ECONOMIA&DECRESCITA/ La sindrome dell’Isola di Pasqua

di Lucio Pastore

Nel nostro modello di società sembra del tutto normale che ognuno tenda ad accumulare  ricchezza. Del resto, se si  ha come fine  “la crescita”, intesa come espansione  del PIL ( Prodotto Interno Lordo), è necessario avere una competizione costante tra gli individui per accrescere le ricchezze dei singoli . Solo in questo modo l’immaginario collettivo sarà teso ad aumentare il PIL, espandendo i consumi. Può una realtà finita come il pianeta Terra  sopportare un modello economico che presuppone una crescita infinita? 

Anche il modello, ormai fallito, di economia comunista aveva, come presupposto, la crescita costante del PIL.easter_island_pictures

Quindi, i principali modelli  economici hanno sempre come presupposto imprescindibile per funzionare, l’aumento della ricchezza collettiva e la necessità di espandere i consumi.

Partendo da questa considerazione  vorrei  porre la seguente domanda:

Può una realtà finita come il pianeta Terra  sopportare un modello economico che presuppone una crescita infinita?

Agli albori della società capitalistica questa era una domanda inutile. Infatti la densità demografica era relativamente bassa e la quantità di terre da sfruttare era potenzialmente enorme. La colonizzazione di territori quali l’Africa, l’Asia, le Americhe ed infine l’Australia, ha costituito la possibilità di avere un’economia sempre in espansione negli ultimi secoli.

L’industrializzazione, dal 700 in poi, ha enormemente aumentato la capacità di produrre e, quindi,anche di consumare le risorse ambientali.

Attualmente, in una realtà dove tutti i continenti sono sfruttati, con un incremento demografico esponenziale, la velocità con cui vengono distrutte le risorse primarie della Terra sembra essere  maggiore di quella necessaria al ripristino delle stesse.

Se questa affermazione è vera, significa che si è determinata una rottura nell’equilibrio del Pianeta.

Diversi sono gli indizi che orientano in questa direzione:

  1. nello spazio di circa 300 anni si è consumato una quantità di idrocarburi che ha impiegato milioni di anni per formarsi;
  2. la distruzione delle foreste, sia per l’utilizzo del legname che per necessità legate all’agricoltura, è anch’essa esponenziale;
  3. la diminuzione delle specie ittiche, per la velocità e capacità di pesca, sta depauperando i mari ;
  4. l’accumulo di CO2 nell’atmosfera determina cambiamenti climatici importanti;
  5. l’aumento dei rifiuti prodotti è causa, in diverse zone del Pianeta, di situazioni drammatiche.

Ormai la Cina e l’India, con più di 2 miliardi di individui, sono entrati nel ciclo produzione? espansione del PIL ? aumento dei consumi ? produzione di rifiuti. Ciò implica che la rottura dell’equilibrio del Pianeta è ancora più evidente.

I tentativi di accordi fatti per ridurre l’emissione di CO2 nell’atmosfera cercano di porre un freno  al degrado ambientale, ma i risultati sono davvero scarsi.

Esiste un modello che ci permetta di ipotizzare quale sarà l’evoluzione possibile del Sistema?

Credo di sì.

A questo proposito dobbiamo rifarci alla storia di una piccola isola del Pacifico: l’isola di Pasqua.

Questa è situata a circa 2000 Km dalla Polinesia ed a circa 3600 Km dal Cile.

Intorno all’anno 1000 è stata colonizzata da alcuni individui, che ricerche genetiche, antropologiche ed archeologiche, hanno stabilito provenire dalla Polinesia.

Per il periodo storico e per la posizione geografica, l’isola di Pasqua si poteva definire una realtà globale, non essendoci alcun contatto con il resto del Pianeta. Tutto ciò che permetteva la sopravvivenza di quegli uomini era ricollegato alle risorse di quella piccola isola.

Si sviluppò una civiltà avanzata con una propria lingua, scrittura e produzioni artistiche originali, quale i Moai, teste di pietra giganti che guardano verso il mare. Si arrivò ad avere una popolazione di circa 20000 abitanti, divisa in clan. L’isola era lussureggiante, con diverse specie di piante presenti sul territorio, come dimostrano gli studi dei reperti ritrovati.

Tuttavia, nel 700, quando arrivarono i primi esploratori, trovarono non più di 2500 abitanti, su un’isola quasi del tutto priva di vegetazione, che vivevano allo stato brado ed avevano perso memoria sia dell’origine delle statue che della lingua scritta.

Che cosa era successo? L’espansione demografia e il consumo delle risorse primarie dell’isola, senza che nessuno si preoccupasse di creare un equilibrio tra il consumo ed il ripristino delle stesse, anzi con una competitività tra i clan che accentuava la velocità di distruzione, determinò un  impoverimento del territorio, guerre e progressivo decadimento di quella civiltà.

Il non aver compreso che l’equilibrio tra espansione demografica ed il consumo e ripristino delle risorse primarie era fondamentale per la sopravvivenza, è stato fatale.

Possiamo definire la sequenza di questi eventi come “Sindrome dell’isola di Pasqua”.

La nostra realtà globale sembra affetta proprio da questa Sindrome: aumento esponenziale demografico ed una distruzione delle risorse primarie estremamente veloce

Se il modello economico continua ad essere quello di espansione del PIL con tutto ciò che questo implica, non credo ci si possa affidare fideisticamente ad una “ Mano invisibile” o ad un “ Mercato capace di  autoregolarsi” per invertire la tendenza.

Non so se le periodiche crisi economiche, ed in particolare l’ultima, rientrino in un normale ciclo. Tuttavia, da non esperto, ascoltando gli esperti,  ho la sensazione che non siano in grado di comprendere a pieno il fenomeno e di prospettare soluzioni reali.

Gran parte di economisti, politici, mass-media, tutti tendono a collegare il nostro benessere alla crescita. Il nostro immaginario collettivo è proiettato verso l’ottimismo se si incrementa il PIL e verso il pessimismo se questo decresce. Ci sentiamo bene se aumentano i consumi e depressi se gli stessi si contraggono.

Tuttavia, se la crisi del Pianeta è in relazione all’incremento dei consumi, ci troviamo di fronte ad una contraddizione insanabile.

? difficile che si possa modificare questa tendenza ed è molto probabile che  siamo avviati verso lo stesso destino della  popolazione della piccola isola di Pasqua.

S può invertire questa prospettiva?

In linea teorica sì.

Si dovrebbe passare da un modello economico di Crescita ad un modello economico di Equilibrio.

Ciò significa che tutte le scelte in campo energetico, demografico e dei consumi devono avere come punto di riferimento il mantenimento dell’equilibrio del sistema Terra.

Sarebbe questa  una rivoluzione epocale. Dopo secoli in cui l’immaginario collettivo ed individuale è stato rivolto all’accumulo, si dovrebbe passare ad un immaginario collettivo ed individuale centrato sul concetto di equilibrio.

Le implicazioni etiche, sociali e valoriali sarebbero enormi.

Le idee espresse sono nella linea di autori come Serge Latouche, Maurizio Pallante, Giorgio Ruffolo. Sarebbe interessante se, su queste linee di pensiero, si potesse aprire un dibattito diffuso nella società con la speranza di creare le condizioni di un futuro diverso.

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