ELEZIONI 2013/ Il Sistema che non molla la presa e il rigurgito del berlusconismo

L’intero Sistema deviato della Seconda Repubblica, quella fondata sulla trattativa Stato Mafia e sui resti di Tangentopoli, ruota intorno al Re Sole, alias Silvio Berlusconi. Senza B. non c’è trippa per tutta quella miriade di gatti affamati che si sono affacciati nell’arena politica e hanno compreso che, per continuare a gozzovigliare, serve riportare il Re Sole al centro del mondo (italiano). Mr. B. da bravo soldatino obbedisce e affila le armi, conscio che la battaglia sarà durissima e che i suoi (pochi) oppositori lo aspettano al varco. Ma il Paese può permettersi un rigurgito berlusconiano? E quanti hanno già dimenticato i disastri del ventennio targato Silvio?

di Viviana Pizzi

berlusconi-is_backA dieci mesi dalla caduta del governo che ha portato lo spread a 553 punti, Silvio Berlusconi riscende in campo con i soliti toni populisti, che però fanno presa, vedi la proposta sull’abolizione dell’Imu. Una sparata che gli fa guadagnare consenso tra gli elettori indecisi ma soprattutto tra chi non si ricorda che la causa della crisi è stata proprio la sua politica finanziaria.

Era il dodici novembre dello scorso anno. Silvio Berlusconi saliva al Quirinale per ufficializzare le sue dimissioni da presidente del Consiglio dei Ministri. Il popolo accorso nelle vicinanze era in delirio. Il Cavaliere, al potere dal 1994 dopo la disfatta della prima Repubblica, era già stato contestato altre volte. Ma mai con quella risonanza mediatica la cui eco si è sentita in tutto il mondo.

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Allora disse che non sarebbe mai più tornato sulla scena politica. E invece, dopo soli nove mesi, il tempo necessario al governo tecnico per riempire gli italiani di imposte, torna alla carica. Come se nulla avesse fatto in questi anni. Come se la colpa della crisi e dell’impoverimento delle casse degli italiani fosse soltanto del premier in carica Mario Monti. Pronto a stupire nuovamente proprio all’inizio di questa lunga campagna elettorale che porta alle politiche di primavera.

Torna dai suoi elettori con la stessa promessa che lo aveva portato a vincere le elezioni del 2008, quando l’Italia era governata da Romano Prodi.

Allora promise ai suoi elettori: “Italiani, abolirò l’Ici sulla prima casa”. Ora a quattro anni di distanza, dopo aver appoggiato in silenzio il governo dei tecnocrati, dice senza colpo ferire di voler togliere l’IMU, pensando forse che le teorie sui corsi e ricorsi storici del filosofo Gianbattista Vico siano sconosciute alla maggioranza del popolo che vorrebbe governare.

Purtroppo la grande strategia di colui che ha creato l’impero della comunicazione targato prima Fininvest e poi trasformato in Mediaset, fa presa sugli italiani. Quale coppia di neosposi che abbia appena acquistato la prima casa non spera di liberarsi dell’Imu per vivere meglio? Chi tra le persone anziane che vivono con una pensione che varia dai 400 ai 600 euro al mese, ma con una casa di proprietà, non spera di liberarsi dall’Imu per riprendere a fare una vita almeno in apparenza dignitosa?

Sono tantissimi a dichiararsi a favore della proposta di Berlusconi, una fetta di elettori che va ben al di là del suo nucleo di aficionados di centrodestra. La memoria storica, si sa, non è di questo mondo, men che mai di questo Paese allo sfacelo, nonostante il Cavaliere abbia ripetutamente e clamorosamente fallito per aver provocato lo sconquasso totale della finanza italiana.

Due erano i fattori che avevano portato Berlusconi alla crisi.

La prima, riferita alla necessità che si era creata per evitare che la crisi dilagasse e il debito pubblico assumesse proporzioni simili a quelle di Grecia e Spagna, di qualcuno che prendesse al più presto misure antipopolari rapide e profonde. Berlusconi, con il suo sorriso buffo, con le sue promesse di eliminare l’Ici e le tasse più odiose, non è stato definito dall’Europa (sovrana della nostra economia) un premier affidabile. E il suo antieuropeismo di oggi non farebbe altro che confermare questo giudizio.

Alla fine del 2011 la crisi economica già si era fatta sentire in Italia. È totalmente falso sostenere che questa sia “soltanto una colpa del governo tecnico”. Proprio per questa ragione il popolo era sembrato svegliarsi dal torpore, incrinando il blocco sociale di Berlusconi, e portando ai livelli minimi il consenso al governo.

Cosa succede allora. Che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, facendosi garante dell’Europa delle banche, affida il governo a Mario Monti, appoggiato sia dal Pdl che dal Pd. Da proprio a lui, fresco senatore a vita, l’incarico di rimettere a posto i conti di un’Italia gravata dal debito pubblico e con lo spread (il differenziale di resa tra i titoli tedeschi e quelli italiani) a quota 553 punti.

Il Governo Monti lo ha fatto scendere anche al di sotto dei 300 punti ma a suon di sacrifici e sudore da parte di tutti gli italiani. Ma soprattutto quelli più poveri che se ai tempi del Cavaliere arrivavano a fatica alla quarta settimana ora non arrivano nemmeno alla seconda.

Ed ecco che si riposiziona su questo scenario proprio quello che vuole apparire come il “Cavaliere senza macchia”. Promettendo cosa? Il taglio dell’Imu sulla prima casa la cui aliquota massima arriva all’1,06% del valore dello stesso immobile contro un’Ici ferma allo 0,76%.

Freddi numeri che significano una sola cosa: l’Imu incide più dell’Ici sul bilancio di famiglie stressate anche da altre tasse provenienti proprio dalla domanda di aumento della competitività. Ma è da ricordare che a favore dell’introduzione di questa tassa ha votato proprio il Pdl di Berlusconi.

L’Imu è una tassa creata appositamente dal Governo Monti, per quanto odiata dai cittadini, per far quadrare il bilancio dello Stato portato al collasso da Berlusconi. Abolirla significherebbe togliere al Governo quel gettito fiscale che serve comunque allo Stato per pagare pensioni, stipendi e altri servizi pubblici. Se l’Imu venisse abolita di certo quel denaro bisognerebbe trovarlo altrove.

Il popolo chiede di tassare la casta. Di ridurre i privilegi ai parlamentari che avrebbero prodotto il debito. Cosa pensa Berlusconi sull’argomento, almeno questo, è lapalissiano per tutti.

Oltre al fattore economico c’è di nuovo la comunicazione da tenere sotto controllo. Ha usato di recente il suo potere in questo campo soprattutto per demolire gli avversari. E lo ha fatto in modo da prendere applausi anche tra il popolo di centrosinistra. Una coalizione dilaniata dalle differenze di pensiero sul programma, sulla questione del lavoro e soprattutto sulle primarie che infiammano il dibattito nel Partito Democratico.

Il sindaco di Firenze Matteo Renzi detto “il rottamatore” è stato liquidato con questa frase che sa di beffa: “Complimenti, porti avanti le mie idee”. Il giovane del Pd si è affrettato a replicare che la distanza tra le due posizioni è siderale ma le dichiarazioni nei suoi confronti non hanno fatto altro che screditarlo davanti agli elettori che avrebbero potuto scegliere lui per mandare in cantina le politiche di Pierluigi Bersani.

Peggio ancora è andata a Beppe Grillo che, con la sua lotta anticasta incarnata dal Movimento Cinque Stelle, avrebbe potuto intercettare qualche voto di protesta del popolo arrabbiato con le politiche di Monti e Berlusconi. Lo stesso Cavaliere lo ha definito in due parole: “un comico”. Che sono ancor più amare di quelle che ha rivolto a Matteo Renzi. Suscitando anche qui l’ilarità anche dello stesso centrosinistra.

Una coalizione dilaniata che a causa della possibile alleanza Pd Udc non riesce a trovare quella forte identità necessaria per prendere in mano le sorti del Paese e traghettarlo nella terza Repubblica.

La ritrovata verve dell’ex premier, la crisi finanziaria che ha caratterizzato il periodo di Governo Monti e le divisioni all’interno del centrosinistra potrebbero portare ad un nuovo/vecchio Berlusconismo. Lo scenario politico a cui si va incontro, soprattutto se il Cavaliere costruirà un nuovo partito e altre liste civiche, potrebbe essere simile a quello del 1994, con la differenza – non di poco conto – di ripresentarsi in una situazione economico- finanziaria ben più difficile.

Un ritorno di Berlusconi è possibile se a centrosinistra non si ritrova l’unità necessaria per contrastarlo. La minaccia è reale e le grida di giubilo emesse poco meno di un anno fa con la sua caduta sembrano essere già storia antica.

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