ELEZIONI 2013/ Monti, Passera, Cancellieri, Profumo: pronti a “salire”, tra convenienze e aspirazioni

Mario Monti, Corrado Passera, Elsa Fornero, Paola Severino, Antonio Catricalà, Giulio Terzi, Andrea Riccardi, Francesco Profumo. In questi tredici mesi abbiamo imparato a conoscerli. Negli ultimi giorni, però, nel pieno della campagna elettorale ormai più che avviata, sorge una domanda: cosa faranno i tecnici? Seguiranno le orme del loro premier e “saliranno” in politica o torneranno alle loro mansioni? Tra calcoli, interessi, ministeri e Quirinale ecco chi resta e chi va via dal grande barcone della politica italiana.

 

di Carmine Gazzanni

Dieci luglio: “Ho sempre escluso ed escludo anche oggi di considerare un’esperienza di governo che vada oltre la scadenza naturale del governo che ho l’onore di presiedere. Dopo le elezioni, resterò membro del Parlamento come senatore a vita”. Sette settembre: “Quelli per un Monti-bis sono appelli simpatici, ma non ricevibili. Sicuramente non mi pongo e credo che nessun altro seriamente si ponga questa eventualità. Per me le vacanze arriveranno abbastanza presto”. 25 settembre: ”Non correrò alle elezioni, del resto non ne avrei bisogno visto che il capo dello Stato mi ha nominato senatore a vita”. A parlare è proprio lui, Mario Monti.

Sappiamo bene poi come sia andata a finire. Per “senso di responsabilità” è stato necessario fare un passo in avanti. Ed eccolo lì allora il Professore “salire” in politica, appoggiato da centristi e Vaticano, pronto ad affrontare l’arena politica che lo attenderà nelle prossime settimane.

cancellieri_profumoA parte la coerenza o meno nelle sue parole, alla fine il premier bocconiano ha fatto la sua scelta. Pur mantenendo a lungo il suo indefesso low profile (ci sono volute ben tre conferenze prima che parlasse chiaro) ormai è più che certo il suo impegno elettorale a capo dei partiti – Udc e Fli – e dei movimenti – montezemoliani, ex Pdl e associazioni cattoliche – che hanno deciso di sposare la sua Agenda.

A questo punto, però, ci si potrebbe aspettare che il campo politico faccia da gola non solo a Monti, ma anche ai suoi fedelissimi ministri che l’hanno accompagnato in questi tredici mesi di esperienza tecnica. Che cosa farà il ministro Fornero? E la Severino? Che cosa farà, tra gli altri, Corrado Passera che per mesi sembrava uno dei più papabili a smettere, a tempo debito, le vesti di tecnico e indossare quelle da politico? Insomma, a quanto pare anche i ministri stanno pensando un po’ tutti a cosa fare da grandi, se tornare alle loro mansioni oppure riprovare, per vie più consone e ordinarie, l’avventura politica. Come dire: una volta assaggiata la pappa buona è difficile cominciarne a fare a meno.

Almeno questo è quello che pensano in tanti. Se infatti Elsa Fornero e Paola Severino sono state categoriche sul loro niet ad un’avventura propriamente politica preferendo a questa le loro care vecchie (e lodevoli) mansioni universitarie, non è così per molti e molti ministri del governo. A cominciare da colui che sin da subito ha spalleggiato per l’avventura politica di Mario Monti. Stiamo parlando del ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi. Dopo la conferenza dell’altro giorno di Monti il fondatore della Comunità di Sant’Egidio – peraltro corteggiato da tempo anche dal Pd – ha dichiarato scherzosamente: “Mi candido a fare il portavoce di Monti”. In realtà è quasi certo che, scherzi a parte, sarà della partita. Soprattutto per un motivo: è lo stesso premier che non vuole fare a meno di una persona molto ben vista soprattutto negli ambienti vaticani. Insomma, il Professore premerà per averlo dalla sua e difficilmente Riccardi lo scontenterà.

Della squadra (probabilmente della lista che lo stesso Monti stilerà insieme a Enrico Bondi) dovrebbero far parte anche il sottosegretario Antonio Catricalà, il ministro degli Esteri Giulio Terzi Sant’Agata e il ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri. Per Catricalà – secondo quanto racconta l’Huffington Post – potrebbe profilarsi la possibilità di fare il capolista in Calabria, per la Cancellieri invece in Emilia Romagna. Al momento entrambi sfuggono ad una ufficializzazione del loro impegno politico, ma dovrebbe essere solo questione di giorni. Probabilmente già dopo la pausa natalizia arriverà. Non solo. Per quanto riguarda la Cancellieri la candidatura potrebbe aprire porte importanti: ora che Monti è fuori dai giochi per il Quirinale (candidandosi è difficile possa ricevere il placet da Pd e Pdl), è proprio la titolare del Viminale che potrebbe aspirare al Colle più alto. Una scelta, peraltro, che non scontenterebbe né il Pd – che in questo modo potrebbe mantenere una linea di continuità con l’ala centrista e, dunque, sperare in una possibile collaborazione nella prossima legislatura – né il Pdl.

Una candidatura che fine all’altro giorno era cosa fatta e che invece ora pare sfumare è invece quella di Corrado Passera. Le motivazioni sarebbero da ritrovare in dissidi interni tra le varie anime dei movimenti pro Monti. Ad oggi, infatti, pare certo che i partiti andranno separati alla Camera e uniti in un unico listone per il Senato, come richiesto dal leader Udc Pierferdinando Casini. Una decisione che tuttavia non sarebbe andata giù proprio a Passera che, d’accordo con Montezemolo, avrebbe preferito un movimento unico per entrambi i rami parlamentari, superando dunque le divisioni partitiche nel segno del cambiamento. Ma, se Mister Ferrari pare aver superato la cosa, non è stato così per il ministro dello Sviluppo Economico, tanto da mettere in discussione la sua stessa candidatura. Non è detto però che non possa esserci un ripensamento. Anzi, gli stessi centristi tendono a minimizzare l’accaduto, quasi nella certezza che tutto dovrebbe e potrebbe risolversi. Insomma, non è da escludere che alla fine anche Passera rimanga della partita.

Chi sembrerebbe aver avuto un radicale ripensamento è il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. Dopo l’esperienza nel governo tecnico aveva assicurato: torno alla mia professione universitaria. Forse è stata una dichiarazione un po’ affrettata dato che si fa sempre più insistente la voce secondo cui Profumo potrebbe entrare nelle file del Partito Democratico: gli sarebbe stato promesso il posto di capolista in Piemonte direttamente da Pier Luigi Bersani. Un modo per contrastare la “salita” di Mario Monti e per scompaginarne le carte. In più la presenza di Profumo terrebbe buona anche la fronda moderata dei democratici che per parecchio tempo sono stati tentati di emigrare dai centristi (vedi Fioroni).

Insomma, i giochi sono più che aperti. I ministri continuano a ponderare, a fare calcoli, a mettere sulla bilancia interessi, convenienze, aspirazioni. L’unica cosa certa è che non ci si può più fidare di alcuna dichiarazione. È un vero e proprio caos quello a cui stiamo assistendo. Un caos propriamente tecnico.

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