ELEZIONI 2013/ 5 regioni in bilico: Bersani perde il Senato, alleanza con Monti sempre più vicina.

Lombardia, Sicilia, Veneto, Campania e, forse, anche Puglia. Queste saranno le regioni che decideranno sul futuro della prossima legislatura, sulla sua stabilità e – soprattutto – sulla sua natura. Sondaggisti e osservatori sono tutti d’accordo: la vera partita si giocherà in queste quattro/cinque regioni, sul numero dei seggi senatoriali assegnati a ciascun partito. Basta leggere i numeri per capire che Bersani con grande probabilità rimarrà lontano dalla maggioranza assoluta. Serve un’alleanza trasversale. L’unica possibile è con Mario Monti. Che a questo punto – per il “gioco” politico del do ut des – potrebbe avviarsi a sostituire Napolitano.

 

di Carmine Gazzanni

Purtroppo bisogna fare i conti col perverso sistema impiantato dal Porcellum, il quale prevede che al Senato non ci sia un premio di maggioranza nazionale – come avviene alla Camera – ma ce ne sia uno per ogni regione. In altre parole, in ogni regione chi prevale – ad eccezione di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Molise – ottiene il premio di quella regione, sommando così in proporzione seggi in Senato. Dunque più regioni si conquistano, più seggi si avranno; più la regione conquistata è popolosa, più alto sarà il numero di rappresentanti cui dà diritto. È qui, dunque, che si determinerà la stabilità o meno del governo.

Quanto accadrà alla Camera – a parte clamorosi scivoloni di Bersani – appare, a meno di un mese dalle elezioni, abbastanza scontato: la coalizione “Italia Bene Comune” (Pd, Sel, Psi) è seriamente candidata a fare suo quel corposo premio di maggioranzail 55% dei seggi – che la legge elettorale attribuisce a chi raccoglie il maggior numero di voti su scala nazionale.

Il discorso cambia, come detto, radicalmente per Palazzo Madama: l’assegnazione dei seggi senatoriali su base regionale potrebbe determinare anche l’esito paradossale per cui, anche se una coalizione dovesse vincere nella stragrande maggioranza delle regioni, perdendone alcune strategiche, non godrebbe della maggioranza in Senato.

 

LE REGIONI IN BILICO: BERSANI LONTANO DALLA MAGGIORANZA IN SENATO – Cerchiamo di capire con esempi concreti. Ammettiamo che il centrosinistra riesca a vincere in tutte le regioni, tranne nelle regioni più a rischio (Lombardia, Campania, Sicilia e Veneto): potrebbe ottenere massimo (il dato però è potenziale, dato che si pone l’esempio che né Ingroia, né Monti, né Grillo riescano a prendere nemmeno un seggio) 146 seggi, contro i 158 che servono per avere la maggioranza assoluta a Palazzo Madama. Ingovernabilità, dunque. Ma andiamo avanti. Facciamo conto che siano solo tre le regioni che il centrosinistra non riesca a conquistare: Lombardia, Sicilia e Veneto. Anche in questo caso niente maggioranza: Bersani si fermerebbe a 149. Lo stesso accadrebbe se il centrosinistra vincesse in una sola regione tra Sicilia e Veneto e non in Lombardia (arriverebbe a 157 seggi).

Le cose cominciano a cambiare se il centrosinistra vincesse sia in Sicilia che in Veneto che in Campania, ma non in Lombardia: otterrebbe 165 seggi, sette in più della maggioranza. Troppo pochi per poter governare per cinque anni. Ecco allora il punto: per avere una maggioranza più consistente serve che il centrosinistra vinca in tutte le regioni d’Italia, quindi anche in tutte le quattro in equilibrio: in quel caso avrebbe 178 seggi. Oppure che vinca in Lombardia e in due regioni tra Sicilia, Campania e Veneto: in quel caso ne avrebbe 170. Oppure? Oppure – e questo è il punto – che Bersani decida di allargare la coalizione alle forze centriste, offrendo un ruolo di peso a Mario Monti. Magari il Quirinale.

Bersani-Monti_guarda_la_stretta_di_manoA questo punto, però, andiamo a vedere cosa dicono gli ultimi sondaggi per capire quello che potrebbe profilarsi. Come detto, sono proprio queste regioni – Lombardia, Campania, Sicilia, Veneto e, forse, Puglia – ad essere fondamentali per le sorti della prossima legislatura. Al momento la situazione è decisamente controversa.

 

LOMBARDIA: BERLUSCONI AVANTI, BERSANI IN AGGUATO – In Lombardia la situazione è tutt’altro che chiusa dato che il vantaggio del centrodestra è ampiamente sotto la forbice di accuratezza dei sondaggi: la coalizione di centrodestra è data al 36,7 per cento (27 seggi), mentre il centrosinistra si ferma al 34,5 per cento (13 seggi). Cinque seggi per il M5S e quattro per Monti. Poco più di due punti percentuali, dunque, separano centrodestra e centrosinistra. Troppo pochi considerando anche l’effetto domino che potrebbero avere le regionali dove Ambrosoli è dato leggermente in vantaggio.

 

VENETO: CDX IN VANTAGGIO. MA OCCHIO ALLA DISAFFEZIONE LEGA – In Veneto, invece, il centrodestra sarebbe in vantaggio di quasi quattro punti percentuali: 33,9 per la coalizione guidata da Berlusconi contro il 30 per cento per quella guidata da Bersani. Qui però potrebbe giocare a favore del centrosinistra la disaffezione dei leghisti che non condividono affatto (basti pensare al sindaco di Verona Flavio Tosi) la premiership di Silvio Berlusconi. Tre fattori però riducono le speranze del centrosinistra: la regione è tradizionalmente di centrodestra, il vantaggio da colmare è ancora ampio, è probabile che molti dei leghisti che nei sondaggi si stanno ‘ribellando’, al momento di votare per davvero rientrino nei ranghi. Al momento, quindi, Pdl e Lega prenderebbero 14 seggi, il centrosinistra solo 5, 2 Monti e 2 Grillo.

 

CAMPANIA: AVANTI BERSANI – In Campania si registra invece uno scenario opposto: il centrosinistra al momento, complice anche la vicenda Cosentino, sarebbe in vantaggio di oltre quattro punti e mezzo (32,5 contro il 27,9 del centrodestra): se le cose restassero in questo modo, sarebbero 16 i seggi che andrebbero a Bersani, 6 a Berlusconi, 3 a Grillo e 3 a Monti.


SICILIA: UN PUNTO DIVIDE BERSANI E BERLUSCONI. SORPRESA INGROIA – Infine la Sicilia, che assieme alla Lombardia è la regione in bilico per definizione: il centrodestra qui è in vantaggio di un solo punto percentuale (che vuol dire niente, visto che si tratta di sondaggi): 29,6 per cento (14 seggi) contro il 28,6 per cento (5 seggi). Impossibile prevedere come andrà finire, anche se un ruolo fondamentale lo giocherà l’astensione, com’è stato anche per le scorse regionali. Qui Grillo prenderebbe 2 seggi, 2 Monti e 2 anche per Antonio Ingroia.

 

PUGLIA: COSA FARÀ LA REGIONE DI VENDOLA? – Come detto, però, sorprese potrebbe riservare anche la Puglia: il centrosinistra è sì in vantaggio, ma con un margine che non lascia del tutto tranquillo Bersani, nonostante stiamo parlando della regione guidata da Nichi Vendola. Il centrosinistra è al 33 per cento (11 seggi), il centrodestra è al 29,2 (4 seggi), 2 seggi, ancora, rispettivamente per M5S e i centristi.

 

MONTI AL QUIRINALE? – Facendo una somma dei dati regione per regione, il centrosinistra otterrebbe 146 seggi, il centrodestra 101, i centristi 31, il M5S 29, Rivoluzione Civile 5. Ergo: Bersani sarebbe decisamente lontano dall’avere una maggioranza assoluta (quota 158). Ecco perché il centrosinistra sarà costretto a trovare alleanze trasversali. Dopo la chiusura, tanto inspiegabile quanto definitiva, a Ingroia, l’unico possibile interlocutore resta Mario Monti. Ma, ovviamente, il centro non darà nulla per nulla. Giochi di poltrone? È molto probabile. Anche perché, come detto, in ballo c’è anche il Quirinale dato che ad aprile scadrà il settennato di Giorgio Napolitano. Che possa essere proprio lui, il professore, il prossimo Presidente della Repubblica italiana?

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