Dossier Marcegaglia: Feltri, il Giornale e il metodo Boffo

Vittorio Feltri, ex direttore del Giornale, e inventore del metodo Boffo, nel suo percorso di bufale annovera anche il Dossier Marcegaglia. Che succede realmente?

dossier_giornale_immIl Giornale mi si è offerto garantendomi la libertà della quale ho bisogno per lavorare”, disse Vittorio Feltri prima di diventare, due estate fa, direttore de Il Giornale. Si,  perché lui sarebbe“insofferente a qualsiasi ordine di scuderia, disciplina, inquadramento ideologico” e poi “questo non è mai stato un foglio di partito e il Pdl si illude se pensa lo possa diventare. La famiglia Berlusconi e gli altri azionisti da me si aspettano molto tranne una cosa: che trasformi Il Giornale in un megafono di Berlusconi. Non sarei in grado. Mi manca la stoffa del cortigiano”.

E l’ha dimostrato Vittorio Feltri: forse non ha la stoffa da cortigiano, ma la lingua e la penna certamente sì. Nei prossimi giorni ricostruiremo tutto il “percorso di bufale” di Vittorio Feltri, ma per il momento basta ricordare alcuni episodi di questa sua direzione per avere chiaro il tipo di giornalismo squadrista che piace al direttore. Anzi, ex direttore. Soltanto venti giorni fa circa, infatti, Feltri ha lasciato l’incarico di direttore responsabile del Giornale ad Alessandro Sallusti ed è diventato direttore editoriale del quotidiano. Perché questo? In pratica in quei giorni all’Ordine nazionale dei giornalisti era iniziato l’esame dell’appello riguardo la sospensione di Feltri per il caso Boffo, l’ex direttore dell’Avvenire. A Milano, infatti, l’Ordine della Lombardia aveva deciso la sospensione di Feltri ed ora si attende la decisione dell’Ordine nazionale. Ebbene, tutta questa vicenda era molto sconveniente per “Il Giornale” che, come abbiamo visto, in questo periodo non fa che aprire, portare avanti, ingrandire e a volta ingigantire dossier su persone scelte ad hoc; e allora si è deciso di affidare la direzione all’amico Sallusti.

Prima è toccato a Boffo, poi a Di Pietro, poi a Fini. Ora è il turno di Emma Marcegaglia. Sia chiaro: qui non si vuole giudicare il contenuto di un presunto dossier, ma si vuole riflettere su un tipo di giornalismo che, oramai da due anni, puntualmente applica il quotidiano della famiglia Berlusconi.

Nell’editoriale di oggi Feltri afferma che una frase del tipo “o cambi registro o ti facciamo un mazzo così” (come quello fatto intendere, in pratica, alla Marcegaglia) è certamente “una frase odiosa”, ma “innocente se uscita di bocca a un burlone come Nicola Porro”. In pratica, in quest’ottica il Porro sarebbe legittimato a commettere qualsiasi iniquità, tanto tutto sarebbe giustificato perché lui – cosa ci volete fare – è un burlone.

Ma non è finita qui. Il tutto viene giustificato anche perché l’interlocutore della telefonata è “un amico, il consulente della Confindustria”. Basta una domanda per smontare anche questa boiata: vi pare mai possibile che un amico chiami subito Maurizio Crippa, responsabile relazioni esterne Mediaset affinchè intervenga Confalonieri (azionista de “Il Giornale”) perché, a detta dello stesso Crippa, “sono cazzi” in quanto “su una cosa così non si scherza”. Altro che amicizia.

Dunque bene fa la Procura di Napoli ad indagare su Porro e Sallusti per violenza privata, poiché ci sono tutte le carte in tavola: “Romperemo il cazzo alla Marcegaglia come pochi al mondo”, dice Porro. E perché questo? “Perché non sembra berlusconiana”. E non è finita qui: la Marcegaglia “è una stronza, non ci ha mai filato, non ha mai fatto un rapporto con noi”. Come, insomma, se dovesse essere doveroso rivolgersi al quotidiano della famiglia Berlusconi.

Ma no, tutto giustificato perché, a detta loro, i toni sono scherzosi. Ora, scherzosi o meno, è più che giusto portare avanti un’inchiesta giudiziaria su tale questione. Anche perché il metodo sembrerebbe consistere esattamente in quello già riservato a Fini, Boffo & co: nel momento in cui la Marcegaglia ha iniziato ad usare parole non gradite nei confronti del premier ecco subito lì pronto il dossier. Lo stesso portavoce della presidente di Confindustria, infatti, ha affermato, in un’intervista al Corriere che “le posizioni pubbliche assunte soprattutto di recente dalla Marcegaglia in relazione alla campagna di stampa sulla vicenda di Montecarlo non sono state gradite dalla redazione de Il Giornale al punto che nelle scorse settimane c’è stata più di una telefonata, sms e una e-mail aventi a oggetto le iniziative che la testata intendeva assumere nei suoi confronti”.

E allora eccoti le minacce di dossier. Tutto ieri ci sono state voci che si rincorrevano su questi presunti dossier: quattro pagine che avrebbero svelato tutto il marcio che si nasconde dietro la Marcegaglia. E invece anche qui abbiamo una grossa bufala. Gli articoli sono ripresi, per ammissione dello stesso Feltri, da “L’Espresso”, “Il Fatto Quotidiano”, “La Repubblica” e “L’Unità”. Ma attenzione: ora arriva il bello. L’assunto teorico di Feltri è il seguente: “L’officina dei dossier è molto efficiente. […] Oggi abbiamo deciso di dimostrare ai lettori che non noi eccelliamo nella specialità di sputtanare la gente, bensì alcuni colleghi convinti di essere vergini solo perché non lavorano con i media della famiglia Berlusconi”. Grosso grosso errore: lo squadrismo di Feltri non è imputabile al dossieraggio, in quanto, se le notizie sono fondate, è più che giusto portare avanti delle inchieste (questo, anzi, è il vero compito del giornalista). Lo squadrismo deriva, invece, dal fatto che si presentano presunti scoop, come nel caso Boffo, quando la notizia invece è vecchia di cinque anni; oppure si rimane sulla stessa questione per mesi e mesi, come nel caso Fini. E quand’è che si decide di attaccare? Nel momento in cui si “sgarra”, nel momento in cui si va contro al capo, come è capitato sia per Boffo che per Fini. Questo è squadrismo.

Il fatto che ci siano inchieste sulla Marcegaglia è più che giusto. Non è un caso che gli articoli ripresi da “Il Giornale” sono tutti articoli basati su statistiche, numeri, date, sentenze. Insomma, documenti ufficiali che non possono essere soggetti a due diverse interpretazioni. Ciò che cambia, dunque, caro Feltri, è che chi ha scritto sulla Marcegaglia (o su Boffo o su Fini) non l’’ha fatto perché fa comodo al capo, ma perché rispetta quel dovere etico-professionale di giornalista (e non cortigiano) che glielo impone.

 

MARCEGAGLIA VS IL GIORNALE: ASCOLTA LE INTERCETTAZIONI PUBBLICATE DA IL FATTO

Arpisella (portavoce della Marcegaglia) chiama Nicola Porro

Rinaldo Arpisella chiama Mauro Crippa (Mediaset)

Coccia (Confindustria) rassicura Arpisella

Arpisella richiama Porro


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