ELEZIONI 2013/ Le primarie vinte dalla “sinistra” : si allontana l’Udc, dialogo aperto con l’Idv

Pierluigi Bersani vince le elezioni primarie anche grazie al supporto di Nichi Vendola. Il leader di Sel però chiude le porte ai montiani e alle forze moderate di Casini, aprendo – indirettamente – al suo amico Di Pietro, antimontiano per eccellenza tra i partiti presenti in Parlamento. Ecco quindi che Bersani dovrà, probabilmente, rilanciare la foto di Vasto – indebolita a causa dello scontro tra Di Pietro e Napolitano – e mettere nel cassetto la “strana” alleanza con l’Udc.

 

di Viviana Pizzi

Il risultato delle primarie ha consacrato Pierluigi Bersani come leader del centrosinistra. Più di venti punti percentuali lo hanno diviso dal suo avversario del secondo turno Matteo Renzi. Domenica 25 novembre ha raggiunto però soltanto il 44,6% dei voti.

 

LA VITTORIA DI BERSANI ANCHE GRAZIE A VENDOLA

Chi ha fatto in modo che i numeri lievitassero e portassero il segretario del Pd sopra il 60%? Di certo è stato importante anche l’apporto del presidente della Regione Puglia e segretario di Sel Nichi Vendola.

I suoi 500 mila voti (pari al 15% dei totali) sono stati decisivi per Bersani. Se alcuni si sono dispersi nel fisiologico astensionismo, la maggior parte sono finiti direttamente nelle tasche del nuovo leader della coalizione, come ha dimostrato il risultato pugliese. Dove il segretario Pd dal 40% dei voti è passato al 72% inglobando le preferenze ottenute da Nichi Vendola al primo turno quando raggiunse il 35.5% dei voti. E proprio lo stesso Vendola ha dichiarato di aver votato per Pierluigi Bersani al secondo turno e ha dato mandato ai suoi di fare lo stesso. 

Risultato: vince quindi una coalizione “di sinistra” che ha voglia di andare oltre l’esperienza del governo Monti, come lo stesso Vendola si è affrettato a dichiarare all’indomani del ballottaggio.

 

bersani-vendola-di-pietro_per_elezioni_2013LA VISIONE DEL LEADER DI SEL: NO AL GOVERNO CON MONTI

Questa straordinaria meccanica delle onde – ha commentato Vendola – che è la partecipazione democratica, è stata animata da proposte, anche diverse, di innovazione, di cambiamento, di riforma. Penso che in ciascuna di quelle posizioni ci siano arricchimenti per un’agenda riformatrice, e penso che il significato sintetico e luminoso di questo voto finale è che il Paese chiede una svolta a sinistra nell’agenda di governo.”

Vendola ha anche parlato della possibilità di aprire un cantiere in cui discutere del soggetto politico dei progressisti, del partito e del futuro perché in tutta Europa c’è necessità di una sinistra che rimescoli le carte di culture politiche che si sono affrontate in modo rissoso.

Dichiarazioni che non lasciano spazio all’interpretazione: Vendola chiede a Bersani di abbandonare il progetto del Monti bis, cosa che in realtà lo stesso leader della coalizione di centrosinistra aveva pensato di fare definendo “superata” l’esperienza del governo tecnico.

 

CASINI, ADIEU

Chi è oggi il principale sostenitore di un eventuale Monti bis? È proprio Pierferdinando Casini leader dell’Udc, sostenuto nella sua utopia da altre forze centriste quali il movimento Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo.

Ovvio, quindi, che se si vuole costruire una nuova alleanza “di sinistra” che possa andare al di là dell’esperienza dell’austerity di Monti bisognerà chiudere definitivamente il dialogo con l’Udc.

Le differenze tra Vendola (interno alla coalizione) e Casini (l’eterno indeciso) non si fermano solo a  una diversa visione del quadro economico dell’Italia, visto che i due hanno idee diametralmente opposte anche su temi fondamentali, leggasi diritti civili: Vendola è favorevole alle unioni omosessuali, a differenza di Casini, assolutamente contrario, per dirne una.

Una coalizione con Casini al posto di Di Pietro, viste le premesse, sarebbe capace di far cadere un eventuale governo Bersani nel giro di pochi mesi.

 

BERSANI: “GUARDO A CHI CONDIVIDE LE NOSTRE LINEE DI PROGRAMMA”

Archiviato il discorso con l’Udc e con quella parte di moderati che si sono sempre mostrati favorevoli al Monti bis, la coalizione si potrebbe allargare? Bersani, lo ricordiamo, non ha chiuso le porte a nessuno, nemmeno ad Antonio Di Pietro, leader dell’Idv con il quale gli scontri sono nati proprio dalla posizione diversa sul Governo Monti, di cui l’ex pm si è sempre dichiarato avversario, usando a volte anche quei toni forti che non sarebbero piaciuti a Bersani.

L’alleanza è aperta a chi condivide le nostre linee di programma – aveva sostenuto Bersani durante il confronto diretto con Renzi su Rai Uno – a quelle forze moderate che vogliano sostenere le nostre stesse idee”.

E Di Pietro, lo sappiamo, ha sempre condiviso i punti focali del programma esposto anche da Vendola, basato sulle tutele della scuola pubblica e sulla tutela dei lavoratori, tanto è vero che in questi giorni il leader Idv è sceso in piazza insieme agli insegnanti precari. Sul secondo tema ha anche promosso due referendum che modifichino in meglio la riforma Fornero, tutelando i più deboli.

Per una coalizione forte il Partito Democratico e Sel (che hanno smentito di presentarsi alle elezioni con una lista unica) dovranno confrontarsi con l’Italia dei Valori, unico partito che negli ultimi cinque anni ha portato avanti battaglie prima contro il governo Berlusconi e poi contro Monti, e tentare quindi di ricostruire la famosa foto di Vasto 2011, che prometteva quel cambiamento tanto caro alla sinistra vogliosa di ricominciare dopo anni di berlusconismo e dopo la parentesi del montismo.

Se questo sarà possibile lo si saprà nelle prossime settimane e forse proprio settimana prossima. Infatti nell’agenda dell’Italia dei Valori c’è il congresso romano del 15 dicembre, dove il partito si conterà e costruirà la linea per la prossima primavera. Chi vivrà vedrà…

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