ELEZIONI 2013/ Pd, Pdl e Udc verso il “Grande Inciucio”: democrazia a rischio kot

Bersani apre a Monti, che prende tempo e rimanda ogni decisione al post elezioni. Nel frattempo Berlusconi, che pubblicamente critica entrambi, è riuscito a piazzare alcuni dei suoi nelle liste del Professore, la cui agenda è stata scritta da Pietro Ichino, esponente di punta del Pd. Tutto qui? Ovviamente no: quando abbiamo svelato le trame dell’Aspen Institute Italia, il vero centro di potere del Paese, sono venuti fuori gli intrecci trasversali tra esponenti delle tre forze principali. Che siedono tutti allo stesso tavolo. I nomi? Tremonti (Pdl-Lega), Monti (Terzo Polo) e i due Letta (uno nel Pd, l’altro nel Pdl) sono le figure più rappresentative che lavorano al “Grande Inciucio”.

 

di Viviana Pizzi

Cosa fare per rendere il Paese governabile e non andare immediatamente a un nuovo scioglimento delle Camere in tempi brevi? Trovare accordi sottobanco, studiare strategie e alleanze possibili per arrivare al solo obiettivo a cui si aspira veramente: la detenzione del potere. Le vie del Signore, come andremo a vedere, sono davvero molteplici e infinite.

 

ACCORDO BERLUSCONI – MONTI? UNA VIA PERCORRIBILE

Ufficialmente i due ex presidenti del Consiglio se ne dicono di tutti i colori. Il Cavaliere sostiene di non “avere mai offerto il ruolo di premier a Monti”. Berlusconi lo ha definito uno “che guarda la realtà dal buco della serratura e che non conosce la lotta di chi lavora per lo stipendio”.

Contro Casini e Fini (altro non sono che i suoi ex alleati) dice che sono il vero e proprio tallone d’Achille della coalizione del professore i quali “non avranno seguito elettorale”. Con L’Udc e Futuro e Libertà secondo il Cavaliere i montiani avranno vita difficile e breve.

Monti a sua volta chiede a Berlusconi di “stabilizzare le sue dichiarazioni in merito alla sua persona”. In apparenza è un litigio continuo. Sotto sotto però noi pensiamo che il trucchetto c’è.

Che cosa lo fa credere? Innanzitutto dei nomi che Mario Monti ha imbarcato nel suo progetto politico che non hanno mai fatto nulla per nascondere le loro simpatie per il Cavaliere.

Il primo di tutti è l’ex sindaco di Milano Gabriele Albertini che dal 1997 fino al sette gennaio di quest’anno ha sempre militato col Pdl diventando anche europarlamentare. Il motivo ufficiale dello strappo è la mancata condivisione della scelta del Cavaliere di appoggiare la candidatura di Roberto Maroni alla presidenza della Regione Lombardia essendo contrario ai rapporti tra Pdl e Lega. Se però né Berlusconi né Monti dovessero raggiungere la maggioranza sarà certo una delle persone che favorirà l’alleanza tra le due coalizioni.

Vicino alle posizioni montiane troviamo anche Giorgio Clelio Stracquadanio il senatore noto per aver sostenuto che “chi guadagna 500 euro al mese è uno sfigato” e per aver detto di essere a favore delle leggi ad personam e contro la reintroduzione del voto di preferenza. Anche lui come Albertini potrebbe essere decisivo nell’alleanza Berlusconi – Monti. Insieme a lui in “Italia Libera” anche i colleghi Isabella Bertolini e Gaetano Pecorella.

Che dire della fiorettista Valentina Vezzali? Anche lei è entrata ufficialmente nelle candidature delle liste a sostegno di Mario Monti premier. Il sedici settembre del 2008 intervenuta alla trasmissione “Porta a Porta” di Bruno Vespa disse a Berlusconi: “da lei mi farei veramente toccare”alludendo naturalmente al linguaggio dello schermidore. Cosa farebbe allora in caso il suo candidato premier non raggiungesse la maggioranza? Anche lei come Albertini e Stracquadanio potrerebbe acqua alla nuova alleanza.

monti_berlusconi_bersani_grande_inciucioI casi non finiscono qui. Tra i possibili sostenitori di questa alleanza c’è anche Giulio Tremonti. L’ex ministro dell’Economia che viene accreditato anche come candidato premier della coalizione Pdl Lega, salvo i cambiamenti di idee di Berlusconi che i seguito lo ha definito “incapace di fare squadra”. Certo è che il Cavaliere cambia idea di frequente ma che Monti e Tremonti abbiano già deciso insieme del futuro dell’Italia è un fatto noto. Quando era ancora ministro il politico Tremonti insieme all’allora tecnico Mario Monti ha partecipato al blindatissimo Bilderberg di Saint Moritz del 2011. In Svizzera con loro anche Franco Bernabè Ceo di Telecom SpA, John Elkann, presidente di Fiat e l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni. Tutti e due e solo loro sanno cosa le economie mondiali vogliono dall’Italia. E chi meglio di loro potrebbe allearsi per non rendere ingovernabile l’Italia e per tenere a bada le banche? Nessuno.

 

ACCORDO BERSANI – MONTI? I GIOCHI SONO ANCORA APERTI

In questo caso invece non si finge nemmeno di non parlare. Sono gli stessi due leader che ben sapendo di poter rischiare di non ottenere la maggioranza assoluta aprono al dialogo post elezioni.

Le motivazioni ufficiali che spingono Bersani sonno quelle di evitare un “revival berlusconiano”. Per questo motivo in un’intervista a Sky tg 24 il vittorioso alle primarie del 25 novembre e due dicembre ha dichiarato “di confermare l’apertura a Monti nella fase del dopo voto”. Sottolineando però di chiudere a Casini e Fini. Noi però non possiamo dimenticare che proprio nel giorno del confronto con Matteo Renzi in Rai prima del secondo turno delle primarie disse di “voler dialogare con l’area moderata del Paese” quando fu invece solo il sindaco di Firenze a chiudere le porte a Casini.

Monti dal canto suo si comporta come quelle donne di altri tempi che dovevano scegliere tra due corteggiatori.  Con il primo (Berlusconi) finge di chiudersi a riccio e intanto aspetta di notte i suoi segnali mentre col secondo ( Bersani) dialoga apertamente anche quando la luce del giorno è ancora alta.

Mi sembra prematuro questo discorso – ha dichiarato Monti al Tg3 –  perché credo che nella campagna elettorale dobbiamo schierarci in modo pacato sui problemi, successivamente verranno le alleanze”.

E poi, dopo aver sostenuto le sue discordanze sul Fiscal compact soprattutto dalle posizioni di Nichi Vendola di Sel aggiunge: “Spero di non essere la stampella di Bersani, ma spero di essere la scala di ingresso nella società civile italiana – osserva il Professore – Prima di tutto nessuno mi sta chiedendo di far parte di un Governo. Secondo: credo che dovrei riconoscermi quasi totalmente in un Governo altrui per farne parte”.

Anche dallo schieramento di Bersani però sono usciti alcuni nomi che ora andranno a ingrossare le fila del centro montiano. Il primo su tutti è l’economista Piero Ichino che alla fine dello scorso anno ha rotto con il Pd per entrare nella coalizione di Monti. Altri ex di spicco non sono presenti ma sostengono comunque il professore dall’esterno come l’ex sottosegretario Linda Lanzillotta. Anche qui si finge di “tirarsi la calza” ma ci si guarda di sottecchi

 

UN’ITALIA TECNICA A VITA E SENZA DEMOCRAZIA

Ad avere quindi  in mano l’ago della bilancia è proprio l’ex premier Mario Monti che i sondaggi attestano tra il 12 e il 14%. Nessun numero davvero significativo ma necessario sia alla coalizione Pdl- Lega che a quella Pd- Sel e socialisti per andare a governare.

Monti, che di mestiere è ancora un tecnico, deve però accontentare gli uomini del Bilderberg che nella riunione romana del 2012 quasi di sicuro gli hanno chiesto di governare il Paese per continuare a spremere i cittadini in favore delle banche. E chissà se non sarà lui stesso a proporsi di costituire il cosiddetto Monti bis con l’appoggio sia della coalizione di centrodestra che di quella di centrosinistra?

Certo per ora è un’ipotesi ma, visti i rapporti tutt’altro che tesi con entrambe le coalizioni, non è certo da scartare. Alla faccia dei cittadini che si stanno arrovellando il cervello per decidere a chi dare il proprio voto. Il rischio più grosso è la paralisi della democrazia.

L’unica possibilità è rivolgere lo sguardo altrove. 

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