ECONOMIA/ Disoccupazione a livelli record ma non dipende dal debito pubblico

Qualcuno potrebbe dire che la colpa è della crisi mondiale e che non ci si poteva aspettare che questo. Gli ultimi dati sulla disoccupazione in Italia però dimostrano un altro clamoroso fallimento delle politiche di austerity del Governo Monti e di tutta l’Eurozona, costretta a seguire i dettami tedeschi imposti dalla Merkel, ma che lei stessa non applica .

di Viviana Pizzi

disoccupazione_record_italia_colpa_montiÈ di poche ore fa infatti la notizia che ad ottobre di quest’anno la percentuale ha toccato dati storici. Peggio di così non è stato mai fatto nel nuovo millennio. Infatti l’11,1% degli italiani in questo mese non ha più un lavoro. E il dato cresce dello 0,3% rispetto al mese scorso quando era sul 10,8% e del 2,6% rispetto all’ottobre dello scorso anno, quando all’interno di Camera e Senato si parlava ancora della Repubblica del Bunga Bunga ed al governo c’era ancora Berlusconi.

Un incremento percentuale che non si era mai visto in Italia dal gennaio 2004.  Le persone senza lavoro sono 2,9 milioni. Il numero dei precari è salito invece a quasi tre milioni. Record anche per la disoccupazione giovanile che a ottobre è balzata al 36,5%. Una crisi che cresce di anno in anno che assume i toni dell’emergenza sociale. Negli ultimi dodici mesi il dato principale è stato in costante crescita passando dall’8,5% degli scorsi mesi di ottobre e novembre, all’8,9% di dicembre, al 9,2% di gennaio, al 9,3% di febbraio, al 9,8% di marzo. Percentuale a due cifre da aprile di quest’anno col 10,2, lieve flessione a maggio con il 10,1%. Il crescendo esponenziale si è verificato da giugno con il 10,5% per passare a luglio ed agosto al 10,7% per poi arrivare a settembre con l’ormai famoso 10,8%.

Solo un anno fa il  numero dei disoccupati era pari a 2, 134 milioni con una differenza con oggi pari a ottocentomila persone in più senza lavoro. Come se in un anno una città medio – grande intera si fosse completamente paralizzata.


IL CONFRONTO CON L’EUROZONA

I montiani più affezionati continuerebbero a infondere fiducia: infatti il confronto con la media europea è l’unico dato incoraggiante. Infatti secondo dati Istat è fissata all’11,4%. In tutto il continente infatti i disoccupati sono pari a 25 milioni e mezzo. Un valore numerico di sicuro influenzato dalle percentuali greche e spagnole che si attestano  rispettivamente sul 25,1% e sul 24,4%. Tutto questo significa che se in Italia non lavora una persona su nove nei Paesi con il debito pubblico più alto a rimanere a casa è un cittadino su quattro.

Essere però al di sotto di Grecia e Spagna non deve far sorridere gli italiani. Infatti peggio del Belpaese nei paesi dell’Eurozona oltre ai due già citati ci sono soltanto il Portogallo con il 15,7% , l’Irlanda con il 15,1% , la Slovacchia con il 13, 9 e Cipro con il 12,2%.

L’Italia è dunque settima su venti nazioni. Meglio del Belpaese stanno i francesi con il 10,8%, gli estoni con il 10%, gli sloveni con l’8,4%, i finlandesi con il 7,9%, i Belgi con il 7,4%, gli svedesi con il 7,1%, i tedeschi con il 6,9% e gli olandesi con il 5,4% e i lussemburghesi con il 5,2%.

Le tre nazioni con la disoccupazione più bassa sono invece la Norvegia con il 3,6% (comunque sopra le attese previste), la Danimarca con il 3,7% e  l’Austria con il 4,4%.

 

COLPA DELL’AUSTERITY

Un’analisi frettolosa del fenomeno disoccupazione porterebbe a pensare che più aumenta il debito pubblico e più il lavoro diminuisce. La vita di tutti i giorni invece dimostra il contrario: perché infatti sono le imprese, ogni giorno sempre più tassate dalle politiche montiane, che non ce la fanno a rimanere in vita e di conseguenza chiudono.

Farlo significa tagliare giorno dopo giorno posti di lavoro e portare all’aumento del tasso di disoccupazione certificato mensilmente dall’Istat.

Quello che però poco si sa che le politiche di austerity imposte dall’Europa e in particolare dalla Germania hanno provocato una classifica (quella su debito pubblico) che non coincide affatto con quella della disoccupazione.

Perché a sorpresa, nonostante in Italia durante il governo Monti è aumentato di 93 miliardi di euro, il debito dello Stato con le Banche ha l’indice più basso di quelli dei paesi europei. Il merito è senz’altro delle politiche di austerity imposte dall’ultimo esecutivo ma i dati sulla disoccupazione dimostrano che a pagare però sono sempre gli stessi: le imprese che chiudono e i cittadini che restano senza lavoro.

Lo studio che ha calcolato la percentuale del debito sul Pil è stato effettuato niente di meno che dalla fondazione tedesca Stiftung Marktwirtschaft (economia di mercato) ed ha tenuto conto soltanto dei dodici paesi che hanno fondato la moneta unica.

L’Italia con l’indice pari a 146 risulta il paese più virtuoso, medaglia d’argento alla Germania con 192,6 e di bronzo alla Finlandia con 195,2.  Agli ultimi tre posti della graduatoria l’Irlanda con 1496,27, il Lussemburgo con 1115,6, e la Grecia con 1016,9.

Per la Germania – ha sostenuto il professore di Scienze delle Finanze dell’Università di Friburgo Bernd Raffelhüschenil quadro non è allegro: riforma fiscale, pensionistica (con generose integrazioni delle minime), aumento delle prestazioni sanitarie per alcune malattie tipiche della cosiddetta terza età (ad esempio l’Alzheimer), faranno esplodere nei prossimi anni il debito tedesco. Una cifra per tutte: secondo il professore nel 2050 lo Stato tedesco e i länder dovranno spendere 1.360 miliardi di euro solo per le pensioni (di cui 870 miliardi di euro per 1,38 milioni di dipendenti pubblici). Una cifra colossale, se si pensa che l’attuale debito pubblico della Germania (quello “esplicito”) è intorno ai 1.900 miliardi”.

Le dichiarazioni del luminare tedesco sono chiare: in Germania rispetto all’Italia le riforme sono meno tendenti all’austerity e per questo  porteranno ad aumentare il debito pubblico. Misure meno asfissiati di quelle italiane ritenute “un buon cammino” dal docente di scienze delle finanze che però “potrebbe essere interrotto se qualcosa ammazzerà prima l’Italia”.

Quel qualcosa potrebbe essere, a nostro avviso, proprio l’incremento  costante della disoccupazione che , secondo il segretario della Cgil Susanna Camussodovrebbe continuare ad aumentare anche nel 2013”. Un paese senza lavoro potrebbe prima o poi esplodere nella rivolta sociale mentre la Germania della Merkel “più morbida nell’austerity” su questo fronte resta e su percentuali più contenute e  nettamente inferiori a quelle del Belpaese.

E si sa bene che il popolo misura la crisi sulle percentuali della disoccupazione e non certo sul debito pubblico che gli Stati hanno con le banche.

 

LA RICETTA DELL’EUROPARLAMENTARE PITTELLA

Che l’austerità sia la causa della disoccupazione e del debito pubblico che non diminuisce ne è convinto anche l’europarlamentare Gianni Pittella. Intervistato dalla rivista economica wallstreetitalia.com ha sottolineato la necessità di battersi contro il sistema di austerità che sta avvolgendo non solo l’Italia ma tutta Europa.

Bisogna voltare la pagina dell’austerità – ha sostenuto –  è giunto il momento di investire. Aspiriamo a un piano europeo per la crescita, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile. Un pian fondato sui finanziamenti delle reti di infrastrutture materiali e non. Del primo gruppo fanno parte le ferrovie, le reti energetiche, telematiche e rinnovabili. Della seconda categoria fanno parte l’istruzione, la formazione, la ricerca e la mobilita’ dei giovani. Si tratta di un piano da centinaia di miliardi che va messo in moto al piu’ presto. Con gli eurobond bisogna reperire3 mila miliardi di euro. Tale somma non l’ho inventata io ora, viene dall’analisi degli economisti guidati dall’ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi e dall’economista italiano Alberto Quadro Curzio: 2.300 miliardi saranno destinati alla condivisione del debito e dunque alla riduzione dei tassi; i 700 restanti verranno invece usati per finanziare questo piano di investimenti”.

Un piano con il quale si potrebbe recuperare qualche cosa anche in termini di disoccupazione. Nessuno ne può essere certo ma bisognerebbe quanto meno tentare nonostante i piani del governo Monti siano altri.

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