ELEZIONI 2013/ Clamoroso autogol di Bersani: in lista gli ‘incandidabili’ Crisafulli e Caputo

Le imbarazzanti scelte elettorali del Pd si stanno rivelando agli elettori. Che si chiedono: che ci fanno in lista Vladimiro Crisafulli, parlamentare siciliano ricandidato alla Camera in Sicilia II, e Nicola Caputo, consigliere regionale campano, candidato alla Camera in Campania II? Quello di Bersani è stato un clamoroso autogol: Crisafulli, infatti, nel 2010 è stato rinviato a giudizio per concorso in abuso d’ufficio. Ma le accuse più grave, poi archiviate dalla Procura di Enna, riguarderebbero presunti rapporti di “affari e appalti siciliani” con personaggi finiti nell’orbita della magistratura perché – secondo le accuse – organici a Cosa Nostra. L’altro ‘incandidabile’ è Nicola Caputo, indagato dalla Procura di Napoli per lo scandalo dei falsi rimborsi che ha colpito anche la Regione Campania: secondo le accuse, Caputo si sarebbe appropriato indebitamente di fondi destinati alla comunicazione. E Bersani, che ha candidato la “foglia di fico” Pietro Grasso, tace e fa finta di nulla.

 

di Andrea Succi e Maria Cristina Giovannitti

crisafulli_e_caputo_incandidabili_pdLo slogan di ‘Bersani 2013’ è: moralità, lavoro e legalità. Lo stesso leader del centro sinistra presenta la sua lista con orgoglio e la definisce una «scossa civica» che porterà anche una rivoluzione femminile con il 40% di donne nella lista. In linea con questa “scossa”, il Pd ufficializza la candidatura del procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, che sembra essere la classica “foglia di fico”.

Tanto è vero che alle parole e alla candidatura di Grasso non seguono i fatti. Perché? È presto detto: il Pd, se da un lato sbandiera le liste pulite, dall’altro si ritrova a dover fare i conti con personaggi alquanto discutibili, per non dire altro. Che ci fanno in lista gli “incandidabili” Vladimiro Crisafulli, from Sicily, e Nicola Caputo, from Campania?

Parliamo di due regioni su cui l’attenzione ai nomi dovrebbe essere massima, perché proprio in quei luoghi di frontiera si rischiano rapporti ambigui tra infiltrazioni malavitose e politica compiacente. La piaga dello Stato italiano a cui il Pd di Bersani promette di porre fine. Promesse, appunto.

 

CRISAFULLI “CAPPEDDAZZO” – È il primo ‘incandidabile’, candidato dal Pd. Vladimiro, detto “Mirello Cappeddazzo”, è parlamentare siciliano, vincitore delle primarie ad Enna, dal passato alquanto burrascoso. Era il 19 dicembre 2001 quando – secondo le accuse della Procura di Enna – l’allora vice del Presidente Totò “Vasa Vasa” Cuffaro, si incontrava nell’Hotel Garden di Pergusa con il mammasantissimo avvocato Raffaele Bevilacqua, che – secondo quanto riportato da Antimafiaduemila “i giudici della Corte di Cassazione hanno definito capomafia, confermando la sentenza di condanna di secondo grado della Corte d’Appello di Caltanissetta, la procura competente per le indagini”. Bevilacqua deve ancora finire di scontare i 10 anni e 7 mesi di reclusione.

Durante questi summit, con ‘bacio’ iniziale e finale, il boss e il Crisafulli avrebbero discusso di affari e appalti siciliani. Il tutto è stato registrato dalla Procura di Enna con telecamere nascoste. La vicenda portò sotto i riflettori quello che cominciava ad accadere troppo spesso in Sicilia: le relazioni politica–mafia, per esempio con i casi di Totò Cuffaro (Udc) indagato per fatti di mafia e di Giuseppe Castiglione (Fi) condannato –ma poi assolto– per turbativa d’asta.

Nel 2003, dopo che i fatti furono resi noti, i Ds censurarono Crisafulli perché «non era ammissibile frequentare i boss». Il caso Crisafulli venne archiviato, nonostante la Procura scrisse che in questi incontri ci sarebbero stati “dei complessi contatti e disponibilità al dialogo di inquieta valenza”. Anche Giuseppe Arnone, avvocato e consigliere comunale di Agrigento, ha sottolineato i rapporti amichevoli tra Crisafulli e Bevilacqua, rischiando però di essere aggredito dallo stesso piddino. Ma la storia non finisce qui.

Secondo le note informative sulle intercettazioni dell’ottobre 2005 relative ad un lavoro di pavimentazione per la strada comunale che porta davanti alla villa del Crisafulli, ci sarebbero alcune telefonate tra il Crisafulli stesso e Marcello Catalfo, direttore dei lavori, nelle quali si dice che “sono serviti ben 8 camion da 19 metri cubi” però «la strada è uscita bella».

Le fatture sono firmate dal geometra Nicola Di Bari, arrestato per altre vicende, e intestate all’Amministrazione Provinciale di Enna.

Che c’entra Crisafulli? Nella relazione della Direzione Distrettuale Antimafia si specifica come ogni costruzione, ogni appalto, sembrava essere realizzato solo con il beneplacito del Crisafulli, che si difende parlando di «accuse sterili e complottiste».

Risultato: candidato in Parlamento, alla Camera, tra le fila del Pd.

 

NICOLA CAPUTO – Consigliere regionale campano, viene indagato dalla Procura di Napoli per truffa e peculato. E candidato nel Pd, nemmeno fosse un merito l’essere attenzionato dalla magistratura.

Alle primarie dello scorso 29 dicembre 2012 è stato il più votato in Campania e inserito al quarto posto della lista Pd per la circoscrizione Campania II.

Veniamo alle accuse. Nello specifico ci sarebbero – il condizionale è d’obbligo visto che parliamo di indagini in corso – due fatture sospette: una di 7 mila euro, rilasciata da una ditta di bevande ed un’altra, di 10.800 euro, del luglio 2010 rilasciata da una ditta di pulizia dove, però, il titolare ha disconosciuto la ricevuta.

Ad infittire i sospetti del pm Giancarlo Novelli e del procuratore aggiuntivo Francesco Greco sono le modalità di pagamento: le ricevute, anziché essere intestate alle ditte, erano intestate ai consiglieri ,che poi avrebbero dovuto “girare” i soldi ai lavoratori. Il candidato Pd si dichiara fiducioso nella magistratura, che prosegue nelle indagini.

Nonostante nessuno, o pochissimi, ne vogliamo parlare, il caso Caputo – dal punto di vista accusatorio – non si discosta da quello dei colleghi lombardi o laziali, contro i quali il Pd, e Bersani stesso, si è scagliato, additandoli come esempio di mala politica.

Senza rendersi conto che a guardare in casa d’altri si rischia di lasciarsi sfuggire quanto accade in casa propria.

A questo punto, in vista delle prossime elezioni, ci si chiede: che differenza c’è tra le liste del Pdl e quelle del Pd? Solo il numero degli “incandidabili”, certamente più alto tra i berluscones?

Ma, soprattutto, come può il signor Pietro Grasso accettare pedissequamente certi nomi? E intanto Bersani si cela dietro un “abbiamo le nostre regole e la Commissione di Garanzia”. Meno male…

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