ELEZIONI 2013/ Bersani e le contraddizioni sul fiscal compact: “Macelleria sociale, ma non diciamolo”

Mentre al “Financial Times” dichiara di aver sposato la linea Merkel (quella della macelleria sociale più sfrenata) in materia di pressione fiscale, agli elettori sardi – prima della vittoria delle primarie – dichiarava l’esatto contrario, promettendo di voler ridurre le tasse sui più poveri, incentivando lavoro e impresa e premendo invece sugli evasori fiscali. Quale la verità sulle sue politiche? Forse quella che si racconta all’estero, dove non bisogna preoccuparsi di perdere consensi in vista delle elezioni di febbraio.

 

di Viviana Pizzi

Anno nuovo problemi vecchi per il leader della coalizione di centrosinistra Pier Luigi Bersani.

Riguardano ancora una volta la conciliabilità delle posizioni centriste (Udc e Agenda Monti) con quelle dell’area più a sinistra della sua coalizione (Vendola e Fassina). La dimostrazione sono ancora una volta le contraddizioni del leader del Pd in materia di politiche economiche.

Nonostante il leader del centrosinistra si definisca ormai elettoralmente alternativo a Monti sembra che non stia facendo nulla per dimostrare la sua voglia di rottura con le politiche che ha sostenuto e votato per tredici mesi alla Camera e al Senato. La dimostrazione è tutta in un’intervista al Financial Times, ancora una volta un giornale estero per evitare di perdere consensi nel territorio italiano e con i suoi elettori (il 30% secondo quanto emerge dai recenti sondaggi politici). Peccato che le sue dichiarazioni non coincidano in nessun modo con quanto dichiarò in Sardegna poco più di quaranta giorni prima.

 

BERSANI AL “FINANCIAL TIMES”: LAVORIAMO INSIEME ALLA GERMANIA

BERSANI-VENDOLA_scoppiatiAl maggior quotidiano economico britannico Bersani ha dichiarato “ di essere pronto a lavorare con la Germania per creare un nuovo organismo con poteri d’intervento nel caso in cui un paese non rispetti le regole di bilancio”.

Il leader del Pd si dice pronto a ragionare in termini di collaborazione con Angela Merkel per creare in questo modo politiche europee più mirate.

Comunque va oltre quello che il popolo di sinistra avrebbe mai potuto immaginare sostenendo anche di “non voler rinegoziare in nessun modo il fiscal compact né nessuno degli accordi raggiunti nell’ultimo anno” . La sua intenzione è invece quella di andare avanti “in un rapporto franco e amichevole con la Germania sulla base di argomentazioni razionali e realistici”.

Cosa significa non toccare il fiscal compact? In pratica vuol dire che bisogna sostenere 50 miliardi di euro all’anno di tasse per i prossimi venti anni. Bisogna rispettare parametri sempre più rigidi e stringenti rinunciando a ogni spazio di manovra nazionale.

Chi verrà colpito? Ancora una volta salari, stipendi e prestazioni del Welfare. Le condizioni di vita diventeranno sempre più difficili, soprattutto per le classi sociali più deboli. Un piano che è stato definito una macelleria sociale che tocca la sanità, la scuola, l’università e i trasporti. Niente di tutto questo è stato voluto dal popolo, ma unicamente dalla Germania, da Monti e dallo stesso Bersani che ora si affretta a sostenere che nulla sarà cambiato.

Le sue dichiarazioni non lascerebbero infatti spazi a dubbi: Bersani sembrerebbe che vuole portare avanti in toto le politiche del governo Monti, che contribuiscono alla diminuzione del prodotto interno lordo e all’aumento della disoccupazione (alla fine di ottobre all’11,1% soltanto di sei decimali inferiore alla media europea che prende in considerazione anche le medie altissime di Grecia e Spagna dove un cittadino su quattro è senza lavoro). Sarà vero? Stando a quanto ha dichiarato in Italia e in particolar modo in Sardegna, prima della sua vittoria alle primarie, non sembrerebbe proprio.

 

BERSANI IN SARDEGNA: TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO

Bersani infatti ci tiene a salvare le apparenze. Di un partito di centrosinistra che stringe accordi con Nichi Vendola, che a gennaio si presenterà insieme alle forze politiche di Idv, Rifondazione Comunista, Fiom e il resto della sinistra estrema per firmare i referendum contro la Riforma Fornero in particolare contro l’applicazione dell’articolo 8 e dell’articolo 18.

Ai tabloid britannici dice di non dover far nulla per modificare la macelleria sociale del fiscal compact. Ai sardi dichiarò invece l’esatto opposto, probabilmente per consolidare la sua forza politica all’interno della coalizione di maggioranza.

Ridisegneremo profondamente il sistema fiscale – sostenne Bersani –  alleggeriremo il prelievo sul lavoro e sull’impresa, lottando contro l’evasione e spostando il peso del fisco sulla rendita e sui grandi patrimoni finanziari e immobiliari. Contrasteremo la precarietà, cambiando le norme e rovesciando le politiche messe in atto dalla destra nell’ultimo decennio. Combatteremo l’idea di una competitività giocata solo sull’abbassamento delle condizioni e dei diritti dei lavoratori“.

Parole che oggi suonerebbero come una vera e propria beffa, soprattutto perché non toccare nulla del fiscal compact e “non voler litigare con la Germania” sembrerebbe essere proprio l’esatto contrario di quanto aveva detto ai suoi elettori isolani.

Dobbiamo uscire da queste primarie – continuò Bersani –  con il taglio che daremo poi alla campagna elettorale per le elezioni politiche e amministrative. Dobbiamo portarci avanti e metterci a lavorare sin dal giorno dopo le primarie, perché il problema vero dell’Italia è che la ruota non gira, ma questo non è un problema tra giovani e vecchi, non vuol dire certo mandare a casa chi ha l’esperienza, semmai lavorare insieme per far risollevare l’Italia e recuperare un minimo di credibilità“.

Certo Bersani non escluse a priori la possibilità di lavorare insieme a Mario Monti, forse era cosciente ieri come lo è anche oggi, che da solo potrebbe non raggiungere i numeri per farlo. Le parole che disse a Cagliari però, all’inizio del 2013,  sembrano ormai uno sbiadito ricordo elettorale. Peccato però che aver vinto le primarie non significa poter governare il Paese. E Bersani se da un lato con le dichiarazioni di amicizia con la Germania potrebbe guadagnarsi il rispetto di Monti e dei centristi, dall’altro rischia di scollare la sua alleanza con Sel.

L’ultima parola spetta agli elettori ma Bersani farebbe bene a superare le sue contraddizioni prima di presentarsi davanti ai cittadini.

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