DISOCCUPAZIONE/ I giovani quasi tutti a casa: il 37% non lavora.

Spesso abbiamo parlato della più grande piaga sociale italiana: l’alto tasso di disoccupazione giovanile. Stavolta la denuncia arriva dall’Istat: i giovani senza lavoro sono circa 2 milioni e 870 mila, quasi il 37 percento di tutta la popolazione, un numero anche maggiore secondo il sindacato della Cgil. Un Paese per vecchi, l’Italia; la crisi economica pesa come la spada di Damocle, a ciò si aggiunge l’incapacità italiana di adeguarsi all’era della digitalizzazione ed infine i governi Berlusconi-Monti che, con le loro riforme, hanno contribuito al rallentamento economico e sociale del Paese. La generazione dei lavoratori fantasma…

 

di Maria Cristina Giovannitti

lavoratori_fantasmaUn esercito di giovani a casa con mamma e papà. L’Istat lancia l’ennesimo ‘allarme-giovani’: ragazzi tra i 15 e i 24 anni non riescono a trovare lavoro. Il nuovo record di disoccupazione arriva al 37 percento e coinvolge circa 2 milioni e 870 mila giovani che continuano a vivere con i loro genitori. Una regressione economica e sociale per l’Italia rispetto agli altri Paesi in cui sono i giovani la svolta innovativa e soprattutto lavorativa. Il sindacato della Cgil denuncia un numero anche maggiore rispetto ai sondaggi: spesso nelle stime non si considerano i giovani che da poco hanno perso il lavoro oppure ci sono quelli che non rientrano nelle classifiche perché svolgono lavoretti saltuari ed in nero. C’è anche quella enorme fetta di giovani ‘rassegnati’, che non hanno speranze per il futuro e vivono passivamente la situazione di crisi perché sanno che è ‘tutto inutile’ ed infine c’è una buona parte –circa il 25 percento– di ragazzi che ricoprono posti e ruoli sommersi.

Sono soprattutto le donne del centro sud a trovare con maggiore difficoltà lavoro e così, secondo la Cgil, accade sempre più spesso che si ricoprano lavori che fino a poco fa erano denigrati. Ragazze italiane che cercano lavoro come ‘badanti’ o collaboratrici domestiche: mestieri che sono stati destinati a immigrati, soprattutto dell’Est. A contribuire al rallentamento economico anche la forma mentis comune: in Italia esiste una gerarchia dei lavori e molti, etichettati come ‘umili’, sono destinati agli stranieri. Questo vecchio sistema lavorativo non vede investimenti di rilievo nell’imprenditoria da almeno 18/20 anni, rispetto agli altri Paesi. Oltre ai luoghi comuni all’italiana e alla manca di modernizzazione, per il ‘vecchio stivale’ il rallentamento economico è dipeso anche dai governi politici di Berlusconi e Monti. Abolizione dell’articolo 18 per la tutela dei lavoratori; innalzamento dell’età lavorativa fino ai 65 anni –che non favorisce un ricambio lavorativo; calo delle retribuzioni e irresponsabilità del sistema impresa.

Come conseguenza a tutto ciò oggi i lavoratori e disoccupati guardano con sfiducia al panorama politico.

La disoccupazione generale è stata invariata per i mesi di ottobre-novembre 2012 mentre il trend negativo è per i giovani e il numero di ‘senza lavoro’ aumenta dello 0,7 percento.

E così l’Italia, per poco, non sale sul podio della disoccupazione europea: il nostro Paese arriva al quarto posto nell’Eurozona dopo il Portogallo – quasi 39 percento– Spagna –56,5 percento– e Grecia –circa 58 percento.

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