ECONOMIA/ Crisi finanziaria fino al 2013. Famiglie vulnerabili ma più prudenti

Aumentano le famiglie che richiedono piccoli prestiti per comprare elettrodomestici o beni di consumo quotidiano mentre è in diminuzione il numero di mutui per l’acquisto di beni immobiliari nonostante i tassi d’interesse siano al minimo storico. Secondo i dati di Bankitalia, le famiglie vivono una situazione di profonda vulnerabilità economica però, nel complesso, gli italiani sono cauti ed investono solo in attività o spese poco rischiose. Una crisi che molto probabilmente durerà fino a tutto il 2013.

 

di Maria Cristina Giovannitti

crisi_economica_fino_al_2013_famiglie_prudentiNiente colpi di testa e nessun lusso: gli italiani vivono la crisi con prudenza e cercano di razionalizzare le spese investendo solo in attività che sono a basso rischio. La tradizionalita’ dell’Italia si è rispecchiata fino agli anni novanta anche nei mercati finanziari, che mantenevano una linea ‘sottodimensionata’ per poi cominciare ad evolversi ed emulare i Paesi più avanzati: una crescita del mercato che è stata troncata nel 2007-2008 con l’exploit della crisi mondiale. Di lì in poi l’andamento finanziario dell’Italia ed il quadro economiche delle famiglie è totalmente cambiato. Secondo i dati riportati da Bankitalia la crisi economica, con molta probabilità, durerà fino al 2013 e ciò porterà, di conseguenza, la decrescita per la richiesta di mutui per l’acquisto di case, almeno per ancora due anni.

 

CREDITO ALLE FAMIGLIE – Dal 2000 ad oggi il numero dei ‘piccoli prestiti’, come ad esempio le finanziarie, è cresciuto del 14 percento. L’indice di negatività sta nell’uso che si fa di questo denaro: se prima gli italiani richiedevano mutui per comperare beni immobili, nel periodo post crisi mondiale –dal 2008 al 2012- si richiede denaro per poter comperare elettrodomestici o tutti quei beni necessari per vivere il quotidiano, una pratica tipica soprattutto per le famiglie con reddito basso. Se aumenta la richiesta di piccoli prestiti, diminuisce invece quella per mutui bancari e questa riduzione dei prestiti ha come motivo principale la riduzione dei redditi: se calano gli stipendi, se le famiglie vivono su lavori precari, pochi hanno la sicurezza di poter accedere ai mutui bancari. Dal 2008 al 2011 il reddito reale è sceso del 5 percento mentre dall’inizio del 2012 è in calo del 2,5 percento. Le famiglie non comprano più ma razionalizzano le spese ed investono i loro ricavi solo in attività a basso rischio di conseguenza anche per le banche i clienti si fanno più selettivi.

Famiglie più prudenti ma anche molto vulnerabili economicamente: secondo Bankitalia nel 2009, anno della recessione economica, per quanto riguarda i prestiti concessi alle famiglie, i ‘tassi di sofferenza’vale a dire la difficoltà delle famiglie nel pagare rate o finanziamenti di incagliosono aumentati dal 1 percento al 1,4 percento. Oggi la situazione appare stabile: nel 2010 circa il 36 percento degli italianicirca 900 famiglieera in debito del 30 percento sul reddito; un dato rimasto tale fino ad ora. La stabilità sui ‘tassi di sofferenza’ è stata favorita da due motivi: le banche scartano le richieste delle famiglie ‘vulnerabili’ per evitare un indebitamento. Inoltre il freno è dato anche da una moratoria concordata tra la ABIAssociazione Bancaria Italianae le associazioni dei consumatori che dal febbraio 2010 hanno consentito a circa 80 mila famiglie in difficoltà economiche di sospendere per un anno il rimborso della rata del mutuo.

 

STABILITÀ FINANZIARIA – Con la crisi economica del 2007-2008 l’andamento dei mercati economici, finanziari e creditizi è cambiato. Secondo i dati della Centrale dei Rischi dal 2008 al 2011 è in calo la richiesta di mutui superiori a 150 mila euro per famiglia. Da gennaio a settembre 2012, invece sono stati erogati mutui di poco più di 21 miliardi di euro totale –un dato minore rispetto al 2009 (anno della recessione) e ancora meno rispetto al 2008, in cui furono erogati mutui di 40 miliardi di euro annuali: quindi nonostante la crisi sia cominciata a cavallo tra 2007 e 2008 gli italiani continuano a ‘risparmiare’ o chiedere prestiti solo se necessario. Intanto la situazione economica negli ultimi cinque anni è totalmente cambiata, il reddito delle famiglie è al ribasso e il lavoro è precario tutto ciò rende instabile anche una situazione economica generale.

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