ELEZIONI 2013/ Monti e le promesse che non manterrà: la prova in un documento del 1994

Era l’agosto 1994 e Berlusconi era da poco salito al potere. Il quotidiano “La Stampa” nel sabato 13 prima del ferragosto pubblica un articolo con i consigli che Monti offriva al Cavaliere: seguire la strategia politica del leader argentino Menem, vale a dire promettere senza mantenere. Le conseguenze per Buenos Aires? Inflazione e fallimento. E proprio Monti ora promette tagli a quelle stesse tasse che lui ha applicato, oltre a voler riconsidera l’Imu, la patrimoniale, il redditometro e persino la riforma del lavoro. Sappiamo già come andrà a finire…

 

di Viviana Pizzi

Parole, parole soltanto parole. Si potrebbero riassumere così tutte le promesse elettorali che in questi giorni stanno affollando televisioni e giornali. Chi le fa sono i soliti noti: i leader politici. Ora analizziamo quelle del candidato della lista Scelta Civica Mario Monti.

Sentendolo parlare e leggendo le sue note si potrebbe addirittura pensare che ridurrà la pressione del carico fiscale dell’Irpef per rilanciare l’economia. Scelta Civica nel suo manifesto parla anche di un abbassamento significativo dell’Irap. E di intervenire sull’Imu, la stessa tassa passata proprio durate il governo tecnico, una riduzione del gettito stimata sui 2,5 miliardi di euro.

La domanda che nasce spontanea ora è questa. C’è da credergli? La nostra risposta è no e le ragioni del nostro no hanno delle prove a loro sostegno che dovrebbero essere inconfutabili.

 

IL CASO 1994 E I SUOI CONSIGLI A BERLUSCONI

Era il lontano sabato  13 agosto 1994 e La Stampa intervistò il futuro premier tecnico. Erano gli anni in cui l’appena nato berlusconismo sfornava i suoi sorrisi e le sue promesse di un milione di posti di lavoro subito. Mario Monti allora era un economista puro ed essendo tale si permetteva di dare anche consigli politici a Berlusconi.

Di che tipo fossero lo vediamo subito. Il titolo centrale del paginone lascia intuire con che toni Mario Monti si rivolgeva a Silvio Berlusconi. Gli diceva chiaramente: “ Basta con i sorrisi adesso è l’ora di sacrifici”.

Sacrifici, sacrifici e ancora sacrifici. Una parola che non ha avuto il timore di ripetere diciassette anni dopo da premier tecnico quando ha annunciato una manovra “lacrime e sangue” ma che non osa ripetere oggi, quando è proprio il suo operato a finire davanti alla Corte del Popolo che esprime il suo verdetto con il voto.

Monti parlò chiaro. Secondo lui Berlusconi avrebbe dovuto approfittare dei primi giorni di luna di miele tra il suo governo e il popolo per varare le misure più scomode che erano niente altro che le parti più dure del piano economico.

Il governo– dichiarò l’allora economista Mario Monti – alla sua nascita aveva di fronte due strade. La prima quella thatcheriana della politica aspra e dura annunciata prima e poi seguita. E quella del “consapevole tradimento” delle promesse elettorali del presidente argentino Carlos Menem eletto su una piattaforma peronista che successivamente ha capito che era nell’interesse del Paese fare una politica diversa. L’ha spiegato agli argentini e ha avuto nel ministro Cavallo un notevole ministro dell’economia e credo che oggi i cittadini siano quasi contenti di quel tradimento”.

Parole forti quelle di Monti che ci lasciano capire quali potrebbero essere le sue intenzioni anche adesso. Annunciare tagli delle tasse a destra e manca per ottenere voti e poi cambiare la sua politica in corso d’opera. Non certo un buon biglietto da visita per un tecnico che improvvisamente si è trasformato in un politico.


MONTI? CHE STILE RICHIAMARE IL GOVERNO MENEM!

monti_bugiardo_fin_dal_1994Chi ha letto attentamente ha visto bene. Il premier Mario Monti ha consigliato a Silvio Berlusconi (quello che ora è il suo avversario politico) di comportarsi come Menem, il presidente argentino che negli anni ha provocato una delle crisi economiche più gravi che hanno colpito il paese sudamericano.

Un tecnico ben avveduto avrebbe dovuto prevedere cosa sarebbe accaduto in Argentina. Invece non lo ha fatto e lo ha additato addirittura come esempio da seguire. Certo sarebbe stato meglio seguire la politica inglese di Margareth Thatcher che almeno non ha portato sfaceli in Gran Bretagna.

Sollevando lo spettro che agita anche oggi dicendo che “non c’è nessun complotto i mercati internazionali sono spaventati per il buco della finanza”. Una frase che suona tanto come questa: “ Aumentiamo le tasse è l’Europa che ce lo chiede”.


ECONOMIA E MENEM? ECCO LA STRADA CHE PORTA ALLA POVERTÀ E ALL’INFLAZIONE

Noi però vogliamo ricordare agli elettori italiani cosa ha prodotto in Argentina il “sistema Menem” tanto decantato dal leader di Scelta Civica.

Menem altro non è che il presidente liberista argentino che ha portato il fiorente stato di Buenos Aires, la meta di molti immigrati italiani in cerca di fortuna, al collasso. E’ stato proprio negli anni 90 che il Paese Sudamericano ha cominciato ad impoverirsi.

Un esempio: per tenere a bada il debito pubblico i ristoranti aumentavano i prezzi anche tre volte al giorno pensando in questo modo di tenere a bada anche gli effetti dell’inflazione. Negli anni di Menem l’Argentina aveva adottato la parità della propria moneta con il dollaro. Una cosa molto simile all’euro che l’ha adottata nei confronti del marco tedesco.

Una strategia economica suicida quella dell’Argentina nascosta ad arte da chi, come Mario Monti, esalta il sistema economico del Governo sudamericano facendo credere che lo sfascio economico sia stato raggiunto quando il sistema monetario di Buenos Aires è uscito dalla parità col dollaro Statunitense. E non quando lo stesso Menem aveva imposto questa cosa provocando invece un’impennata dell’inflazione che nei fatti ha impoverito la sua economia.

Mario Monti non aveva previsto questo andamento delle cose nel 1994. Cosa potrebbe allora prevedere per l’economia italiana? Un risanamento a suon di tasse e tributi che nei fatti andrà soltanto ad impoverire un’Italia che, nonostante tutto questo proprio durante i tredici mesi del suo Governo tecnico ha sfiorato la cifra astronomica di 2mila miliardi di euro di debito pubblico.

Una situazione che porta all’aumento delle tasse, a un impoverimento crescente dello stato sociale e alla disoccupazione che ha sfiorato l’11,3% nel mese di novembre, il dato storico più alto per l’Italia dall’inizio del millennio.


PERCHÈ MONTI PROMETTE? OBIETTIVO UNICO: IL POTERE

Qual è allora lo scopo delle promesse elettorali di Mario Monti? Potrebbe essere quello di mantenerle e arrivare a un governo più equo socialmente. Noi però, alla luce dei “consigli amichevoli” che dava a Silvio Berlusconi pensiamo che le promesse di oggi potrebbero servire soltanto per acquisire consenso per andare al governo. Per recuperare i punti persi nei sondaggi soprattutto negli ultimi tempi.

Perché andare al governo? Per continuare a garantire il proprio appoggio ai signori delle banche, gli stessi di cui hanno lui e il governo tecnico ha fatto gli interessi per tredici mesi e accontentare i 130 potenti del Bilderberg che nel novembre scorso a Roma gli hanno chiesto di scendere in campo politicamente per continuare a tutelare i propri interessi.

I  voti delle liste, almeno stando ai numeri delle scorse settimane, non gli permettono di ottenere nessuna maggioranza. Allora che pensa di fare? Assicurarsi un’alleanza con la coalizione Pd- Sel che gli permetta di ottenere quegli incarichi di prestigio ai quali aspira.

Per convincere gli italiani quale strategia migliore se non quella di promettere cose che poi non manterrà? Peccato però che Carnevale è appena finito e le strategie politiche stanno per uscire fuori con il loro vero volto.

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