ELEZIONI ANTICIPATE/ Il vitalizio salva Monti: se cade, addio pensione per 290 onorevoli di maggioranza

Elezioni anticipate, sì o no? Nel malcontento crescente dei partiti, dinanzi alla crescita di spread e speculazione finanziaria, il governo comincia a traballare. Tuttavia Mario Monti ha ancora una base solida più che disposta ad attendere aprile 2013 prima di tornare alle urne: sono i 205 deputati e gli 85 senatori che devono arrivare a tutti i costi a fine legislatura per potersi garantire 2500 euro al mese di pensione. Il vitalizio salva-Monti.

di Carmine Gazzanni

transatlantico_vitalizio12500 euro al mese, spicciolo più spicciolo meno. A tanto corrisponde la pensione – il cosiddetto vitalizio – di cui godono deputati e senatori. Ma solo dopo almeno cinque anni di legislatura. Un traguardo a cui è inevitabile pensare, soprattutto nei momenti di crisi politica come quella che stiamo vivendo. Da alcuni giorni, infatti, si è diffusa la notizia che sarebbe stato lo stesso Mario Monti a ponderare l’ipotesi di elezioni anticipate: il malcontento diffuso tra i partiti (anche quelli di maggioranza) e lo spread che non sembra non avere intenzione di volersi abbassare, hanno spinto il premier a prendere in considerazione anche l’idea fino a questo momento tenuta relegata in un cassettino.

Ma è davvero plausibile la via delle elezioni prima della scadenza naturale della legislatura? Difficile. Anche perché non si potrebbe trovare, per così dire, una giustificazione istituzionale: con quale faccia Pd, Pdl e Udc potrebbero dire al loro elettorato che ora è meglio andare al voto perché lo spread continua a salire, se per lo stesso motivo a novembre sarebbe stato un suicidio andare ad elezioni anticipate?

Ma c’è un’altra ragione, ben più concreta. E, soprattutto, venale. Stiamo parlando, appunto, della lunga corsa al vitalizio. Un’ipotesi, certo. Ma sarebbe superficiale pensare che in Parlamento la “questione vitalizio” non esista. C’è eccome. È anzi vitale per la tenuta del governo. Non sono pochi, infatti, i parlamentari che devono arrivare a fine legislatura per godere, dai 65 anni in poi, dei 2500 euro al mese di vitalizio. Alcuni, addirittura, nominati nel corso degli anni, devono attendere ancora un bel po’ di anni prima di arrivare a maturare il vitalizio. Ed è questa la base solida e concreta, più di ogni sofisma e teorema sulla responsabilità, a garantire un appoggio incondizionato al governo Monti. Anche perché – è bene ricordarlo – i partiti dell’arco parlamentare non potranno più sottrarsi alla necessità di partorire una nuova legge elettorale per le prossime politiche che superi lo scempio del Porcellum. E questo, per molti oggi presenti in Aula, vuol dire la quasi certezza di non essere rieletti.

Insomma, per tanti e tanti parlamentari il governo Monti si presenta come l’unica e l’ultima possibilità di maturare il tanto agognato vitalizio. A questo punto chiediamoci: di quanti parlamentari stiamo parlando? Escludendo Lega e Idv, gli unici due partiti che sarebbero disposti in blocco a far cadere l’esecutivo e ad andare ad elezioni anticipate, per gli altri partiti – gli stessi che fino ad ora hanno garantito appoggio incondizionato a Mario Monti – si parla, secondo i dati openpolis, di 205 deputati e 85 senatori. Nel dettaglio si tratta di 79 deputati su 208 per il Pdl (tra cui Giancarlo Lehner, Viviana Beccalossi, Nunzia De Girolamo, l’ex bracco destro di Tremonti Marco Milanese, le ex ministre Michele Vittoria Brambilla e Anna Maria Bernini), 85 su 205 per il Pd (tra gli altri Francesco Boccia, Pina Picierno, Andrea Sarubbi e Walter Verini), 7 su 30 per l’Udc, 8 su 26 per Futuro e Libertà. E poi altri 26 tra Popolo e Territorio e Gruppo Misto. Non a caso proprio tra questi ultimi 26 compaiono diversi nomi di quelli che, mesi fa, pensarono bene di salvare anche Berlusconi, scongiurando anche in quel caso lo spauracchio delle elezioni anticipate. Troviamo infatti tra gli altri Domenico Scilipoti (fuoriuscito Idv), Massimo Calearo (fuoriuscito Pd) e Catia Polidori (ex finiana, convertitasi a B. proprio il giorno del voto di sfiducia).

Stessa situazione anche a Palazzo Madama. Su 315 senatori, 85 sono in attesa della meritata pensione. Nel Pdl sono 39, nel Pd 32 (sono, in realtà, 34 ma i senatori Francesco Ferrante e Filippo Bubbico devono aspettare solo fino ad ottobre di quest’anno per maturare i cinque anni) e 14 tra Terzo Polo, Gruppo Misto e Coesione Nazionale.

Totale: 205 deputati e 85 senatori. Non stiamo parlando – è evidente – di una maggioranza assoluta, ma è pur sempre una base solida. Senza dimenticare, peraltro, che anche i cosiddetti vecchi (ovvero quelli che hanno già maturato i cinque anni di pensionamento) hanno tutto l’interesse a far durare il più possibile la legislatura. Il gioco del vitalizio, infatti, è abbastanza intricato. Innanzitutto bisogna ricordare che è proprio questa la prima legislatura per la quale servono cinque anni per maturare la pensione. Prima bastavano solo due anni e mezzo. È stato il governo Prodi ad alzare l’asticella e a stabilire che solo dai 65 anni in poi si può ricevere l’assegno. Ma c’è un particolare non da poco: per ogni anno in surplus di mandato, diminuisce di un anno l’accesso alla pensione e si conquista un più 4% del vitalizio stesso. Fino ad arrivare al tetto massimo di circa 6 mila euro.

Insomma, oltre ai 205 deputati e 85 senatori, c’è sicuramente chi guarda alla longevità dell’esecutivo con un occhio rivolto al proprio portafoglio. Una base solida su cui Mario Monti può contare. Dallo scorso novembre. Fino ad aprile prossimo.

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