ELEZIONI 2013/ Presidenti e sindaci si dimettono per entrare in parlamento

Sono cinque presidenti delle Province e decine di primi cittadini a voler lasciare le loro poltrone alla ricerca di scranni più comodi e ricchi: quelli del parlamento italiano. Scade infatti in queste ore il termine ultimo per dimettersi dalle amministrazioni locali se ci si vuole candidare alla Camera o al Senato ed evitare noiosi e dispendiosi ricorsi ai tribunali amministrativi. La pratica non ha colore politico, infatti è sia del centrodestra che del centrosinistra. I casi più eclatanti sono a Napoli e Milano, dove Luigi Cesaro e Guido Podestà (entrambi del Pdl) lasciano le amministrazioni locali solo per il parlamento e non per senso di autocritica su gestioni che potrebbero essere giudicate discutibili.

di Viviana Pizzi

dimissioni_1Le elezioni 2013 si avvicinano e per sindaci e presidenti provinciali intenzionati a entrare in parlamento incomincia il rito delle dimissioni. Scade infatti in queste ore l’ultimatum per evitare casi di incompatibilità che potrebbero riempire le aule della giustizia amministrativa. E questa non è una pratica che coinvolge soltanto gli amministratori del Pdl, partito in completa rivoluzione dopo le ultime dichiarazioni di Berlusconi e Alfano, ma anche quelli del centrosinistra. Tutti alla ricerca di un posto al sole, ben retribuito.

Nelle ultime ore sono stati cinque i presidenti della provincia che hanno annunciato di voler terminare le loro esperienze nelle amministrazioni locali. Si tratta dei numeri uno di Milano, Napoli, Biella e Asti, di centrodestra, e poi Nuoro, di centrosinistra. Dimissioni che non sono state spinte dalle gestioni fallimentari degli enti locali ma dalla voglia di essere sempre più casta e godere di privilegi e stipendi maggiori. E ciò non ha colore politico.

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MILANO E LA SCELTA DI GUIDO PODESTA’

 

Certo è che Guido Podestà vorrebbe approdare alla Camera dei Deputati: i motivi potrebbero essere molteplici. Il primo ipotizzabile è la trasformazione, che avverrà nel 2014, da provincia ad area metropolitana di Milano. Al pari degli altri presidenti, dovrà rispettare la regola di dimissioni sei mesi prima, in caso di elezione al Parlamento. Ma al contrario degli altri, tra due giorni Podestà si dovrà anche presentare davanti al gup per la vicenda delle firme false utili al Pdl a partecipare alle elezioni regionali. Secondo l’accusa, Podestà sarebbe il promotore della presunta falsificazione delle firme a sostegno di Formigoni.

 

NAPOLI: CESARO OPTA PER IL PARLAMENTO

 

Dopo una gestione della Provincia alquanto anonima e offuscata dalla popolarità del sindaco di Napoli Luigi De Magistris e del presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, anche il numero uno della Provincia Luigi Cesaro ha presentato le proprie dimissioni dall’incarico. Anche lui, come Guido Podestà, è un rappresentante del Popolo della Libertà. La sua scelta è stata ratificata dopo che il Consiglio ha approvato la delibera di contestazione di incompatibilità che vieta di ricoprire contemporaneamente la carica di parlamentare e di presidente della Provincia. Se la sua carriera politica proseguirà, saranno soltanto gli elettori a deciderlo. Considerando che risiede a Napoli, la maggioranza dei suoi elettori (il collegio Campania Uno si presume che coincida proprio con la il territorio della provincia partenopea),  che ora apprezzano i risultati ottenuti da De Magistris, non è scontata la sua elezione alla Camera dei Deputati.

 

PIEMONTE: LASCIANO I PRESIDENTI DI BIELLA E ASTI


Roberto Simonetti non è un pidiellino, è stato eletto nella Lega Nord. Nelle ultime ore ha convocato una riunione di giunta nella quale ha annunciato che lasciava l’ente che ha guidato negli ultimi anni per giocarsi la chance del parlamento. La scelta è quasi obbligata per chi non vuole tornare ad essere un privato cittadino. Infatti, l’istituzione guidata da Simonetti è una di quelle che verranno eliminate per effetto della spending review. Proprio nelle scorse ore gli amministratori locali di Biella e Vercelli si sono incontrati con i vertici regionali, per chiedere di creare una provincia che comprenda tutti e due i territori che insieme superano i 350mila abitanti e i 2500 chilometri quadrati di estensione.

Maria Teresa Armosino, presidente della provincia di Asti e pidiellina, non parla di elezioni alla Camera ma lascia lo stesso il suo incarico. “L’impossibilità manifesta da parte degli amministratori delle Province di far valere le ragioni del territorio – afferma in una lettera scritta ai consiglieri provinciali – vista l’evidente volontà di non tener conto delle funzioni e dei servizi svolti dalla Provincia, mi inducono a rassegnare le dimissioni”. Anche lei potrebbe ufficializzare la sua candidatura a Roma nei prossimi giorni.


NUORO: DERIU LASCIA “PER MOTIVI PERSONALI”


Da destra a sinistra l’emorragia di dimissioni nelle amministrazioni provinciali non lascia scampo proprio a nessuno. Nella coalizione di centrosinistra ci pensa Roberto Deriu, di Nuoro, a lasciare il passo. Ufficialmente abbandona la politica e lancia la notizia quasi a sorpresa durante una giunta, dicendo che è “legata a motivi personali”. Se saranno quelli delle elezioni al parlamento lo sapremo presto.


I SINDACI E IL “CASO AVELLINO”


Lo stesso tipo di incompatibilità che coinvolge i presidenti delle province è esteso anche ai sindaci. E lo sa bene il primo cittadino di Avellino Giuseppe Galasso, che ha deciso proprio in queste ore di lasciare la poltrona per scendere in campo come candidato al Parlamento. La sua scelta non è piaciuta molto ai rappresentanti del Partito democratico, che si sono sentiti “traditi” da chi aveva deciso di risolvere i problemi della città di Avellino. Lo stesso modo di fare starebbe per coinvolgere decine di comuni di tutta Italia. Solo alla fine della giornata si potrà avere un elenco dettagliato di quanto sta accadendo.

La prima critica a questo modo di fare arriva dal segretario dei Giovani Democratici della Campania.

Se vogliono dimettersi lo facciano per riposarsi ma non pensassero di continuare ad avere ruoli di rappresentanza“, dichiarano in una nota congiunta Antonella Pepe, segretario regionale campano dei GD, insieme ai provinciali di Napoli, Salerno, Caserta e Benevento. Anche in questo caso la parola spetterà agli elettori, saranno loro a dover bocciare o promuovere i dimissionari. Noi ne siamo certi: le sorprese non mancheranno.

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