ELEZIONI 2013/ Bersani – Vendola: un matrimonio finito alla prima notte di nozze

I primi screzi alla prima notte di nozze. Dopo appena cinque giorni dalla fine delle primarie i temi del lavoro e la riforma dell’articolo diciotto hanno portato ad un probabile divorzio tra Pierluigi Bersani e Nichi Vendola. Altro pomo della discordia è la rinnovata volontà del Pd di tessere accordi con Casini e Montezemolo e farsi quindi promotore di un eventuale Monti Bis. Pronta la risposta del leader di Sel: “Se entra l’Udc non ci sono io”. Ed ecco che i neo sposi tornano a fare la corte ai rispettivi amanti. Lle primarie? Soltanto tendoni da circo.

 

di Viviana Pizzi

Era il 4 dicembre quando il segretario nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendolaesultava “quasi felicissimo” per la vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie del centrosinistra. Per tutta la settimana precedente sulla sua pagina facebook era visibile il monito che lanciava ai suoi elettori del primo turno: “insieme con Pierluigi”.

Le nozze tra Pierluigi Bersani e Nichi Vendola sembrano però durate meno di una settimana, per dirla alla popolana maniera, la sposa dopo la prima notte di nozze se n’è scappata con l’amante.

In questo caso bisogna capire chi è l’amante in questo triangolo d’amore chiamato politica ed alleanze. E’ facile però individuarlo: altro non è che il governo Monti e tutti gli innamorati che si porta dietro (Casini e Montezemolo).

 

LA CREPA DEL MATRIMONIO

bersani-casini-vendola_no_al_matrimonioLa prima frattura tra i due neosposi c’è stata quando Bersani ha dichiarato prima pubblicamente e poi al Wall Street Journal (forse per attirarsi le simpatie americane che ha il governo Monti o chissà per quale motivo ancora oscuro) che stava cercando di allargare l’alleanza proprio ai centristi moderati dell’Udc e di Italia Futura. Che non velatamente stanno appoggiando quella che per loro è l’unica soluzione possibile: riproporre l’agenda Monti con il suo bis.

Certo facendo così Bersani acquista punti tra gli americani, che insieme ai tedeschi sono quelli che hanno dato più fiducia al governo tecnico ma certo non inaugura bene la sua stagione come leader del nuovo centrosinistra, quello del patto con Sel, socialisti e Api.

 

LA REAZIONE DI VENDOLA{module Buone Feste con Winstore.it}

La dichiarazione d’amore del marito verso l’amante (Bersani verso Casini e Monti) di certo non ha fatto felice Nichi Vendola.

Il quale ha subito replicato a Bersani con parole dure e da coniuge tradito.

Oggi esiste al centro della coalizione di centrosinistra l’agenda Bersani – ha dichiarato Vendola su facebook- Lo dico chiaramente: se c’è Casini, non ci sto io in una futura alleanza di governo.Se poi abbiamo scherzato dobbiamo dirlo al nostro popolo: sono 3 milioni di italiani che andrebbero via perché pensavano di votare per il cambiamento. Non saremo noi a tradire quel voto”.

Questa però non è stata la prima dichiarazione di fuoco di Nichi Vendola nei confronti di Pierluigi Bersani che  è apparsa sui social network. Già dal giorno subito dopo l’Immacolata Concezione il leader di Sinistra Ecologia e Libertà aveva dato i suoi avvertimenti al candidato premier della coalizione delle primarie.

Il 9 dicembre  aveva già sostenuto: “Nel 2013 devo guidare una formazione politica neonata come Sinistra ecologia e libertà dentro una stagione politica nuova. Io spero con funzioni di governo. Per una coalizione di centrosinistra in cui la sinistra non sia una funzione ornamentale, ma una agenda di futuro”.

 

LO SCONTRO SUI TEMI DEL LAVORO E DELL’ARTICOLO DICIOTTO

Il giorno dopo, all’uscita dell’intervista del Wall Street Journal la replica è stata ancora più secca soprattutto perché Bersani oltre a sostenere di voler cercare l’alleanza con Casini ha anche sostenuto di non sentirsi ostaggio di Sel per nessun punto programmatico. Tantomeno sull’articolo 18 e sulle questioni del lavoro il cui argomento “è chiuso” e noi abbiamo visto anche il perché nel voto parlamentare del Pd alla riforma Fornero.

Anche qui Vendola non è stato tenero nei confronti del neo alleato Bersani mettendo in discussione la stessa funzione delle primarie, quelle elezioni che il 25 novembre e il 2 dicembre erano state definite “una vittoria della sinistra” e un “successo della democrazia”.

Se le primarie del centrosinistra – ha sottolineato Vendola – sono state solo una messa in scena, allora possiamo pure tornare a fare i giochini che piacciono tanto agli strateghi della tatticaIo non so che farmene del politicismo degli accordi di Palazzo. L’unica alleanza che mi interessa è quella con il popolo delle primarie”.

 

I POSSIBILI SCENARI DEL DISACCORDO

Cosa si chiedono ora gli elettori di Pd e Sel all’indomani delle primarie? Dopo aver speso quattro euro in sette giorni per legittimare il leader Pierluigi Bersani? Vogliono sapere chi andrà con chi e cosa intenderanno fare per l’Italia.

Esiste la possibilità che Casini e Montezemolo dicano no alla corte del Pd e che tutto resti com’è: partiti delle primarie da una parte e partiti del Monti bis dall’altra.

Se però Udc e Italia Futura insieme al Fli(sostenitori accaniti di Monti) dicessero sì a Bersani cercando di mettere dalla loro parte il 30% dei voti che i sondaggi attribuiscono al Pd la musica cambierebbe e non di poco.

Questo scenario resta possibile perché Mario Monti potrebbe decidere di scendere in campo per accontentare gli uomini del Bilderberg che molto probabilmente gli chiedono di bissare la sua esperienza al governo.

Quale migliore alleato del Pd per arrivare all’obiettivo? Nessuno vista la fedeltà mostrata negli ultimi tredici mesi e il grande serbatoio di voti che si porterebbe dietro. Questo secondo i montiani. C’è comunque da tener presente che proprio i bersaniani  potrebbero perdere consensi con una scelta del genere.

Comunque se i centristi dovessero accettare l’accordo con Bersani questo sarebbe lo scenario: Pd- Fli- Udc- Italia Futura da un lato con Sinistra Ecologia e Libertà che proverebbe a schierarsi con gli anti Monti per eccellenza del Movimento Arancione, Rifondazione Comunista e tutte le altre forze riformiste dell’eventuale quarto polo che nella propria agenda ha proprio quello di mettersi di traverso contro le politiche di Mario Monti.

E l’accordo delle primarie? Si andrebbe a dissolvere come neve al sole. Tutto il carrozzone? Pazienza era solo il tendone del circo.

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