ELEZIONI 2013/ B. e le donne: riparte il circo?

L’ex ministro alla pubblica Istruzione Mariastella Gelmini lancia la campagna “femminista” di Berlusconi, puntando sul welfare e sulle donne che lavorano. Stranamente, però, dimentica di parlare di rappresentanza politica nelle istituzioni e di politiche di contrasto alla violenza sulle donne. Come mai?

 

di Viviana Pizzi

La candidatura a presidente del Consiglio di Silvio Berlusconi non è invisa proprio da tutti. A sponsorizzarla è proprio una dei ministri del suo ultimo governo, quello iniziato nel 2008 e terminato lo scorso anno. Si tratta dell’ex ministro alla Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini secondo la quale il Cavaliere potrà conquistare la vittoria proprio grazie al supporto delle donne.

Silvio Berlusconi saprà riconquistare la fiducia delle donne – ha dichiarato – e vincerà anche grazie a loro. La sua storia dimostra che, da imprenditore e da politico, ha sempre valorizzato le donne“.

In un’intervista rilasciata al Quotidiano “Libero” ha anche aggiunto quali saranno le politiche femminili che verranno messe in campo qualora Silvio Berlusconi riesca a conquistare per la quinta volta la carica di presidente del Consiglio.

berlusconi_ministreNoi intendiamo mettere la questione femminile al centro del nostro programma, per questo stiamo studiando come recuperare risorse da destinare ai bisogni delle donne che lavorano e che sono madri di famiglia. Manca un welfare per l’infanzia – continua la Gelmini – Vogliamo invertire la rotta avanzando progetti concreti e lo faremo indicando le rispettive coperture. Presenteremo un pacchetto di misure rivolte a chi fa impresa. Una piattaforma per la ripresa e per lo sviluppo. Intendiamo rivedere, se vinceremo le elezioni, la riforma del lavoro varata dal governo Monti. La rimonta è iniziata. Nelle prossime settimane contiamo di raggiungere il 20% e da lì proseguire nel recupero fino a rovesciare il pronostico”.

Ci riusciranno grazie alle donne, soprattutto alle femministe che intendono far valere i propri diritti. Noi abbiamo qualche dubbio che vi mostreremo immediatamente.

 

BERLUSCONI E LE MINISTRE DONNE

Per capire se davvero Silvio Berlusconi tiene alle politiche femminili basta guardare nei suoi quattro mandati da presidente del Consiglio a quante donne ha riservato un incarico importante, da ministro.

Nell’ultima legislatura, quella che va dal 2008 al 2011 è stato certamente di larga manica. Ma non abbastanza come intende chi crede nella partecipazione delle donne in politica. Su venti ministeri infatti solo sei sono stati riservati alle cosiddette “quote rosa”.

Ci ricordiamo infatti del ministro al Turismo Michela Brambilla, il ministro dell’Ambiente e Tutela del Territorio Stefania Prestigiacomo, il ministro alle Politiche Europee Anna Maria Bernini, il ministro alla Gioventù Giorgia Meloni, il ministro all’Istruzione Maria Stella Gelmini ed infine quello alle Pari Opportunità Mara Carfagna.

Tutte cariche che non rivestono un ruolo di primo piano nel panorama politico italiano, a parte forse la pubblica istruzione e le politiche europee.  Cosa hanno in comune le ministre di Berlusconi?

Tutto ciò che piace al Cavaliere: gioventù ma soprattutto “bella presenza”. Non tocca certo a noi giudicare la loro intelligenza ma certo possiamo dire che sono tutte donne da copertina iniziando proprio da Mara Carfagna che ha iniziato la sua carriera come modella e partecipando al concorso di bellezza più ambito:  Miss Italia.

Meglio di lui ha fatto anche il suo successore Mario Monti: tre ministeri ma tutti di peso: il ministero del Lavoro e delle Pari Opportunità è toccato ad Elsa Fornero, il ministero degli Interni ad Anna Maria Cancellieri e quello della giustizia a Paola Severino. La quantità è certamente minore ma è la qualità che, in questo caso, va apprezzata. Gli incarichi sono certamente di primo piano e non di contorno.

E poi le caratteristiche. Non si può certo dire che le tre ministre di Monti siano state scelte per apparire sulla copertina di Tv Sorrisi e Canzoni. Si tratta di donne dal fisico “normale” che si potrebbero incontrare ogni giorno al supermercato a fare la spesa. Così come la piddina Rosy Bindi che è stata anche ministro della Sanità durante il primo dei governi di Prodi. Berlusconi invece no: di donne “brutte” proprio non vuole sentirne parlare. E lo dimostra anche il fatto che per definire la sua acerrima nemica Angela Merkel ha usato il termine offensivo “culona inchiavabile

 

IL BERLUSCONI DEL PASSATO: POCHISSIME MINISTRE A GOVERNO

Per giudicare l’attività di Berlusconi in politica però non dobbiamo guardare soltanto agli ultimi quattro anni. Dobbiamo ricordare che ha cominciato a fare il premier nel lontano 1994 quando tutti i cittadini credevano nel “miracolo italiano”.

Nella sua prima legislatura ricordiamo certamente il lancio dell’allora leghista Irene Pivetti come presidente della Camera. Laureata col massimo dei voti e a 34 anni presidente della Camera più giovane d’Italia. E seconda donna dopo la compianta Nilde Iotti a raggiungere lo scranno. Oltre a lei però il vuoto. Su venti ministeri solo uno fu assegnato a una donna. Si trattò del ministero all’Agricoltura retto dall’allora AN Adriana Poli Bortone. Per il resto soltanto ruoli minori. L’unica nota positiva: le due donne del primo Berlusconi avevano ancora sembianze fisiche normali. Era ancora lontano il tempo del Bunga Bunga. Però quell’esperienza durò un anno: fino al 1995.

Passiamo al secondo Governo Berlusconi quello che ebbe inizio nel 2001 e terminò la sua esperienza nel 2005. Per il Cavaliere furono anni d’oro e questo fu uno dei governi più lunghi della storia. Di donne però, nonostante tanto avvicendamento di ministri soltanto due a capo di dicasteri. La prima fu Letizia Moratti che si occupò di Pubblica Istruzione e la seconda Stefania Prestigiacomo alle politiche comunitarie tra l’altro senza portafoglio. Da notare che il ministero alle pari opportunità era retto da Mirco Tremaglia (un uomo). Attenzione alle donne? Meno che nella precedente esperienza considerando anche che con la bellezza della Prestigiacomo si avvicinava anche la fase involutiva di Berlusconi Bunga Bunga.

Dal secondo al terzo (quello 2005 – 2006) non cambia praticamente nulla per le donne. Il nuovo esecutivo fu quasi la fotocopia del vecchio e fu varato soltanto per garantire al premier quella stabilità politica che lo portasse alle elezioni del 2006 quelle che perse contro Romano Prodi.

 

BERLUSCONI E LE DONNE COMUNI

Dal punto di vista politico abbiamo già verificato la poca attenzione di Berlusconi verso le donne. Un premier che di quote rosa non ha mai voluto sentir parlare. Recenti però sono gli scandali del Bunga Bunga nei quali è finito anche nelle maglie della giustizia.

Molte donne, che poi sono anche finite nel mondo dello spettacolo, hanno denunciato di essere dovute passare per le notti di Arcore prima di ottenere quello che volevano. Notti fatte di sesso, droga e rock & roll.

Gli italiani ricordano le confessioni della pugliese Patrizia D’Addario che sostenne di aver avuto rapporti sessuali con Silvio Berlusconi  e poi essere stata candidata in Puglia. Ricordiamo tutti anche come Nicole Minetti è arrivata al consiglio regionale della Lombardia. Dopo aver partecipato attivamente nello scandalo che ha coinvolto l’ormai famosa Ruby Rubacuori. Cose che hanno anche distrutto il suo rapporto con la seconda moglie Veronica Lario la quale  ha divorziato da lui perché non ne condivideva più lo stile di vita.

Il fondo però Silvio Berlusconi lo ha toccato in piena emergenza stupri nel 2009 quando il giorno di San Valentino una coppia di fidanzatini fu aggredita e la ragazza fu brutalmente violentata nel parco della Caffarella a Roma.

In un’intervista sostenne infatti che “in fondo sono cose che capitano” e quando gli si chiese se era necessario l’intervento dell’esercito per tamponare questa emergenza lui rispose: “ Non possiamo mica impegnare un soldato per ogni “bella ragazza” che circola in strada?”.

Sottolineando ancora una volta che lo stupro è un problema soltanto di chi è esteticamente appetibile e  dimostrando di ignorare totalmente che un maniaco sessuale non guarda se la sua vittima è  bella o brutta ma la violenta e basta.

Noi siamo convinti che le donne italiane non abbiano dimenticato tutto questo e che Berlusconi dovrebbe scegliere certamente altri argomenti per risalire nei sondaggi. Le donne non hanno certo la memoria corta. Ai posteri l’ardua sentenza.

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