EDITORIALE/ Todos caballeros

di Pasquale Di Bello

Si stanno consumando in queste ore le ultime, febbrili trattative per la composizione delle liste che correranno alle elezioni regionali del Molise. Alla partita che si giocherà il prossimo 16 e 17 ottobre manca ancora Futuro e Libertà, il movimento di Gianfranco Fini che in Molise è rappresentato dal Quintino Pallante, consigliere uscente e fedelissimo di Michele Iorio, il governatore uscente. Nel corso di un vertice romano, Fini ha imposto a Pallante la linea della rottura con Iorio, proconsole di Berlusconi in Molise. Dall’altra parte, sul versante di centrosinistra, c’è un ritorno alla passione politica. Lo testimoniano le lacrime sincere di Michele Petraroia, candidato giunto secondo alle primarie, mentre consegna un drappo rosso al vincitore, Paolo Di Laura Frattura.

 

Ci sono errori che profumano di tartufo, altri che decisamente puzzano di fogna. In Molise, unica regione ad andare alleSi_pu_fare urne per il rinnovo del proprio Consiglio e del proprio governatore, assistiamo ad una sequela di entrambi i tipi. Certamente appartiene alla seconda categoria quello commesso da Nicola D’Ascanio. L’ex presidente della Provincia di Campobasso dopo aver corso alle primarie del centrosinistra, e averle ampiamente perse, ha deciso di sfilarsi e ritirarsi da una competizione alla quale, sottoscrivendo un preciso patto politico, aveva garantito di partecipare. D’altra parte che il Molise sia una regione dove mancano molte cose, e in particolare la spina dorsale, è cosa nota. L’ombra, a certa sinistra dedita all’onanismo e ai brevetti antemarcia, conviene notoriamente più dei flash. Serve a nascondere la propria inconsistenza.

Liquidata la questione D’Ascanio per quello che è, una sceneggiata da avanspettacolo di borgata, vale la pena di soffermarsi sull’altro errore, quello che pur profumando di tartufo, tale resterebbe. Uno sbaglio. Ci riferiamo al pericolo che in queste ore sta correndo il candidato alla carica di presidente della Regione per il centrosinistra, Paolo Di Laura Frattura. E il pericolo è quello di caricare nel listino maggioritario che lo accompagna nella corsa alla presidenza, il segretario regionale di Futuro e Libertà, Quintino Pallante. Il listo maggioritario, una vergogna inventata per consentire l’elezione di figure nate evidentemente con la camicia larga ma stretti quanto a voti, sarebbe per Pallante il refugium peccatorum per scampare al giudizio degli elettori del Fli che non gli perdonerebbero di aver flirtato con il Berlusconi locale, il candidato a presidente del centrodestra, Michele Iorio, giunto alla soglia del terzo mandato.

Il Molise, per certi cavallerizzi, è un posto dove di riffa o di raffa un ronzino da ingroppare lo si trova sempre. Sarebbe un errore se Frattura lo consentisse, proclamando una sorta di todos caballeros allo stile di Carlo V che così rispose alla folla di cittadini accorsi per reclamare titoli nobiliari. Todos caballeros, tutti cavalieri!

Alle dieci della sera, mentre scriviamo questa nota, pare che i giochi non siano ancora fatti: da un lato Gianfranco Fini, deciso a rompere con Iorio, un Berlusconi in sedicesimo, preferendo la scommessa in folio con Frattura, e Pallante, che pur avendo ricevuto buggerature sesquipedali da Iorio, con Iorio continua a voler restare. Sa bene, Pallante, che fuori dallo schema Iorio non avrebbe alcuna possibilità d’elezione, se non salvato dalla ciambella del listino Frattura. Finirà con Fini che resterà con Frattura e Pallante con Iorio.

In compenso, mentre procedono questi giochi da Topi Gigi, abbiamo assistito due sere fa ad un pianto liberatorio che la dice lunga sullo stato d’animo della sinistra in particolare, e degli antagonisti di Iorio – quelli veri – in generale. Le lacrime di Michele Petraroia (candidato della sinistra alle primarie), scappate mentre consegnava al centrista Frattura una bandiera rossa, segnano uno spartiacque definitivo tra gli osannatori a cottimo – che stanno debitamente divisi tra i cottimisti di Iorio e quelli della sinistra massimalista e disfattista – e un Molise che sta risorgendo dopo dieci anni di dittatura, cortigiani e baciapile. E sta risorgendo gettandosi alle spalle la politica del rancore – quella inconcludente alla D’Ascanio, per capirci – e sta scegliendo un ritorno alla passione. Perché insieme a Michele Petraroia, l’altra sera, c’erano molti a ciglio bagnato. Ed è questo il bello di un rinascimento molisano, di una primavera che quest’anno verrà in autunno, di una palingenesi destinata a durare. C’è passione, ed è per questo che si può fare.



 

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