ELEZIONI 2012/ Genova, Verona, Palermo e L’Aquila i grandi centri dove si vota. Ma occhio alle strane alleanze

Domenica e lunedì migliaia di cittadini saranno chiamati al voto. Sarà la prima tornata elettorale “tecnica”, per così dire. La prima sotto il Governo Monti. Proprio per questo, in vista anche delle possibili alleanze per le politiche del 2013 (se non dovessero essere prima), questa tornata riveste un’importanza nuova, diversa dalle precedenti. E le sorprese non mancano: dall’Udc che si allea praticamente con tutti, a strane alleanze tra partiti, fino alle coalizioni “tecniche”. Ci saranno sorprese in queste elezioni amministrative 2012? 

di Carmine Gazzanni

elezioni_2012_fascia-sindacoMa partiamo analizzando quali potrebbero essere i possibili sviluppi in alcune delle città più importanti. Oltre Palermo, infatti, sono tre le città che verranno costantemente monitorate durante lo spoglio. Genova, Verona e L’Aquila. Tre città importanti, per il peso (squisitamente politico) che esse rivestono. La prima con il sindaco di Don Gallo, Marco Doria che potrebbe confermare la linea degli outsider dopo Pisapia e De Magistris; la seconda con Flavio Tosi, il sindaco mai in discussione, che tuttavia deve misurarsi con lo scandalo Lega; il terzo con la possibile riconferma di Massimo Cialente a tre anni dal terremoto.

GENOVA: CONTINUA LA STAGIONE DEGLI OUTSIDER CON DORIA. MA OCCHIO AI VOTI “RUBATI” DA GRILLO – Gli ultimi sondaggi, realizzati da Termometropolitico, parlano di un centrosinistra in netto vantaggio: la coalizione in appoggio a Marco Doria – sindaco appoggiato dai tanti parroci “di strada” di Genova, da  don Andrea Gallo fino a don Paolo Farinella – arriverebbe al 49%; il centrodestra, invece, con Pierluigi Vinai – appoggiato questi dalla Curia “che conta”, Bagnasco in testa – si attesterebbe al 14,3%. Probabilmente incide il fatto che il Pdl nella città della Lanterna correrà da solo. Terzo Polo e Lega, infatti, si presentano con propri candidati: da una parte Enrico Musso (ex Pdl, storico rivale del sindaco uscente Marta Vincenzi) che potrebbe superare anche il 10%; dall’altra Edoardo Rixi, ex consigliere comunale, ex deputato per quattro mesi ed ex consigliere regionale, che si attesterebbe al 4%. Senza dimenticare, però, la forza del M5S nella città del leader del Movimento Beppe Grillo. Paolo Putti, candidato sindaco dei grillini, potrebbe arrivare anche a superare la soglia del 5%. Rubando voti proprio a Doria. E soprattutto su questioni ambientali: sulla Gronda (il nodo autostradale in progetto per snellire il traffico) infatti i grillini sono totalmente contrari (Putti stesso era leader del Movimento No Gronda); anche Doria in un primo momento aveva parlato di opera inutile, per poi però ritrattare su forti pressioni del Pd, partito da sempre favorevole alla realizzazione del progetto.

VERONA: TOSI, IL SINDACO CHE SFIDA TUTTI (ANCHE IL SUO STESSO PARTITO). E VINCE – Dovrebbe essere una vittoria bulgara quella a cui andrà incontro il sindaco uscente Flavio Tosi. Per nulla scalfito (o solo in minima parte) dallo scandalo Lega. Come per Doria, insomma, non ci dovrebbero essere grosse sorprese. Con un vantaggio, però, per Tosi: secondo gli ultimi sondaggi supererebbe la soglia del 50% già al primo turno. Nonostante i Renzo Bossi, i Rosy Mauro e i Francesco Belsito. Incide senz’altro la forte presenza sul territorio di Tosi. Ma anche la sua personalità e le sue dichiarazioni dell’ultimo periodo. Da sempre insofferente alla mala gestio all’interno del partito e al cosiddetto cerchio magico, dichiaratamente maroniano, ostile già da tempo all’alleanza con il Pdl. Punti, questi, che se spesso l’hanno messo in cattiva luce davanti alle alte gerarchie del partito, di contro l’hanno sempre fortemente accomunato alla base leghista. Scelte, quelle di Tosi, che si sono dimostrate assolutamente vincenti. Non a caso il sindaco di Verona aveva parlato chiaro: nel caso in cui la Lega avesse deciso di correre con il Pdl, lui sarebbe andato da solo. Sfidando il suo stesso partito. Ed anche questa battaglia è stata vinta dall’irriducibile Tosi: la Lega correrà da sola. Lo schiaffo dato al Pdl è forte: non solo Tosi non avrà nemmeno bisogno dell’appoggio del partito di Alfano perché, con grande probabilità, non si arriverà al ballottaggio; ma il leghista è riuscito anche nell’impresa di spezzare letteralmente il Pdl con ben 14 dirigenti che si sono candidati a sostegno di Tosi stesso (e prontamente sospesi da Alfano che non ha gradito). Lontani tutti gli altri sfidanti: Michele Bertucco (centrosinistra) si attesterebbe intorno al 25%; Luigi Castelletti (Pdl e Terzo Polo) intorno al 18%; il grillino Benciolini al 5%; poi via via tutti gli altri.

L’AQUILA: CIALENTE SI AVVIA ALLA RICONFERMA. CONTANDO SULLE DEBOLEZZE DEL CENTRODESTRA  – Dopo tre anni dal terremoto, con una città ancora immersa nelle macerie e una ricostruzione in alto mare L’Aquila è chiamata al voto. Secondo i sondaggi il sindaco uscente Massimo Cialente dovrebbe restare seduto sul suo scranno. Se non al primo turno, al ballottaggio. Dopo aver vinto le primarie con il candidato di Sel e Rifondazione Vittorio Festuccia, infatti, Cialente può contare su un centrosinistra quasi totalmente coeso (solo l’Idv correrà autonomamente con Angelo Mancini), ma soprattutto su un centrodestra quantomai separato. Da una parte Pierluigi Properzi, candidato del Pdl voluto direttamente da Alfano; dall’altra Giorgio De Matteis, sostenuto da una coalizione assolutamente variegata: da fuoriusciti del Pdl all’Udc, dai Verdi fino a CasaPound.

LE STRANE ALLEANZE: IL MODELLO “TECNICO” PD-PDL ATTECCHISCE. DALLA SICILIA AL VENETO – Di una abbiamo appena parlato: a L’Aquila il candidato sindaco De Matteis è appoggiato da una coalizione che racchiude in sé partiti completamente diversi tra di loro come i Verdi, l’Udc e Casa Pound. Ma non è l’unica anomalia. In più comuni Pd e Pdl, forti della strana alleanza in campo nazionale, correranno assieme. Una coalizione “tecnica”, dunque, anche in queste amministrative. Succede a Pozzallo, in provincia di Ragusa. Il comune è ad un passo dal dissesto finanziario. Una sorta di rischio-default in scala. Come salvare la città allora? Con un candidato sostenuto da Pd e Pdl. Peccato, però, che l’aspirante sindaco non sia proprio un tecnico. Roberto Ammatuna, infatti, è deputato regionale del Pd ed in passato è stato anche comunista. Una bella torsione per il partito di Berlusconi.

Ma questo non è l’unico caso di alleanze Pd-Pdl. Al Nord, soprattutto nel Veneto, abbondano. Un inciucio anti-Lega potremmo definirlo. Il divorzio tra berlusconiani e padani, infatti, ha portato i secondi a decidere di correre da soli, i primi invece ad un’insolita (e imbarazzante) vicinanza con i rivali di sempre. A Besozzo, storico feudo leghista, Riccardo Del Torchio sarà appoggiato da Pd e Pdl contro il leghista Fausto Emilio Brunella. Medesima situazione anche a Carpiate San Gervaso e Sovere (Bergamo) e a Thiene (Vicenza). L’inciucio nazionale, insomma, ha attecchito anche nei comuni.

L’UDC ALLEATO CON TUTTI: IN 36 COMUNI CON IL CSX, IN 35 CON IL CDX – Pierferdinando Casini in più occasioni è stato chiaro: noi non stiamo né di là di qua. Né a destra né a sinistra. Peccato che poi si ritrovi, ogni volta, a stare sia di qua che di là. Sia a destra che a sinistra. In questa tornata elettorale, infatti, l’Udc corre in 35 comuni con il centrodestra e, per non scontentare nessuno, in 36 comuni con il centrosinistra. Un centrismo d’altri tempi, verrebbe da pensare. Ma anche di nuovi tempi: il classico trio Lega-Pdl-Udc oramai è solo uno sbiadito ricordo (solo a Gorizia si è conservato). Per il resto Casini ha deciso di allearsi praticamente con tutti: come già abbiamo ricordato, a L’Aquila l’Udc si ritrova in una coalizione che raccoglie anche l’estrema destra (CasaPound). Non mancano, poi, le alleanze anche con l’estrema sinistra: a La Spezia, Brindisi, Taranto e Trani, Sel e Udc  sono insieme. Nella stessa coalizione. Da veri compagni. 

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