ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2011/ Un test arroventato…

Si avvicina la scadenza delle elezioni amministrative, che avranno valenza politica. Per vincerle, il premier sta dispiegando le sue immense risorse mediatiche e finanziarie. E le alleanze con la criminalità organizzata. Egli stesso vuole scendere in campo per sedurre gli elettori con le sue chiacchiere. Ma la scena è cambiata. Il suo gradimento è passato dal 51% al 31% con una tendenza a ridursi ulteriormente. Mentre il Governo passa dal 49 al 23%….

di Fernando Imposimato – “La Voce delle Voci”

elezioni_roventiDel resto, il declino di Berlusconi è confermato da sondaggi negativi un po’ dovunque. A Milano, secondo la SWG, il candidato sindaco Letizia Moratti non raggiungereà il 51%, mentre crescono le possibilità di Giuliano Pisapia. A Napoli il ballottaggio è certo. Il candidato Giovanni Lettieri voluto da Nicola Cosentino avrebbe tra il 32 e il 36%, Mario Morcone (Pd) tra il 23 e il 27% e Luigi De Magistris (Idv) tra il 20 e il 24%. A Napoli De Magistris appare il solo in grado di garantire il ripristino della legalita’ e la rinascita della martoriata città.
Sembra certa la vittoria del centrosinistra a Torino, con Piero Fassino, persona di grande affidabilità democratica, e a Bologna con Virginio Merola, dato al 51%. 

In questo quadro confuso pesa come un handicap la scarsa credibilità di un’opposizione che non ha fatto nulla per cambiare la legge elettorale e per difendere i giovani, principale risorsa del Paese.
Sono due gli obiettivi da porsi fin da adesso, partendo dalla considerazione che il corpo elettorale rifiuta il “bipolarismo coatto”, fondato sull’alternativa tra due partiti. E non accetterà manipolazioni per trasformare la rappresentanza popolare in due soli soggetti politici, che siano espressione della volontà di tutti gli elettori. Una legge elettorale non puo’ andare contro gli schieramenti e gli interessi esistenti nella realtà. Il bipartitismo sarebbe una mistificazione della democrazia moderna, che è un patrimonio istituzionale dalle molte varianti. La nostra democrazia ha sempre piu’ bisogno di forme rappresentative convincenti perché espressioni della pluralità, della varietà, della complessità e dell’autenticità dei bisogni e delle aspirazioni da rappresentare, non riassumibile in un unico partito ed in una sola persona.

Occorre dunque una legge elettorale che, invece di irrigidire la forma di governo parlamentare, ne confermi il carattere fondamentale della fluidità. E non comprima la forza variegata della rappresentanza costringendola in due partiti secondo una paratia stagna. In aderenza ad una democrazia che, se legittima l’emergere di un partito che aggrega la parte più consistente della popolazione, non puo’, sulla base della ragion d’essere del pluralismo, permettere che tale partito assuma ed esaurisca il ruolo sociale e politico di tutti gli interessi. 

Insomma il popolo non accetterebbe un bipolarismo che esclude la vasta gamma della sovranità popolare, in nome di una governabilità che sarebbe contraria alla democrazia perché lascerebbe vaste aree dei cittadini senza rappresentanza parlamentare. Il pluralismo, in sostanza, é una ricchezza da preservare e richiede un sistema proporzionale.  La classe politica italiana ha davanti a sé due strade. Una è la legge vigente, varata dal centrodestra per provocare l’ingovernabilità del paese. Essa, sotto sotto, è desiderata da molti partiti, poiché l’assenza del voto di preferenza conferisce alle oligarchie che controllano i partiti il potere assoluto nella scelta dei candidati. A scapito degli elettori che non contano più nulla. L’altra è il ritorno al sistema proporzionale. 

E’ bene ricordare che il ritorno al proporzionale non comporterebbe la scomparsa del sistema bipolare nella competizione politica. Infatti, come nota Giovanni Sartori, il bipolarismo non si uccide per effetto di una legge proporzionale. Il bipolarismo a livello elettorale lo abbiamo da sempre, dal 1948 in poi, e resta radicatissimo. Per tutto il corso della Prima Repubblica, in cui vigeva il sistema proporzionale, gli italiani si sono divisi elettoralmente tra comunisti ed anticomunisti. Era un bipolarismo senza alternanza, non per via della legge proporzionale, ma perché non esisteva la possibilità di un governo con i comunisti. La distribuzione dualistica dei voti si è trasferita anche nella Seconda Repubblica, con limitati passaggi di voti tra destra e sinistra.

La verità è che il bipolarismo è fisiologico in tutte le democrazie europee, e non dipende dalla legge elettorale. Quasi tutti i Paesi europei sono contemporaneamente proporzionalisti e bipolari. Ciò dimostra che non occorre un sistema maggioritario per salvare una struttura di voto bipolare. Per cui se cade il maggioritario, come noi speriamo, non cade il bipolarismo.
Venendo all’Italia di oggi, ciò che colpisce, mentre si profilano scenari cupi per la nostra democrazia, è l’assenza di un’analisi politica incentrata sull’autocritica per i molti errori commessi. Il Pd ha trascurato di fare una legge sul conflitto di interessi e non indica soluzioni ai problemi dei lavoratori, dei disoccupati, dei precari, delle famiglie senza reddito, dei giovani alla ricerca di spazi. Mentre lo scenario di una Campania in preda ai rifiuti, a corrotti e camorristi è stata devastante per tutto lo schieramento di centrosinistra. 

Lo spettacolo tragicomico della Campania, addebitabile al centrosinistra, ci ha ridicolizzato in tutto il mondo. Scriveva Giorgio Bocca (autore del profetico “Napoli siamo noi”) sull’Espresso del 31 gennaio 2008: «il disastro dei rifiuti napoletani è prima di tutto un disastro della corruzione dei dirigenti della pubblica amministrazione e della criminalità. In questi anni hanno ricevuto dal governo centrale decine di miliardi di euro per risolvere la raccolta e la collocazione della spazzatura, e se li sono spartiti e mangiati. I soldi sono finiti nelle tasche dei funzionari e dei politici». Ma c’è stata anche una politica di potere per il potere.
Una sconfitta alle elezioni amministrative porterebbe l’Italia verso il disastro. L’esperienza drammatica di oggi è figlia della insipienza di coloro che, nel centrosinistra, hanno stipulato patti scellerati con il leader del Pdl, per ragioni personali e non nell’interesse del Paese. Ma ancora oggi non si vede alcun segnale di rinnovamento nel ceto politico. Bisognava prepararsi alla battaglia finale evitando di riproporre un fronte elettorale con candidati, simboli e coalizioni tutti già visti. E di fare prevalere la scelta di sopravvivenza politica, in contrasto con la regola generale, comune ad ogni democrazia, secondo cui chi perde se ne va a casa e non ha la faccia tosta di riproporsi come salvatore della patria. 

 

Tratto da La Voce delle Voci di Maggio 2011

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