EDITORIALE/ La banda della pagnotta.

di Pasquale Di Bello

Infiltrato.it lancia una proposta sul tema dei costi della casta. Venga introdotto per legge il bilancio di fine mandato, un ruolino amministrativo valido a consentire o negare eventuali ricandidature. Il primo test potrebbe essere il Molise, dove si vota il prossimo 16 e 17 ottobre per le regionali.

parlamento-poltronaIl tormentone estivo dell’estate 2011 non è stato, come di consueto, un motivetto per signorine in abiti succinti, bensì un mantra che s’è ripetuto ogni giorno e più volte al giorno: i costi e la casta. I primi, riferiti alle casse statali, la seconda, invece, a quella pletora di sfaccendati che dal Palamento sino alla periferia dell’impero hanno abusato e abusano della pazienza degli italiani, notoriamente incapaci di rivoluzioni e sommosse vere. Scordiamoci, da noi, indignados spagnoli, primavere arabe, rivolte londinesi o banlieue parigine. Costi e casta, casta e costi, e così via salmodiando su questa allitterazione un po’ tutti si sono riempiti la bocca di ciance a metà tra il comico, alla Rotondi, (una specie di Tanassi dei nostri giorni) e l’accusatorio, alla Di Pietro.

A parlare ieri, sia detto absit iniuria verbis, è stato proprio il leader del partito masseria. Antonio Di Pietro, presentando uno specifico emendamento alla manovra economica, ha detto al governo che se vuole può dare immediatamente un segnale quanto a tagliare i costi della casta. Si cominci dal Molise, tagliando lo scandaloso Consiglio regionale composto da trenta membri (e membro, se ci capite, è l’esatto termine) sottoponendolo ad una repentina cura dimagrante che lo porti a venti soli componenti. Che farà il governo? Azzardiamo una previsione: nulla! Berlusconi, i suoi ministri e l’intera corte di battitacchi e cocotte al seguito, sono di una razza rarissima di prestigiatori, capaci di far sparire oltre al coniglio anche il cappello, e qualche diavoleria per gabbare gli italiani se l’inventeranno pur di mantenere le loro bandierine molisane. Basterebbe pensare che l’Adc, un partito che potrebbe celebrare un congresso in una roulotte, ha in Molise tre consiglieri regionali, tra cui il vicepresidente nazionale. Con Pionati, in tutta Italia, sono complessivamente in quattro. E allora la provocazione e al tempo stesso l’idea che vorremmo lanciare al leader dell’Italia dei Valori è questa: proponga al parlamento di votare un emendamento che introduca il bilancio politico di fine mandato per ciascun amministratore uscente, e lo si colleghi, il resoconto, ad ogni ipotesi di ricandidatura. Solo all’amministratore produttivo, considerando tale chi sta dentro parametri predefiniti, potrà essere consentita una nuova candidatura, altrimenti dovrà essere resa obbligatoria la strada dei giardinetti. I costi della casta, secondo una logica aziendalista che in questo caso val bene applicare alla politica, andranno necessariamente legati alla produttività. In Italia invece, tra i tanti malcostumi, sopravvive una sorta di socialismo indennitario, appannaggio esclusivo per la banda della pagnotta: tutti uguali, nel senso che sbafano tutti alla stessa maniera e nella stesso misura. Pelandroni e maratoneti dell’attività amministrativa, amebe e premi nobel (ammesso che di questi ultimi ve ne siano) della politica.

Basterebbe questo, applicare tra costi e casta un parametro produttivo, per mandare a casa mezzo Parlamento e, per restare al nostro punto di partenza, garantire la riduzione immediata dei costi della politica in Molise e spedire ai giardinetti larga parte del Consiglio regionale uscente. Fatte alcune debite eccezioni, ci chiediamo quale sia il bilancio di legislatura di molti consiglieri mezzatacca che hanno letteralmente scaldato la poltrona molisana per cinque anni. Molti di essi, con notevoli tracce di bronzo attaccate alla faccia, oggi si ripresentano all’elettorato. Bene, ci facciano allora sapere, lorsignori, in questi cinque anni quante proposte di legge hanno presentato, quante interrogazioni, mozioni, interpellanze e ordini del giorno siano frutto della loro iniziativa. Quali gli interventi e il lavoro d’aula e di commissione, posto che ad ogni presenza nell’una e nell’altra sede scatta un lauto gettone di presenza.

Valga, questo nostro scritto, come una lettera aperta alla classe politica in generale, e a quella molisana in particolare vista la scadenza elettorale fissata per il prossimo 16 e 17 ottobre: ci forniscano il loro ruolino di marcia, lo pubblicheremo integralmente a beneficio dei nostri lettori e dei loro elettori. La domanda, oltre ai membri del Consiglio e della Giunta regionale del Molise, la rivolgiamo anche ai parlamentari regionali Sabrina De Camillis, Ulisse Di Giacomo e Giuseppe Astore. Silvio Berlusconi, eletto in Molise per lucrare un seggio, lo escludiamo dalla conta, come escludiamo Tonino Di Pietro. E’ evidente che il loro ruolo nazionale li pone fuori dal bilancio che oggi chiediamo a lorsignori. Aspettiamo le risposte, ma temiamo di aspettare a lungo, se non invano.

 

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