoluzione dell’Italia dei Valori sullo scandalo case. Niente da fare neppure per l’ex 5 Stelle “dissidente” Giovanni Favia, e per i comunisti Oliviero Diliberto e Paolo Ferrero, già trombati nel 2008.

fini_e_bocchino_fuori_dal_parlamentoSe la sinistra radicale rimane fuori dal Parlamento per la seconda volta consecutiva (con eccezione, a questo giro, di Sel), anche nel centrosinistra c’è chi si deve leccare le ferite. Il flop del Partito Democratico in Abruzzo costa la poltrona a due big del calibro di Franco Marini e Anna Paola Concia, mentre gli scarsi risultati del centro democratico tengono fuori da palazzo Madama l’ex ministro Giovanni Maria Flick.

La decisione di correre da soli porta invece i Radicali, presentatisi con la Lista Amnistia, Giustizia e Libertà, a prendere appena lo 0,2 per cento alla Camera e al Senato e lascia fuori dall’istituzione Marco Pannella ed Emma Bonino. L’ex ministro e commissario europeo era il politico con il maggior numero di legislature ancora in carica: la sua prima elezione risale al 1976.


CENTRO

Saranno pure stati “soddisfacenti” i risultati della sua coalizione, come ha dichiarato Mario Monti, ma il buco nell’acqua del professore si porta dietro vittime illustri. L’Udc riesce a salvarsi per un pelo, non arrivando al 2 per cento su scala nazionale alla Camera ma conquistando comunque otto seggi come migliore tra i peggiori, mentre il fallimento è totale per Futuro e Libertà. Il partito di Gianfranco Fini arriva appena allo 0,5 per cento e condanna l’uscente presidente della Camera a tornare a casa dopo trent’anni di permanenza alla Camera, iniziata nel 1983 con l’Msi. Insieme a Fini abbandona Montecitorio anche il suo luogotenente Italo Bocchino, in Parlamento dal 1996.


DESTRA

Il recupero del centrodestra di Berlusconi non risparmia qualche addio alla poltrona forse inatteso. I Fratelli d’Italia non passano al Senato e il fondatore Maurizio Crosettotorna a casa, mentre La Russa e la Meloni alla Camera se la cavano. Disastro totale per le liste “sudiste”, con Movimento per le autonomie e Grande Sud che, in due, conquistano appena un seggio al Senato e nessuno alla Camera, facendo registrare un flop totale in Sicilia: niente da fare quindi per Gianfranco Miccichè e Raffaele Lombardo.

E in attesa di conoscere l’esito delle regionali nel Lazio, l’unica certezza è per adesso il buco nell’acqua de La Destra di Francesco Storace che raccoglie lo 0,6 per cento alla Camera e lo 0,7 al Senato, facendosi battere nel Lazio anche dai rivali Fratelli d’Italia.

 

LEGGI DALLA FONTE ORIGINALE Espressonline.it

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