ECONOMIA/Istat: una persona su dieci in Italia non lavora. Al Sud è tragedia disoccupazione

La percentuale di disoccupati del 10,7% riferita al mese di luglio aumenta al 35,3% se riguarda giovani dai 15 ai 24 anni. Uno su tre in Italia non ha alcun tipo di occupazione. Il dato più preoccupante è riferito alle donne giovani meridionali: una su due è costretta al mestiere di casalinga. Nonostante abbia studiato. E Monti che cosa fa? Continua ad aggravare con le tasse “salva Italia” famiglie che non ce la fanno a chiudere in attivo il loro bilancio mensile. E i suicidi aumentano nonostante sia calato un silenzio assordante sul fenomeno.

di Viviana Pizzi

disoccupazione_2Mentre il presidente del Consiglio Mario Monti cerca di infondere ottimismo, ci pensano i dati Istat sull’occupazione a far scendere gli italiani con i piedi per terra. I numeri, in linea con lo scorso mese di giugno, restano allarmanti. Il  tasso di disoccupazione a luglio resta stabile al 10,7%. È il più alto dal mese di gennaio 2004. Questo tradotto in termini spiccioli che cosa significa? Vuol dire che una persona su dieci in Italia non lavora non percependo quindi alcun tipo di reddito.

Il dato riferito al secondo trimestre 2012 è leggermente inferiore. Risulta il 10,5%, in crescita di 2,7 punti percentuali su base annua. Anche qui c’è allarme, infatti questo indice è il più alto dal secondo trimestre del 1999.

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Ma l’emergenza sociale è un’altra e riguarda la fascia di età tra i 15 e i 24 anni: quelle persone che secondo l’economia sono i giovani. A luglio, la percentuale di persone che non lavorano è pari al 35,3%, in aumento di 1,3 punti percentuali su giugno e di 7,4 punti su base annua. Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 618mila. Questo dato, parliamo per i poco esperti di economia, significa che un giovane su tre dipende economicamente dai propri genitori. Senza speranza di futuro, nonostante spesso sia già in possesso di un titolo di studio universitario.

Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni nel secondo trimestre del 2012 sale al 33,9%, dal 27,4% del secondo trimestre 2011. È il tasso più alto, in base a confronti tendenziali, dal secondo trimestre del 1993, inizio delle serie storiche.

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni) nel secondo trimestre 2012 tocca un picco del 48% per le ragazze del Mezzogiorno. Una su due è costretta a tornare all’antico e dedicarsi al mestiere di casalinga. Dopo tante lotte femministe non è un dato per nulla incoraggiante ed è anche peggiore di quelli già esaminati finora.

Ma non è tutto qui. Alla processione funebre dell’economia italiana si aggiunge anche il record di lavoratori precari venuto fuori nel secondo trimestre del 2012. I contratti a termine sono, infatti, quasi 2,5 milioni (2,455): anche qui si tratta del livello più alto dal secondo trimestre del 1993: sia in valore assoluto, sia per l’incidenza sul totale degli occupati che ha toccato il picco del 10,7%. Sommando i collaboratori al numero dei contratti a termine si arriva, poi, alla cifra record di 3 milioni di precari.

 Tutto questo accade quando gli italiani continuano a desiderare di morire perché non riescono a chiudere in attivo il loro bilancio familiare. Ormai i cosiddetti “suicidi economici” non fanno più notizia come all’inizio di quest’anno funesto per l’economia mondiale. E il presidente del Consiglio che cosa fa? Tasse su tasse aggravando ancora di più la situazione di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese. Rubare ai ricchi per dare lavoro ai poveri? In Italia il modello Hollande è ancora lontano.








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