ELEZIONI 2013/ Di Pietro “chiama” Bersani e Vendola contro Monti: “L’Idv c’è.”

Una nuova Italia dei Valori che deve ripartire con programmi a breve e lungo termine, tenendo conto di quanto è stato fatto – Openpolis classifica l’Idv al primo posto come produttività parlamentare – e di quanto c’è da fare. Punti discussi ampiamente nell’assemblea generale svoltasi oggi a Roma, dove Di Pietro ha parlato davanti a migliaia di iscritti, ribadendo che l’Idv c’è, andrà col suo simbolo ma si rinnoverà puntando su legalità ed equità sociale. E sulle alleanze estrema chiarezza.

 

di Viviana Pizzi

I MESSAGGI A PD ,SEL E MOVIMENTO ARANCIONE

Il vero centrosinistra siamo noi – ha tuonato Antonio Di Pietro – noi che abbiamo fatto fiera opposizione prima al Governo Berlusconi e poi al Governo Monti. Una cosa è certa la nostra battaglia la facciamo con o senza alleati ma soltanto rispettando il nostro programma senza svenderci a nessuno. A Bersani diciamo una sola cosa: scelga se vuole stare con noi seguendoci nel programma. Se non vuole è perché ha intenzione di proseguire con le politiche del governo Monti. E noi non ci stiamo. Poi lo spiegasse lui perché ha tradito la maggioranza degli elettori che non vuole né Berlusconi né Monti”.

Non un messaggio di chiusura, riferito anche a Vendola, ma la richiesta di un ripensamento per costruire una strada comune che sia davvero alternativa alla macelleria sociale di Monti che ha aumentato la pressione fiscale impoverendo i cittadini.

di_pietro_convention_dicembre_arancionePresentarsi alle elezioni significa anche dialogare con le altre forze politiche. Con “Cambiare si può”, il Movimento Arancione di Luigi De Magistris, ci sono diversi punti in comune. Le dieci proposte del neonato soggetto politico a detta di Antonio Di Pietro sono ottime. Per arrivare all’alleanza definitiva però bisogna mettere in chiaro la questione delle candidature.

Non possiamo essere sempre gli asini da soma che trainano personaggi nell’orbita politica – ha dichiarato ancora Di Pietro – c’è bisogno che tutti quelli che si vogliono candidare ci mettano la faccia. Vogliamo sapere chi sono e che dialogo si può costruire con loro”.

E per farlo ci saranno date di scadenza precise. La prima è la prossima settimana con l’esteriorizzazione delle candidature e l’ultima è il 27 dicembre quando verrà detta l’ultima parola su questo argomento.

Qualora non ci dovessero essere accordi – ha sottolineato Di Pietro – noi ci saremo e se il caso anche da soli perché per l’Italia dei Valori l’importante non è andare in parlamento per mantenere la poltrona ma lo è per fare il bene del Paese”.

 

IL PASSATO E GLI ERRORI DELL’IDV

Un Antonio Di Pietro sereno che ha saputo anche ammettere gli errori che il partito ha fatto nel passato.

Uno su tutti, il principale, è stato la scelta delle persone che hanno negli anni costruito l’ossatura del partito.

L’Italia dei Valori è nata come un partito spontaneo dodici anni fa – ha sottolineato di Pietro – per costruire con fretta circoli e dirigenze locali spesso ha imbarcato al suo interno gente che nulla aveva a che fare con ciò che voleva la base trovando all’interno del nostro partito terreno fertile per mettere a punto i loro piani, quelli di impadronirsi del potere personale a discapito del bene del partito”.

Un’ammissione di colpa dal quale l’Idv risorgerà dettando una nuova agenda a breve e a lungo termine. La prima è quella di trovare candidati credibili per le prossime elezioni politiche e regionali della Lombardia, Lazio, Molise e Friuli Venezia Giulia. Sia se entreranno in una lista civica unica con le forze riformiste antimontiane sia se si presenteranno da soli.

La seconda è quella dedicata alla fase precongressuale che va dal primo gennaio al 30 giugno per i tesseramenti e arrivare a congresso a settembre quando verranno eletti i nuovi organismi di partito partendo dalla presidenza nazionale, alla tesoreria e al comitato di controllo.

Un Di Pietro in grado di mettere in gioco anche se stesso qualora si trovi una soluzione migliore per un partito che deve ripartire.

Se non si dovesse trovare di meglio – ha continuato Di Pietro – sarò con voi anche con le stampelle”. Non vuole certo mollare l’ex pm e lo dimostra rilanciando anche i punti forti del suo programma quale la campagna di sostegno a Ingroia per trovare chi dello Stato ha trattato con la mafia, la vicinanza ai lavoratori dell’Ilva di Taranto ma soprattutto i referendum.

 

I REFERENDUM SUL LAVORO: LA VERA EMERGENZA PER DI PIETRO

Antonio Di Pietro punta tutto sulla buona riuscita dei referendum e chiede la vicinanza di tutti quei partiti politici e dei cittadini che li hanno sostenuti. Sono quelli di cui noi abbiamo parlato ampiamente  e che riguardano i diritti di lavoratori e le riforme anticasta.

Noi li abbiamo voluti e noi li presenteremo in Cassazione il nove gennaio – ha sostenuto – ma chiediamo ai cittadini di portare appresso il modulo per le firme anche al supermercato. Il tempo che abbiamo è davvero poco. Entro il 31 dicembre dobbiamo avere le firme senza se e senza ma. Dobbiamo ricordarci di chi però ha firmato e non si sta impegnando a fondo per portare tutto questo lavoro a termine”.

Il riferimento anche se velato potrebbe andare a chi lo ha sostenuto nella firma e poi fa patti con chi (il Pd) sostiene che la riforma Fornero non va toccata”.

 

LA BASE: TUTTI CON DI PIETRO, NO A MONTI

La base del partito, tutti gli oltre duemila iscritti arrivati a Roma da tutta Italia, era all’unisono con Di Pietro nella scelta di andare sia contro Berlusconi che contro Monti. Un filmato precedente al discorso del loro leader ha mostrato i volti di Elsa Fornero, Monti, Casini e Berlusconi.

I fischi hanno invaso la sala conferenze, come hanno riempito di applausi lo stesso Di Pietro quando ha inviato il proprio messaggio a Bersani e al Movimento Arancione. Chi è rimasto nel partito lo ha fatto con spirito di consapevolezza e accettando le linee guida di Di Pietro.

Anche quando si è parlato della eventuale sostituzione della figura del presidente hanno urlato dall’aula: “il nostro presidente è Di Pietro”. Tutti più entusiasti quando si parlava di alleanze con il Movimento Arancione e non quando si pensa a recuperare il rapporto con Bersani. Chi c’era oggi a Roma ha fatto chilometri e chilometri per ascoltare il proprio leader ed è pronto a seguirlo anche se si presentasse da solo ma a patto di non deluderli e applicare i punti fondamentali del programma: rispettare la Costituzione ed essere al fianco degli ultimi.

 

IL FUTURO: IL PARTITO C’E’  MA LO SFONDO È ARANCIONE

L’Idv per ora non rinuncia alla propria identità e al proprio simbolo. Il quattro gennaio lo presenterà per poi arrivare alle liste il 13 dello stesso mese.

Una cosa però non poteva non essere notata. Sotto il cerchietto con Di Pietro e il gabbiano dell’Idv lo scenario era tutto arancione. Un colore che forse non è stato scelto a caso e che potrebbe già indicare la nuova strada delle alleanze e dei programmi.

Forse l’unica possibile per evitare di essere stritolati da un sistema che ha dimostrato ampiamente di voler eliminare l’Italia dei Valori con un Pd condizionato sempre più dall’agenda Monti e che non è libero di seguire la strada che i suoi stessi elettori gli chiederebbero.

Di Pietro e i suoi però sono ben coscienti che esiste un piano che non si chiama Europa ma che si chiama banche (e probabilmente Bilderberg ndr) che non vuole una forza riformista schierata costantemente contro le sue politiche. Contro di questo però tutto il partito continuerà la propria battaglia per certificare la propria esistenza e il proprio ruolo nel panorama politico nazionale: forza di opposizione contro Monti e Berlusconi, forza di governo se dovesse vincere una coalizione che porta avanti il proprio programma. Un partito nato dodici anni fa da una volontà popolare che continuerà ad esistere puntando tutto sulla nascita di un bambino con una nuova identità.  Chi è rimasto si è mostrato anche forse non troppo dispiaciuto degli ultimi avvenimenti che hanno anche un qualcosa di positivo: aver permesso all’Idv di guarire dal proprio virus. Di Pietro ha messo in conto che portando avanti questo programma potrebbe perdere altri pezzi dell’attuale soggetto politico ma poco male: ripartire dalla base e dal nuovo è ora la parola d’ordine.

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