ELEZIONI 2013/ Berlusconi: “Monti leader dei moderati”. Pericolo isolamento per Bersani

La scelta del Cavaliere sul suo successore è stata ufficializzata durante la “Telefonata di Belpietro” di questa mattina su Canale 5. Una posizione che potrebbe ricompattare tutti i moderati intorno allo stesso tavolo compreso Pierferdinando Casini, che su Monti ha una apertura totale, mentre aveva socchiuso la porta quando Angelino Alfano aveva annunciato il dietrofront di Berlusconi invitandolo alla mensa del centrodestra. Quella del Pdl potrebbe essere una scelta tattica per isolare il leader del Pd Pierluigi Bersani, qualora Monti accettasse l’incarico. Al piddino non resterebbe altro che cercare il voto degli estremisti di sinistra per compensare l’eventuale fidanzamento fallito con l’Udc.

di Viviana Pizzi

Berlusconi_e_Alfano_3L’ex premier Silvio Berlusconi non si ricandida alla carica di presidente del Consiglio. E questo è un dato assodato sottolineato da Angelino Alfano che lo ha annunciato nelle scorse ore. Ma l’unità del centrodestra resta per il Cavaliere l’unica cosa a cui badare per non permettere che l’Italia sia governata dalle sinistre.

La dichiarazione di questa mattina è di quelle che lasciano il segno, che mettono chiaramente in luce il suo sostegno all’attuale governo.

Intervistato da Maurizio Belpietro a Canale 5, Berlusconi ha lanciato la sua bomba: “Non escluderei Mario Monti come leader del raggruppamento dei moderati. Monti ha sempre gravitato in quest’area”. Ora bisognerà attendere la dichiarazione di Monti in tal senso. Un presidente del Consiglio “tecnico” che ha sempre sostenuto di voler terminare la sua esperienza di governo in questa legislatura. Il quale però potrebbe accettare l’investitura di Silvio Berlusconi che verrebbe approvata anche da Pierferdinando Casini, fervido montiano.

La vera paura di Berlusconi, almeno stando alle sue dichiarazioni, è quella di vedersi governato dalle sinistre appoggiate da Vendola e dalla Fiom. Per farlo è disposto ad accogliere nuovamente anche Gianfranco Fini tra i suoi alleati perché “per far massa non bisogna farsi scappare nessun voto utile”.

Peccato che questi proclami non riescano a nascondere i problemi che si stanno creando all’interno del Pdl. Con un Angelino Alfano pronto ad allearsi anche con l’Udc pur di mantenere salde le redini del comando e Berlusconi che a Casini proprio non la perdona. Ma per capire le prove di alleanza che stanno avvenendo all’interno del Pdl bisogna analizzare parola per parola quanto è stato detto negli ultimi giorni.

Angelino Alfano, dopo aver dichiarato che il Cavaliere era pronto a un passo indietro per ricompattare la coalizione, ha anche rivolto un messaggio al leader dei centristi: “Se Berlusconi non si ricandida per favorire l’unità del centrodestra, hai il diritto, la possibilità e il dovere di giocare questa partita per riunire l’area dei moderati. Bisogna profondere ogni sforzo per unire una grande area moderata e alternativa alla sinistra. Caro Pier, sei chiamato a questa sfida. Se come Pdl siamo disposti e pronti allo sforzo più generoso e importante, chiediamo agli altri di fare la stessa cosa. Noi ci stiamo e, caro Casini, spero che le nostre strade possano tornare a incrociarsi”.

Ma Casini non riesce a dimenticare che il centrodestra resta anche Berlusconi e per questo risponde ad Alfano non dimenticando il percorso che ha effettuato negli ultimi anni (di opposizione al governo politico), lasciando aperta sia la porta alla nuova ricompattazione che la finestra di fuga verso una corsa solitaria in una campagna elettorale che lo porterà alle elezioni politiche del 2013.

Casini ha risposto ad Alfano: “Alle sfide nella mia vita politica non mi sono mai sottratto, agli inganni ho cercato di sottrarmi poiché ho il dovere di ritenere che non porti inganni, con cautela però voglio verificare. Spero ha aggiunto che quello che ha detto Alfano abbia un valore ma tutti quanti siamo abituati alle giravolte di Berlusconi quindi serve cautela e parsimonia nei giudizi. Se il Pdl fa un appello ai moderati significa che cerca di allargare il suo spazio elettorale o si pone realmente un problema di aggregazione che parte da un processo autocritico di come si è governato in questi 20 anni? Oggi qualunque processo di aggregazione dei moderati deve nascere sulla base della verità”.

Dopo queste parole Berlusconi non è riuscito a nascondere la sua acredine nei confronti di Casini. Una spaccatura iniziata negli anni centrali dello scorso decennio e difficile da sanare. Sarà anche per questo che il Cavaliere abbia deciso di non rientrare in campo e lasciare la partita a un altro leader (Monti in pole position). Stando alle sue parole potremmo dire proprio di si.

Non ho mai effettuato giravolte – ha sostenuto il Cavaliere – nella vita privata, da imprenditore, da politico. Non vedo come Casini possa permettersi un’espressione così infelice e contraria alla verità“.

 

Con un quadro politico visto in questo modo, non si può escludere una dissoluzione del Pdl in un nuovo soggetto politico diverso. Anche i recenti avvenimenti a livello regionale con gli scandali corruzione lo imporrebbero. Per questo motivo si punta su una figura aggregante come quella di Mario Monti, in grado di ripetere quel miracolo avvenuto nel 1994, quando proprio la figura del Cavaliere (allora nuova in politica) riuscì ad accattivarsi le simpatie degli elettori rimasti delusi dallo scandalo di Tangentopoli che mandò in frantumi tutta la classe dirigente della vecchia Dc legata al modello fallimentare della Prima Repubblica.

 

È ormai chiaro che i politici nati nei partiti (Alfano in testa) non sono le prime scelte dell’ex premier quando si parla di rinnovamento del centrodestra e di nuove elezioni. Monti a questo punto, e lo ha capito anche Berlusconi, potrebbe essere la soluzione ideale per escludere qualsiasi tipo di alleanza tra Pd e Udc.

 

Alfano e Berlusconi hanno idee diverse su Pierferdinando Casini e questo è davanti agli occhi di tutti. Ma è proprio Mario Monti la persona su cui tutti sono d’accordo. Lo stesso leader centrista lo aveva indicato come l’unico possibile presidente del consiglio della nuova era. Stesso discorso vale anche per Gianfranco Fini, che ha sempre sostenuto le scelte del governo tecnico.

 

Che cosa succederebbe, se Monti decidesse di candidarsi con il centrodestra? Molto probabilmente Casini potrebbe scegliere di abbandonare la sua posizione solitaria e accettare la sfida di Alfano. A quel punto la cosiddetta “terna alfabetica” Alfano-Bersani-Casini si andrebbe a dissolvere automaticamente. L’attuale premier diventerebbe per Pierluigi Bersani un avversario politico non più “un rimedio per ridurre il deficit italiano”. La lettera B resterebbe da sola, alla ricerca di nuove alleanze. Avrebbe Vendola al suo fianco (candidato anche alle primarie del centrosinistra), ma senza il fardello di Monti alle spalle potrebbe anche scegliere di allargare l’alleanza a quella sinistra radicale che per ora lo ha allontanato proprio perché sostenitore del “governo tecnico che ha affamato i popoli” . Una cosa è certa: la campagna elettorale è aperta e il gioco delle alleanze è iniziato. Ora toccherà a Monti, proprio a lui, sciogliere la prognosi.

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