Effetti del Rubygate: parte l’assalto all’art. 68 della Costituzione, quello sull’immunità parlamentare

A due giorni dalla condanna di Berlusconi per il Rubygate, Enrico Buemi (Psi) ha proposto l’ennesima modifica dell’articolo 68 della Costituzione, che si aggiunge alle altre tre presentate da Pdl e Scelta Civica. Tutte a sostegno dell’immunità parlamentare. Per la serie: si salvi chi può.

 

di Luana Miglio

giustizia_immunit_parlamentareSilvio Berlusconi cinque giorni fa è stato condannato a 7 anni di reclusione per concussione e prostituzione minorile nell’ambito del processo Ruby gate. Ora a distanza di qualche giorno arriva una nuova proposta di modifica dell’articolo 68 della Costituzione.

L’ultimo disegno di legge al Senato è stato presentato da Enrico Buemi del gruppo Partito Socialista per le autonomie. La data di deposito del progetto di revisione è del 26 giugno, due giorni dopo la sentenza del processo Rubygate. Come è naturale in questi casi sul sito del Senato non c’è ancora traccia del testo di legge ma c’è da aspettarsi che anche la condanna del Cavaliere abbia influito.


IL CONTENUTO DELL’ARTICOLO 68 DELLA COSTITUZIONE

Tutto il testo dell’articolo parla della cosiddetta immunità parlamentare.

Questo è il suo contenuto attuale: I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Ora non  sappiamo ancora Buemi come potrebbe cambiare questo testo di legge. Possiamo dire però che tra il 15 e il 19 marzo di quest’anno erano già stati presentati altri tre progetti per mettere mano a questo articolo della Costituzione.


TUTTE LE MODIFICHE A CONFRONTO: IL PDL IL PIÙ GARANTISTA VERSO I PARLAMENTARI

Il primo disegno di legge di tal genere è stato presentato dal deputato Pdl Raffaello Vignali definito a suo tempo “Salva Berlusconi”.

All’articolo della Costituzione già esistente si chiede di aggiungere: “Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o per mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile”.

Un testo pensato forse proprio prevedendo una condanna definitiva del Cavaliere per evitare in tutti i modi che finisca in carcere sottoponendo il tutto all’autorizzazione parlamentare.

Poi c’è il disegno di legge del senatore pidiellino Compagna secondo il quale l’articolo 68 deve essere integrato con questa clausola : l’autorità giudiziaria quando, al termine delle indagini preliminari, ritenga di esercitare l’azione penale nei confronti di un membro del Parlamento, ne dà immediata comunicazione alla Camera di appartenenza, trasmettendo gli atti del procedimento. Entro il termine perentorio di novanta giorni dalla comunicazione, nel corso dei quali il procedimento è sospeso, la Camera decide se disporre, a garanzia della libertà della funzione parlamentare, la sospensione del procedimento per la durata del mandato.

Un comma che di fatto pone la Camera a sostituzione dell’autorità giudiziaria bloccando di fatto l’attività dei giudici. Un fatto gravissimo in una nazione dove il numero degli indagati in parlamento non accenna a diminuire.

E non finisce qui: il senatore  Antonio De Poli di Scelta Civica ha invece proposto che l’articolo 68 venisse cambiato in questo altro modo: “Il membro del Parlamento rinviato a giudizio in un processo penale, con esclusione dei senatori a vita e dei casi di flagranza di reato, può chiedere che sia deliberata dalla Camera alla quale appartiene, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, la sospensione dell’azione penale nei suoi soli confronti per l’intera durata della legislatura, salvi i termini di prescrizione. La deliberazione di sospensione determina l’incandidabilità al Parlamento fino al termine del processo”.

Una sorta di ricomparsa dell’immunità parlamentare con tanto di rischio di prescrizione dei reati. Con la sola unica nota positiva sull’impossibilità di rientrare in politica fino al termine del processo.

Tutte leggi ad Berlusconem senza dubbio. Ora come si farà a districarsi in questa materia quando si arriverà davvero alla modifica della Costituzione lo vedremo solo in futuro.

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