DOMENICO ZAMBETTI/ La storia dell’ex assessore tra voto di scambio, Expo, Pio Trivulzio e cambi di casacca

Dopo le parole di ieri sera di Salvini, ora è soltanto questione di tempo. Roberto Formigoni non può far altro che dimettersi. L’arresto dell’ormai ex assessore Zambetti inchioda il Celeste. Lo mette con le spalle al muro: la ‘ndrangheta è arrivata a  controllare pesantemente economia e politica lombarda. Ma chi è Domenico Zambetti? Infiltrato.it ricostruisce la sua storia, il suo passato, altre vicende poco chiare che lo vedono protagonista. Fino ai suoi contatti con il mondo delle ‘ndrine. Per le quali, ormai, la Lombardia è una nuova dimora.

 

di Carmine Gazzanni

l43-zambetti-121010162854_mediumC’è una frase, più di ogni altra, che racchiude e spiega quanto accaduto ieri. È il pentito ‘ndranghetista Rocco Varacalli a pronunciarla: “‘la politica ha bisogno della ‘ndrangheta e la ‘ndrangheta ha bisogno della politica’”. Niente di più vero. La politica scende a patti con la malavita in campagna elettorale e la malavita ci guadagna in appalti, soldi, interessi. Ecco la perfetta sintesi di quello che è venuto fuori ieri.

Nelle stesse ore in cui il comune di Reggio Calabria veniva sciolto per mafia (primo capoluogo ad essere commissariato per “contiguità mafiose”), le indagini coordinate lungo tutto il paese – da Milano, Varese, Como, passando per Roma, Salerno, Vibo Valentia fino a Reggio Calabria – hanno portato all’arresto di ben 23 persone responsabili di associazione mafiosa a vario titolo. Una sfilza di nomi. Tutti in qualche modo legati ad attività illegali che, secondo la Procura, avrebbero inciso pesantemente sul risultato delle elezioni regionali in Lombardia del 2010 e delle comunali di Milano e Rho del 2011.

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Tra i nomi ne spicca uno in particolare. Quello di Domenico Zambetti. Secondo quanto è emerso già da ieri, l’ormai ex assessore alla Casa delle giunta Formigoni avrebbe intrecciato rapporti con appartenenti alle cosche della ‘ndrangheta lombarda dei clan Mancuso e Morabito-Palamara per fini elettorali. Voto di scambio, insomma: 200mila euro in cambio di 4mila voti di preferenza a suo favore. Cinquanta euro a voto. Una bella somma che, tuttavia, non sarebbe nemmeno bastata alle ‘ndrine.

Sono infatti le intercettazioni a inchiodare Zambetti. L’ex assessore, infatti, era costantemente sotto il tiro della malavita. E, dicono gli inquirenti, non si tirava mai indietro nel promettere posti di lavoro e appalti. A Eugenio Costantino, della cosca di Oppido Mamertina, ha promesso ad esempio che sua sorella avrebbe visto rinnovato il suo contratto di parrucchiera con l’ospedale San Carlo. Ma, come rivela Il Fatto, c’era anche l’Expo tra la merce di scambio del presunto patto politico-mafioso. Degli appalti parlano infatti lo stesso Eugenio Costantino e un altro arrestato, Alessandro Gugliotta. Secondo i magistrati, il primo avrebbe prospettato al suo interlocutore “la possibilità di ottenere agevolazioni nell’assegnazione di lavori e appalti pubblici gestiti dalla Regione Lombardia come reiteratamente promessogli dallo stesso assessore regionale Domenico Zambetti”. Quanto emerge da un’intercettazione è inequivocabile. Dice Costantino in una conversazione intercettata: “Noi dobbiamo dirgli: ‘Mimmo noi sappiamo che c’è il bando di questa cosa, lui me l’ha detto chiaro, noi sappiamo che lì si può prendere… Lui farà di tutto per farcelo avere… Lui ci aiuta non è una persona cattiva, a me risponde sempre al telefono quando lo chiamo…”.

Ma a questo punto facciamo un passo indietro. Chi è questo Domenico Zambetti? Nato a Bari nel 1952, Zambelli si trasferisce a 25 anni a Milano. È stato dirigente dell’Asl Città di Milano. Ma il suo campo, sin da subito, è la politica: prima consigliere comunale a Cassina de’Pecchi (MI), poi assessore comunale, infine sindaco. Ben presto, però, approda in Provincia: dal 1995 al 1999 è assessore al Bilancio, Programmazione Finanza, Demanio Patrimonio e Protezione Civile della Provincia di Milano.

Zambelli nasce come democristiano. Ma è stato più o meno vicino a tutti, prima di entrare nelle grazie del Celeste Formigoni. Nel 2000, infatti, arriva in consiglio regionale come presidente del gruppo consiliare “Cristiano Democratici Uniti – Partito Popolare Europeo” e coordinatore  regionale dell’Udc. Ma prima di confluire nel Pdl nell’aprile del 2009, Zambelli è stato anche uomo di centrosinistra. Eletto infatti come assessore al Bilancio in Provincia sotto la guida Tamberi (l’allora Ulivo), ben presto si dimise per appoggiare la candidatura di Ombretta Colli (nell’allora Polo).

Il passaggio avvenne nella speranza che la Colli offrisse a Zambetti un assessorato che, tuttavia, non arrivò mai. Ma la sua scelta, a lungo andare, si è dimostrata quanto mai azzeccata. Formigoni, infatti, lo nomina prima assessore alla Qualità dell’Ambiente, poi, dal luglio 2006, riceve la delega all’Artigianato e Servizi. E infine nel 2010, con la rielezione, s’aggiudica l’assessorato alla Casa.

Ma il nome di Zambetti è legato anche ad alcuni scandali di questi ultimi anni, da cui però è uscito sempre pulito. Ultimo quello del Pio Albergo Trivulzio. Come racconta Panorama, al’epoca sotto l’occhio del ciclone vi era un appartamento in Corso Sempione, di sua proprietà. “Non trova che sia poco opportuno che un politico come lei acquisti case da enti pubblici?”, gli domandò il pm. “Io ho semplicemente acquistato la casa in cui vivevo dal 1994, e che ai tempi non era nemmeno del Trivulzio. Il fatto di fare politica non c’entra nulla e non mi sento di avere fatto un grande affare. Ho fatto un mutuo che sto ancora pagando, come fa la grande maggioranza delle persone”, rispose Zambetti.

Inequivocabile il suo sito. “Domenico Zambetti. Al servizio delle persone. La forza della competenza”. E, in primo piano, un video in cui l’ex assessore intervista Giulio Andreotti. Ora gli sarà difficile dal carcere. Una gran bella persona questo Zambetti.

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