ELEZIONI 2013/ Boom M5S, disastro Ingroia. Il Pd smacchia se stesso. Silvio? Forever sarà…

Silvio Berlusconi immortale. Ennesimo botto di Grillo. Batosta per Bersani. Flop Monti. Disastro Ingroia. Questo, in sintesi, quello che sembra profilarsi dai dati provvisori resi noti dal Viminale (circa 40 mila sezioni sulle 60 mila totali). Imu o non Imu, il Cavaliere potrebbe – se i dati rimanessero invariati – conquistare la maggioranza relativa a Palazzo Madama. Rivoluzione Civile sarebbe pesantemente sotto la soglia di sbarramento sia alla Camera che al senato. Monti rischia di essere, contrariamente alle aspettative, totalmente ininfluente in un’ipotetica alleanza con il Pd per arrivare alla maggioranza assoluta al Senato. Il M5S, infine, conferma di essere una vera forza politica: a Montecitorio, per il momento, è testa a testa con la coalizione di centrodestra.

 

di Carmine Gazzanni

SILVIO BERLUSCONI, L’IMMORTALE – Bisogna partire, per capire il dato, da una precisazione: i numeri su scala nazionale, sebbene indicativi, non dicono nulla (o quasi) sulla possibile composizione del prossimo Senato. Tutta colpa della legge elettorale, non c’è dubbio: nonostante infatti il centrosinistra, almeno al momento, sembrerebbe aver raccolto più voti su scala nazionale, non avrebbe la maggioranza assoluta dato che i premi di maggioranza, per Palazzo Madama, vengono assegnati su base regionale, a differenza della Camera per la quale il premio di maggioranza – 55% dei seggi – è assegnato su base nazionale. In altre parole, per Montecitorio chi prende più voti tra le coalizioni ha diritto al premio che assicura una maggioranza assoluta e non semplicemente relativa.

Ebbene, il centrodestra è in vantaggio in tutte le regioni chiave, ovvero in quelle che assegnano consistenti premi di maggioranza. In Lombardia il centrodestra (3300 sezioni su oltre 9000) è al 38,43% (csx al 29); in Sicilia (2900 su 5309) è al 32,8 contro il 29 del M5S e il 28 del csx; in Puglia (2000 su 4011) è al 34,35 (csx al 28,14; M5S al 23); in Campania (2800 su 5821) il vantaggio addirittura è di circa 10 punti percentuali sulla coalizione di Bersani (36% contro il 26%). Importanti risultati, poi, anche in Calabria e Veneto. Testa a testa, invece, in Piemonte, regione dove ora è in testa Silvio Berlusconi per un pelo (30,37 contro il 29,65 del cdx).

Ora facciamo un po’ di conti. Considerando che il Pdl è in vantaggio anche nelle Marche, in Abruzzo e in Molise, e sommando i vari premi di maggioranza assegnati su base regionale nelle regioni appena menzionate (Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Calabria, Veneto, Piemonte), più quelli assegnati alla coalizione che, per così dire, arriva seconda, il centrodestra avrebbe maggioranza relativa e sarebbe molto vicino a sfondare il muro dei 158 senatori (soglia per avere maggioranza assoluta). Lo scarto è di circa venti senatori. Si dovrà vedere, a quel punto, come finirà in Trentino Alto Adige (assegna sette senatori), Valle D’Aosta (un senatore) e nella circoscrizione Estero (sei), dove si vota seguendo il precedente sistema elettorale.

Se le cose dovessero rimanere così, insomma, Silvio Berlusconi potrebbe essere vicino anche a conquistare la maggioranza assoluta a Palazzo Madama, come detto. Nel caso in cui alla Camera il centrosinistra dovesse risultare vincitore – e questo sembrano dire i primi dati del Viminale (circa 6 mila sezioni su oltre 61 mila: csx 34,39; M5S 25,78; csx 24,12) – la situazione di ingovernabilità sarebbe più che palese: Senato in mano al centrodestra, Montecitorio in mano al centrosinistra, con il Movimento 5 Stelle che si riconferma vera e nuova forza politica.


BATOSTA PER BERSANI – Al momento certo è che la maggioranza assoluta a Palazzo Madama non sarà in mano al centrosinistra. Vero, i sondaggi dicevano tutt’altro: il centrosinistra veniva dato vincente in Lazio, Campania e Piemonte. Tutte regioni che, stando ai dati, si confermano essere di centrodestra. Insomma, se guardiamo ai dati di un mese fa, Pier Luigi Bersani ha perso. Si è lasciato per l’ennesima volta scivolare dalle mani una vittoria che pareva già confezionata, permettendo al suo rivale storico di resuscitare ancora. In un certo senso Bersani è riuscito a fare anche peggio di Veltroni: se quest’ultimo aveva deciso lungo tutta la campagna elettorale di non nominare il nome del Cavaliere, Bersani è andato oltre, scomparendo lui stesso dalla campagna. Inesistente. Si dirà: i dati però dicono che alla Camera il centrosinistra è in vantaggio. Il che, come detto prima, assicura una maggioranza assoluta alla Camera. Senz’altro vero, non c’è che dire. Ma è solo una magra consolazione, dato che alla governabilità della Camera non fa da contraltare una uguale governabilità al Senato. Insomma, sarà impossibile pretendere di portare avanti una legislatura.

grillo_berlusconi_vincono_elezioni_2013Sia se dovesse conquistare Berlusconi la maggioranza assoluta, sia se nemmeno lui riuscirà a superare la soglia dei 158 senatori, in entrambi i casi l’ingovernabilità regnerebbe sovrana. A quel punto non toccherà far altro che costituire un nuovo governo di sanità pubblica (o tecnico, che dir si voglia) che metta mano – finalmente – alla legge elettorale. Ancora non terminano gli scrutini, ma già tutti ne sono più che coscienti: a stretto giro si tornerà alle urne. Il tempo di nominare ad aprile il nuovo Presidente della Repubblica e indire una nuova data per le politiche.

Il dato, insomma, parla chiaro: Silvio Berlusconi è più che vivo che mai. E probabilmente chi lo dava per spacciato (vedi Pd) è il vero “defunto” (per l’ennesima volta) di questa tornata elettorale.


GRILLO BOOM BOOM – Ormai non stupisce più. Il Movimento 5 Stelle è una forza politica di peso. Più di quanto lo sia il team messo in piedi da Monti, più di quanto lo sia lo stesso Pdl. Basti d’altronde andare a vedere  i dati per la Camera. Con circa 16.000 sezioni scrutinate su 61.446, i Cinque Stelle tallonano la coalizione di centrodestra (cdx: 26,04%; M5S: 25,88%) e si confermano partito più votato, secondo solo al Partito Democratico (27,84). I democratici, però, per quanto detto prima certo non possono festeggiare se consideriamo che, stando ai sondaggi, nel giro di un mese sono riusciti a perdere quasi dieci punti percentuali. Voti che, per la gran parte, sono finiti proprio al M5S (altro che fascismo e “ducetto-grillo”). Se si vanno poi a sbobinare i dati regione per regione le sorprese non sono poche: in Sicilia, in entrambe e circoscrizioni della Camera, Grillo è primo partito, al di sopra non solo di Pd e Pdl, ma di ambedue le coalizioni di centrosinistra e centrodestra. In Toscana, storica regione rossa, è secondo partito con oltre il 24% di preferenze.

Non solo. Chi diceva che Grillo piace solo ai giovani, ha sbagliato di grosso, dato che anche al Senato i risultati sono andati oltre le aspettative. Prima delle elezioni si parlava di una ventina di senatori massimo che avrebbe conquistato il movimento di Grillo. Se i dati dovessero essere confermati, invece, i senatori saranno oltre 50. Basti pensare ancora alla Sicilia, dove i Cinque Stelle hanno superato la coalizione di Bersani (29,50 contro il 27,77). O ancora alla Toscana, alla Sicilia e all’Emilia Romagna, dove Grillo è seconda forza, dietro solo alla coalizione di centrosinistra.


CLAMOROSO FLOP DI MONTI – Per tutta la campagna elettorale si pensava che il suo peso elettorale sarebbe stato determinante per garantire governabilità. Invece niente di tutto questo. Mario Monti dappertutto è sotto il dieci per cento. Certo: in quasi tutte le regioni la lista Scelta Civica prenderà senatori (oltrechè, ovviamente, deputati). Ma saranno ininfluenti per ogni possibile alleanza. Anche se infatti Bersani decidesse di scendere a patti con Monti (e peraltro in quel caso dovrebbe sciogliere la grana Vendola), non servirebbe affatto per giungere ad una maggioranza assoluta a Palazzo Madama. Insomma, l’ingovernabilità è certa. Nonostante Monti. L’ennesima prova del flop della politica tecnica. L’ennesima bocciatura per il Professore.

DISASTRO INGROIA – Zero. Un disastro tanto inaspettato quanto clamoroso. Pessimi risultati in quelle regioni che si pensava sarebbero state le roccaforti (Sicilia e Campania). Fuori non solo al Senato, ma anche alla Camera. Antonio Ingroia e il suo movimento non hanno convinto. Probabilmente hanno deluso le aspettative del tanto decantato cambiamento. Che – è abbastanza evidente – non c’è affatto stato. E chi aveva parlato di un remake della Sinistra Arcobaleno, almeno nei risultati, aveva visto giusto.

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