ELEZIONI 2013/ La vera sfida è tra Monti e Bersani: una partita a scacchi appena iniziata

Mentre Mario Monti organizza le truppe per accontentare gli amici del Bilderberg e iniziare la scalata al vertice del governo politico, Bersani perde pezzi e possibili alleati. Con una parte del Pd che scappa verso l’ormai ex premier e l’altra che finge di non riconoscere il nuovo avversario politico, ancor più pericoloso dello stesso Berlusconi.

 

di Viviana Pizzi

Mario Monti è sceso ormai in campo, la trasformazione da premier tecnico a politico è ormai avvenuta. Ora però è tempo di domandarsi chi potrebbe danneggiare. Di certo il Pdl e Silvio Berlusconi a cui i montiani (Casini, Fini, Montezemolo e Riccardi) toglierebbero una buona fetta tra i moderati.


LA VITTORIA DI BERSANI NON È SCONTATA

A perdere consensi anche il partito democratico di Pierluigi Bersani. Diversi sono i fattori che porterebbero (come dicono diversi sondaggi commissionati da altrettante forze politiche) via voti al Pd.

Un partito che, con l’ingresso in campo dell’ex premier tecnico rischia di scendere dal 32% al 26%. Le formazioni centriste di Fini, Casini e Montezemolo da sole e insieme arriverebbero al 9% mentre con l’appoggio di Monti salirebbero a un totale del 15% gli stessi voti del Pdl di Silvio Berlusconi.

bersani-monti_alleanza_macelleria_socialeIl valore aggiunto del professore si attesta sul 6% e ora, con la sua discesa in campo, la vittoria della coalizione guidata da Pierluigi Bersani non è più così scontata come poteva sembrare quando l’ avversario era soltanto Berlusconi e il partito del Cavaliere aveva la metà dei consensi di quello del leader di centrosinistra.

 

BERSANI FINTO INCONSAPEVOLE

Come mai la vittoria di Bersani non è proprio a portata di mano come poteva sembrare? Proprio perché il leader eletto dalle primarie finge forse di non riconoscere il suo vero avversario, lo stesso che ha sostenuto per tredici mesi a suon di fiducie e voti favorevoli ai suoi provvedimenti alla Camera e al Senato.

Il suo commento a Monti candidato è stato di quelli che vorrebbero lasciare spazio all’intesa dove proprio non ce n’è più. Proprio perché l’Ex Rettore  deve essere il premier del Bilderberg e Bersani del popolo delle primarie.

Nell’Agenda Monti ci sono alcune cose condivisibili, altre un po’ meno, altre su cui si può discutere – ha sottolineato Bersani noi abbiamo massimo rispetto per Monti, lo abbiamo sostenuto in momenti molto difficili. Ora aspettiamo di vedere se si collocherà al di sopra o piuttosto con una parte. Questo andrà chiarito“.

Vocaboli in politichese di chi sa che sta perdendo consensi e pezzi ma finge di non accorgersene per evitare la catastrofe.


DARIO FRANCESCHINI E LA PORTA APERTA

Un altro finto inconsapevole è il capogruppo alla Camera Dario Franceschini. Il quale, comprendendo i reali rischi che corre il partito democratico si affretta ad aprire le porte all’ex premier tecnico, sperando di riuscire a entrare nel governo.

Monti in politica? – ha sostenuto – entro certi limiti ne do una valutazione positiva perché può rappresentare un “passo verso la normalità” del confronto tra due schieramenti, uno conservatore e l’altro progressista”.

Riterrei superati i limiti – ha continuato – se ci fosse il cognome del premier che sosteniamo in un simbolo avversario. Se Monti esce dal ruolo di super partes è chiaro che può diventate interlocutore alleato – avversario. Il dialogo col Pd sarà garantito in un confronto civile e terremo la collaborazione aperta anche per il dopo voto. Nella prossima legislature il nostro schieramento Pd- Sel potrà governare insieme a questa area moderata distante dai populismi italiani

 

PD – UDC: IL MATRIMONIO SI ROMPE PRIMA DELLE NOZZE

Qual è la prima conseguenza politica della discesa in campo di Mario Monti? Proprio quella di una riacquistata identità dei centristi che hanno sposato la sua causa.

Due su tutti proprio Casini e Montezemolo che hanno sostenuto apertamente di essere “in sintonia completa sull’agenda Monti”. E di affidarsi anche a lui per la formazione delle liste e di non escludere nemmeno l’ipotesi della presentazione di una formazione unica che, come abbiamo già rilevato, farebbe aumentare i loro voti del 6% se direttamente collegata a Monti. Certo restano 85 italiani su cento che non voterebbero mai il premier tecnico che però, pian piano, sta acquistando la sua identità politica.

L’effetto più scontato è questo: l’area centrista che sostiene Monti non potrà mai sostenere allo stesso tempo anche Pierluigi Bersani.

Quest’ultimo però, anche andando contro l’attuale alleato di Sel Nichi Vendola, avrebbe però manifestato più volte la sua volontà di arrivare ad un accordo con i moderati. Una possibilità ormai andata in frantumi. Un matrimonio finito prima delle pubblicazioni di nozze. Con buona pace proprio del presidente della Regione Puglia che può ricominciare a premere su questioni importanti come la riforma del lavoro.

 

MONTI INCASSA IL SOSTEGNO DI ALCUNI EX PIDDINI

Proprio la sfumata alleanza con Casini e Montezemolo e in generale con l’area centrista porterebbe il Pd a perdere pezzi.

Il primo e certo è il deputato Piero Ichino fiero sostenitore del montismo e critico da sempre verso l’alleanza con Sinistra Ecologia e Libertà.

La lista Monti – ha dichiarato in un’intervista al Foglio – non sarà un partito più piccolo del Pd, avrà anch’esso una vocazione maggioritaria secondo una bipartizione nuova e diversa rispetto a quella del secolo scorso, un’esperienza importante che aiuterà il Pd ad irrobustirsi”.

In questi giorni sono stati fatti i nomi anche dei veltroniani Morando, Ceccanti, Tonini, Gentiloni e Petruccioli pronti a saltare il fosso e passare da Bersani a Monti. Questi ultimi però nelle scorse ore hanno smentito categoricamente di aver lasciato il Pd per la lista Monti. I primi due parteciperanno anche alle primarie di sabato e domenica. Se staranno con Bersani o con Monti però lo sapremo definitivamente a gennaio dopo la presentazione delle liste elettorali.

Tutti insieme però appartengono all’associazione “Libertà eguale” che si prepara ad accogliere proprio Mario Monti in occasione dell’assemblea annuale del 12 gennaio. Che quest’anno capita proprio a ridosso della presentazione delle liste elettorali.

 

IL QUADRO FINALE

Con Franceschini che apre ai moderati e chiede a Sel di governare insieme a Casini e Montezemolo nel dopo voto e Bersani che finge di non sapere che ormai Monti è un avversario il Pd rischia di implodere.

Da una parte i montiani che potrebbero abbandonare e dall’altra Vendola che, qualora si insista anche davanti a questo quadro di incertezza, a chiedere a Bersani di fare una scelta netta adesso e non soltanto aspettando il dopo voto e la presunta imparzialità di Mario Monti.

Una imparzialità che di fatto non esiste proprio perché il premier tecnico ha già scelto i propri alleati politici che si chiamano Casini, Cesa, Montezemolo e Riccardi. Stando con Udc e Italia Futura è difficile che Monti riesca a mantenere quella linea “al di sopra delle parti” che Bersani vorrebbe.

Bersani se non riconosce davanti al Paese che Monti ormai è un avversario rischia di fallire sia l’accordo con i moderati (ormai alla deriva) che quello con Sel ora il più realizzabile.

Non tenendo conto di queste variabili anche il primo partito d’Italia rischia di perdere quei consensi necessari alla vittoria che un anno fa, con Monti tecnico e il bunga bunga di Berlusconi, era a portata di mano. La risposta la avremo come sempre a febbraio ma la partita a scacchi tra Monti e Bersani è appena all’inizio.

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