ECONOMIA/ La morte delle piccole imprese italiane

Soffocati dalle tasse, scoraggiati dal calo degli acquisti di oltre il 70 percento, sbaragliati dalla concorrenza sleale delle contraffazioni e della malavita, le piccole imprese hanno sempre più vita breve così, solo nel 2012, sono fallite ben 9 mila micro aziende e dei 3 mila lavoratori, circa la metà è in cassa integrazione. Mentre il ‘made in Italy’ subisce danni dal mercato cinese, chiudono soprattutto aziende di abbigliamento e arredamento: a pagarne le spese soprattutto le imprese delle Marche, della Lombardia e della Puglia.

 

di Maria Cristina Giovannitti

È una lenta agonia quella delle piccole imprese, un default che ha raggiunto il suo picco soprattutto in quest’ultimo anno. Secondo le ultime stime tra gennaio e settembre 2012 sono uscite dal mercato 55 mila aziende con un aumento record dello 0,8 percento rispetto al 2011. E se l’anno che sta per concludersi appare terribile, il venturo si preannuncia peggiore per le imprese che vivono oggi in bilico. Tutto ha una sua consequenzialità: calo della domanda, riduzione dei costi attraverso la manodopera, aumento della disoccupazione. Degli oltre 3 mila operai in Italia, ben la metà è in cassa integrazione a causa di un calo degli acquisti di oltre il 70 percento.

artigianato-piccola_media_impresa_italianaTante le componenti che non hanno giovato al piccolo mercato italiano tra cui alta tassazione, illegalità e corruzione e così 9 mila aziende hanno dichiarato il fallimento –l’8 percento in più rispetto al 2011; 1.500 sono state le procedure concorsuali non fallimentariin crescita del 7,3 percento; 45 mila aziende che hanno dichiarato la liquidazionecon un incremento dello 0,3 percento. Quest’ultimo dato è il segnale di piccole imprese ‘pulite’ che non guardano più al futuro con fiducia e preferiscono implodere per non cadere nella morsa della criminalità o stroncati dalle continue tasse. Nel mirino della bancarotta, soprattutto nelle Marche, in Lombardia e Puglia, aziende immobiliari – con il 4,5 percento, e di abbigliamento -4,5 percento.  A mettere a serio rischio il ‘made in Italy’ è il mercato cinese -specie nel settore tessile-  che dal 2000 spadroneggia nell’economia europea. La micro economia italiana, che da sempre vive del lavoro artigianale e qualitativo di aziende di 20/30 addetti, è sull’orlo del dissesto finanziario.

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