ELEZIONI 2012/ Grillo fa il botto, Terzo Polo anonimo, muore il centrodestra: Bersani ci sei?

Una tornata elettorale importante. Verrebbe da dire storica. Che segna, probabilmente, la fine di un’epoca e – chissà – l’inizio di un’altra. Exploit del Movimento 5 Stelle. Scomparsa del Pdl. Anonimo il Terzo Polo. Tengono Sel e Idv con Orlando e Doria. E il Pd, ça va sans dire, si prende meriti che spesso non ha. Ed ora occhi puntati su contromosse e possibili nuove alleanze. Le elezioni anticipate a ottobre sono più che un’ipotesi …

di Carmine Gazzanni

beppe-grillo_elezioni_2012VERONA, TOSI VINCE. LA LEGA PERDE – Tosi ha vinto. Ha stravinto. La sua vittoria è la vittoria di un sindaco amato nella sua città, che ha sempre fatto forza sul rapporto fisico con i suoi elettori. A ben vedere, infatti, il sindaco veronese non è stato affatto scalfito dallo scandalo che ha colpito le alte gerarchie del suo partito, riconfermandosi primo cittadino senza andare al ballottaggio (come aveva fatto anche cinque anni fa) con una vittoria schiacciante: oltre il 57% delle preferenze. Ha  vinto Tosi, insomma. Ma non ha vinto la Lega. Il partito padano, infatti, nonostante le alte e tante attese, non si aggiudica alcuna vittoria, al primo turno, nei 25 Comuni sopra i 15mila abitanti, in Lombardia. Erano sicuri quelli del Carroccio di un risultato migliore: non a caso avevano deciso di correre da soli in tutti questi comuni. E invece niente. E non è andata meglio nemmeno nei due capoluoghi lombardi chiamati al voto. Anche qui i leghisti avevano deciso di contare solo sulle proprie forze. Alberto Mascetti a Como si è fermato intorno al 7% (dietro i candidati di centrosinistra e centrodestra e dietro anche ben due liste civiche); Marco Mariani a Monza all’11.

Un risultato, dunque, che non può far sorridere Roberto Maroni. L’ex ministro, infatti, si ritrova un partito scollato, che ha perso credibilità. Sarà un caso, ma Tosi, dopo la vittoria, si è fatto vedere tutto il giorno in televisione. Ma niente di verde addosso. Strano per un leghista doc.

SUCCESSO DEL M5S: BALLOTTAGGI A PARMA, BUDRIO E COMACCHIO. SAREGO LA “PRIMA TERZA REPUBBLICA” – Sale a giusta ragione sul carro dei vincitori il Movimento 5 Stelle. L’exploit è a dir poco impressionante. A Genova e Parma i risultati parlano chiaro. In entrambe le città il M5S è addirittura il partito più votato, secondo solo al Partito Democratico. Nel capoluogo ligure Paolo Putti tocca quasi il 14%, sfiorando per un pelo il ballottaggio con Marco Doria. Nella città emiliana, invece, Federico Pizzarotti (circa il 20% di preferenze) andrà al ballottaggio con il candidato di centrosinistra Vincenzo Bernazzoli. Un risultato importante. Che tuttavia non è affatto isolato. Boom di voti anche a Verona, dove Gianni Benciolini è al 9,3%, davanti anche al candidato Pdl Luigi Castelletti.

Ma grandi risultati anche a Belluno, Monza, Alessandria, La Spezia, Piacenza e Pistoia, dove il M5S supera il 10% dei voti, attestandosi, in alcune di queste città, come terza forza politica. Ma anche nei comuni con meno di 15 mila abitanti i grillini si sono prese grosse soddisfazioni. Su tutte, la vittoria di Sarego, un comune di sei mila abitanti in provincia di Vicenza in cui il candidato Roberto Castiglion ha conquistato la poltrona di primo cittadino col 35,20% delle preferenze. Per Grillo si tratta della “prima Terza Repubblica”, come ha scritto sulla sua pagina facebook. Anche a Budrio (in provincia di Bologna) e a Comacchio (Ferrara) grandi risultati: in entrambe le città, infatti, i candidati sindaci del Movimento andranno al ballottaggio.

La sfida, dunque, è aperta. E, se oggi si ragiona sulle amministrative, domani sarà la volta delle politiche. Non suona, allora, solo come una provocazione quella di Grillo il quale, con un tweet, saluta la vittoria dei suoi. “Ci vediamo in Parlamento”, scrive. Sarebbe ora che la politica cominci a interrogarsi su se stessa. Invece di continuare a demonizzare quello che non capisce. O non vuole capire.

LA MORTE DEL PDL. IN ALCUNE CITTA’ E’ LA SESTA FORZA – Per il partito di Alfano è l’ora del requiem. Surclassato nelle città più importanti.  Abbandonato dagli alleati storici. Se ancora c’è qualche incertezza se il Pdl debba ancora sopravvivere così com’è o debba darsi un nuovo volto, una prima risposta ad Alfano è arrivata dal suo elettorato. È, in effetti, impressionante la mole dei voti persi. Basti ricordare un semplice dato. Prima del voto i 26 capoluoghi chiamati alle urne erano così ripartiti: 17 al centrodestra e 9 al centrosinistra.  La situazione, ora, si è completamente ribaltata. Soltanto in cinque città su diciassette dovrebbe essere riconfermata una giunta di centrodestra: Gorizia (l’unica città in cui si è andati al voto con il trio classico Pdl-Udc-Lega, in appoggio a Ettore Romoli che ha vinto al primo turno), Catanzaro, Trani, Lecce (anche qui vittoria al primo turno) e Isernia. Tutte le altre hanno cambiato amministrazione (o potrebbero cambiarla con molta probabilità al ballottaggio). Sono città importanti quelle perse dal Pdl. Da Palermo (che addirittura arriva ad un ballottaggio tra Idv e Pd) a Rieti, storica città ci centrodestra. Da Belluno a Parma. Fino a Como, mai fino ad ora sotto una giunta di centrosinistra. Sono ben dodici le città “perdute”.  Soltanto una, invece, “conquistata”: Frosinone, dove Nicola Ottaviani andrà al ballottaggio con Domenico Marzi, candidato Idv. Ma è difficile che Ottaviani alla fine vinca, dato che al ballottaggio Idv, Pd e Sel (al primo turno divise con propri candidati) faranno confluire i voti su un unico candidato.

Ma lo schiaffo politico sta anche in altro. In più e più parti quello che soltanto l’anno scorso si vantava di essere il partito più amato in Italia, oggi finisce col non essere più nemmeno una seconda scelta. E, a volte, nemmeno una terza. A Palermo Massimo Costa si ferma al 12%, dietro Leoluca Orlando (48%) e Massimo Ferrandelli (18). Terzo partito anche a L’Aquila: il candidato sindaco Pierluigi Properzi, infatti, non arriva nemmeno al 10% e si ferma dietro Massimo Cialente (centrosinistra, al 40%) e Giorgio De Matteis, appooggiato da una coalizione sui generis (dai Verdi all’Udc, fino a CasaPound), al 29%. E così anche a Verona, a Lucca, a Belluno. Sempre terza scelta. Nonostante queste siano città che escono tutte da un’amministrazione targata Pdl. L’inverosimile, però, ancora si deve raggiungere. A Parma Paolo Buzzi non arriva nemmeno al 5% (addirittura sesta scelta). Ed anche qui si esce da un’amministrazione di centrodestra. A Genova Pierluigi Vinai si ferma al 12% (quarta scelta). A Taranto Filippo Condemi è al 6%. Stessa percentuale di voti anche per Marco Bertone a Cuneo (quinta scelta).

Eppure Angelino Alfano, in conferenza stampa, ha precisato: “non c’è stata alcuna catastrofe”. Silvio Berlusconi, addirittura, si è detto “soddisfatto”. Il requiem, intanto, continua a suonare.

L’ANONIMATO DEL TERZO POLO, ALLEATO DI TUTTI E DI NESSUNO – Si sa. Quando si continua ad andare sia di qua che di là, ora a destra ora a sinistra, alla fine si rimane a bocca asciutta. Se si volesse chiarire la linea politica dell’Udc in questa tornata elettorale sarebbe a dir poco impossibile: in 35 comuni con il centrodestra e, per non scontentare nessuno, in 36 comuni con il centrosinistra. A L’Aquila in una coalizione con CasaPound. A La Spezia, Brindisi, Taranto e Trani, con Vendola.

E non è tutto. Già, perché anche all’interno del Terzo Polo la questione è quantomai intricata. Non sempre Api, Fli e Udc hanno corso insieme. Anzi, mai. Nei ventisei capoluoghi chiamati al voto, non ce n’è uno in cui compare una coalizione formata da tutti e tre i partiti centristi. Nemmeno l’ombra. Spesso uno dei tre non ha proprio presentato la lista. Spesso, invece, uno confluisce in una coalizione, l’altro in un’altra. Con risultati, tranne qualche exploit (come nel caso di Cuneo: Federico Borgna, con il 37% dei voti, è il candidato sindaco più votato nella città piemontese), praticamente nulli.

Prendiamo il partito più rappresentativo, l’Udc. In questa tornata elettorale non supera, mediamente, il 5%. Ma in alcune città i risultati sono scioccanti. A Como, Frosinone, La Spezia e Piacenza il partito centrista si attesta intorno al 2%. Verrebbe da chiedere a Bersani perché allora tanta premura per non scontentare Pierferdinando Casini.  La foto di Montecitorio – quella che ritraeva insieme Bersani, Alfano e Casini sotto l’ala di Monti – si è oramai ingiallita. È bene che il Pd ne prenda coscienza.

CSX IN FESTA. SCELTE FELICI DI SEL E IDV. PD PRIMO PARTITO, MA OCCHIO AGLI SCOGLI – Il centrosinistra può festeggiare. I risultati parlano chiaro. Tra vittorie schiaccianti già al primo turno e corse al ballottaggio presumibilmente in scioltezza, potrebbero essere addirittura venti i capoluoghi di provincia ad essere amministrate da giunte di centrosinistra. Venti su venticinque chiamati alle urne. Tutti possono sorridere. A cominciare da Vendola e Di Pietro. I leader di Sel e Idv, infatti, dopo le sagge scelte di Pisapia e De Magistris, si sono ripetuti anche in questa tornata elettorale con decisioni coraggiose, ma importanti. Leoluca Orlando a Palermo. Marco Doria a Genova. Entrambi, tra due settimane, andranno al ballottaggio. Entrambi, se non ci saranno grosse sorprese, vinceranno. E saranno due vittorie, ancora una volta, che devono mettere in allerta il partito portante del centrosinistra, il Pd. Doria, infatti, senza alcun pronostico dalla sua, ha battuto alle primarie l’establishment del Partito Democratico. Orlando, invece, ha dimostrato come non sia stata assolutamente proficua l’alleanza – squisitamente sicula – con l’Mpa di Raffaele Lombardo. Due schiaffi politici forti, importanti, eloquenti. Che dovrebbero far riflettere Pierluigi Bersani.

Il Partito Democratico, infatti, è quasi dappertutto il primo partito. Ha, insomma, importanti numeri dalla sua. Ora deve saperli conservare, anche in vista delle politiche (anche perché non è da escludere che si vada al voto a ottobre). Due gli scogli che attendono Bersani. Il primo è il Governo Monti. Ha detto Bersani in conferenza stampa: “I nostri elettori hanno compreso la scelta di sostenere il governo Monti”. In realtà, non è così: alcune decisioni, prese perché “così voleva Monti” hanno impoverito il Partito Democratico. Basti pensare a quanto rivelato da Infiltrato.it ieri sulle pensioni d’oro. In diverse città il centrosinistra ha vinto per due fattori determinanti: e per la forza dei propri candidati e, soprattutto, per l’assenza, dall’altra parte, di un nemico forte, valido. È difficile credere, ad esempio, che a Genova il Pd avrebbe vinto senza Doria, candidato di Vendola; così com’è difficile credere che i Democratici avrebbero avuto la meglio in diversi comuni lombardi e veneti se Pdl e Lega non fossero andati divisi.

Il secondo scoglio è direttamente legato al primo: le attenzioni verso Casini. Ha detto bene Antonio Di Pietro: “A Palermo, come a Napoli, non si è rotta la foto di Vasto, ma è emersa una indicazione ben precisa di come deve essere la foto di Vasto. Il Pd non può restare con un piede in due scarpe”. Se qualcosa queste elezioni hanno insegnato, è che un passo a sinistra è meglio di un passo verso il centro. Vedi Orlando. Vedi Doria.

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