Eletto il nuovo Papa: ecco chi è

Alle 19,06 la tanto attesa fumata bianca. Ecco chi è il nuovo Papa, successore di Ratzinger. 

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La piazza di San Pietro è in festa e dalla basilica suonano le campane a distesa. La scelta del pontefice è avvenuta al quinto scrutinio, nella seconda giornata di Conclave. 

Contro ogni pronostico è stato eletto il Cardinale Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, che prenderà il nome di Francesco I. 

Famiglia di origine piemontese, ma nato in Argentina, il suo nome ha lasciato attonita la Piazza di San Pietro. Il grande pubblico non si aspettava assolutamente questo nome.

Di Bergoglio avevamo già parlato. Purtroppo, non in termini entusiastici.

IL CARDINALE ARGENTINO CHE AIUTÒ LA DITTATURA – Ancora più inquietante la vicenda legata ad un altro possibile candidato alla successione di Benedetto XVI, l’argentino Jorge Mario Bergoglio. Di lui si è occupato un altro giornalista, Horacio Verbitsky, nel libro L’Isola del Silenzio. Nei primi anni Settanta Bergoglio divenne il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina. Entrando a capo della congregazione, ereditò molta influenza e molto potere: in pratica era a capo di tutti i sacerdoti gesuiti attivi nelle baraccopoli di Buenos Aires. Fu così che nel febbraio del ’76, un mese prima delcolpo di stato argentino, Bergoglio chiese inspiegabilmente a due dei gesuiti impegnati nelle comunità di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene.

Erano Orlando Yorio e Francisco Jalics, che si rifiutarono di andarsene. Non se la sentirono di abbandonare tutta quella gente povera che faceva affidamento su di loro. Il provvedimento di Bergoglio fu immediato: li escluse dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli, poi fece pressioni all’allora arcivescovo di Buenos Aires per toglier loro l’autorizzazione a dir messa. Pochi giorni dopo il golpe, furono rapiti. Secondo quanto sostenuto dai due sacerdoti, quella revoca fu il segnale per i militari, il via libera ad agire: la protezione della Chiesa era ormai venuta meno. Tesi, questa, che sarebbe confermata da diversi documenti ritrovati dallo stesso Verbitsky.

Su tutti, quello reperito dagli archivi del ministero degli Esteri in cui si fa riferimento a un episodio specifico: nel 1979 padre Francisco Jalics si era rifugiato in Germania, da dove chiese il rinnovo del passaporto per evitare di rimetter piede nell’Argentina dopo quell’episodio. Bergoglio si offrì di fare da intermediario, fingendo di perorare la causa del padre: invece l’istanza fu respinta.

Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto: “Questo prete è un sovversivo”. Secco. E non finisce qui. Un altro documento evidenzia ancora più chiaramente il ruolo di Bergoglio: “Nonostante la buona volontà di padre Bergoglio, la Compagnia Argentina non ha fatto pulizia al suo interno. I gesuiti furbi per qualche tempo sono rimasti in disparte, ma adesso con gran sostegno dall’esterno di certi vescovi terzomondisti hanno cominciato una nuova fase”. È il documento classificato Direzione del culto, raccoglitore 9, schedario B2B, Arcivescovado di Buenos Aires, documento 9.

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