DIRITTI CIVILI/ Scompare la differenza tra figli legittimi e naturali (nonostante il no dell’Udc)

Ogni tanto una buona notizia. Seppur in ritardo rispetto al resto d’Europa, è passata a larga maggioranza la riforma di legge che equipara in tutto e per tutto i figli naturali a quelli legittimi. Gli unici a dire no sono stati i deputati dell’Udc che hanno proposto un emendamento sul riconoscimento dei figli incestuosi, facendo emergere ancora una volta le differenze di vedute, su temi importanti come questo, rispetto ai possibili alleati del Pd. Secondo il centrosinistra si tratta di “un atto di civiltà” che la carta dei diritti europei di Nizza chiedeva dal 2000.

 

di Viviana Pizzi

diritti-civili_figli_naturali_e_legittimiEra una distinzione che ormai esisteva soltanto in Italia quella tra figli legittimi e naturali. Ora grazie all’approvazione della legge alla Camera è stata superata. Da ieri infatti le due fattispecie giuridiche e anche quella dei figli adottati non avranno più alcuna distinzione.

La proposta di legge è stata definitivamente approvata dalla Camera con 366 voti favorevoli, trentuno contrari e 58 astenuti. Si tratta di una forma di civilità che elimina finalmente le distinzioni volgarmente definite “tra figli e figliastri”.

 

L’ITALIA ARRIVA MA SEMPRE IN RITARDO

Sin dal secolo scorso esiste una differenza giuridica tra i Paesi definiti di “Common law” e quelli di “Civil Law” . I primi sono quelli anglosassoni contraddistinti dalla mancanza di una normazione giuridica anche nel campo della regolazione della famiglia. Un diritto (soprattutto in Gran Bretagna ma anche negli Stati Uniti) che disciplina solo in parte la relazione di coppia distinguendo quella unita in matrimonio da quella di fatto. Mancano invece regole chiare sulla filiazione. Gli obblighi dei genitori verso i figli vengono definiti più di natura morale che giuridica, ma non è mai esistita una netta differenza tra quelli legittimi e quelli naturali. In Gran Bretagna ci sono differenze soltanto di natura prettamente burocratica per quanto riguarda i viaggi all’estero.

La distinzione era sancita nei paesi della Civil law e in particolare in Germania, nei Paesi scandinavi e in Francia oltre che in Italia. La carta europea dei diritti fondamentali del 2000 di Nizza però aveva vietato qualsiasi forma di distinzione tra le persone dovuta alla nascita. Un passaggio che imponeva ai Paesi di adeguarsi alla normativa.

La Germania e i Paesi Scandinavi (Svezia e Norvegia) avevano tuttavia eliminato la differenza prima del 2000. La riforma tedesca che abolisce la distinzione tra figli legittimi e figli naturali risale al 25 settembre 1997. Al 1995 invece quelle norvegesi e svedesi.

In Francia la distinzione era diventata sempre più simbolica. L’eliminazione del principio giuridico è arrivata tuttavia nel 2005 quando un’ordinanza sulla riforma della filiazione presentata dal ministro della Giustizia Clement (quando era presidente Jacques Chirac) cancella dal Codice civile quel principio alla base della demarcazione tra bambini nati all’interno del matrimonio e quelli da coppie di fatto.

In Italia si arriva adesso con sette anni di ritardo, mai troppo per una differenza che andava abolita in un paese dove i matrimoni diminuiscono e aumentano sempre più le coppie di fatto.

 

I PASSI FONDAMENTALI DELLE RIFORMA

Nascere dentro o fuori il matrimonio ora non fa differenza. Il figlio di una coppia di fatto (giuridicamente fuori dal matrimonio) può essere riconosciuto da entrambi i genitori anche se all’epoca del concepimento erano uniti ad altri coniugi. Il bambino può essere riconosciuto contemporaneamente da madre e padre oppure anche in momenti separati (prima il padre e poi la madre o viceversa). Finalmente il figlio naturale ha i suoi parenti e può inserirsi anche nella successione ereditaria. Con la nuova riforma non solo può essere figlio dei suoi genitori ma anche nipote degli zii e dei nonni naturali e fratello dei figli che invece erano arrivati durante il matrimonio di uno dei due genitori con un altro coniuge. Un passo avanti importante perché in caso di morte della mamma e del padre il figlio nato da una coppia non sposata può essere affidato ai nonni o agli zii invece di finire nei registri dei bambini orfani.

Il figlio naturale, come quello legittimo, ha gli stessi diritti costituzionali: deve essere mantenuto, educato istruito ed assistito moralmente dai genitori nel rispetto della sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il bambino nato da coppie di fatto, al contrario della legge precedente, ha diritto di crescere nella stessa abitazione dei genitori e di mantenere rapporti con zii, fratelli e nonni. Il ragazzo di dodici anni ha diritto di essere ascoltato in tutte le procedure che lo riguardano. In questi casi la differenza codicistica tra figli naturali e legittimi verrà sostituita dal termine più generico ”figli”.

Toccherà poi al Governo la revisione di norme in materia di successioni e donazioni ai fini dell’eredità. La madre vittima di uno stupro da parte di un parente potrà riconoscere il figlio frutto di quell’atto. In caso di controversie tra genitori sull’affidamento e sul mantenimento dei bambini si occuperà il tribunale ordinario.

 

IL SIGNIFICATO POLITICO DELLA RIFORMA E IL NO DELL’UDC

La riforma è passata con il sì di Pd e Idv e parte del Pdl. La norma che prevedeva però il riconoscimento del figlio incestuoso è stata nettamente ostacolata dall’Udc e da alcuni deputati berlusconiani. I casiniani ne avevano chiesto lo stralcio poiché dal loro punto di vista non si può dare piena facoltà di riconoscimento al figlio di un incesto. Erano d’accordo se a chiederlo era il figlio ma non se a volerlo fosse il padre stupratore. Il riconoscimento del bambino avrebbe significato, secondo i cattolici, un riconoscimento indiretto anche dell’atto di violenza. Alla fine però è prevalsa la tesi voluta dagli altri partiti e difesa in aula dalla pidiellina Alessandra Mussolini secondo la quale “non si può impedire a una madre stuprata che ha deciso di mettere al mondo la creatura di riconoscere il proprio figlio”. Un atto finora in vigore che rappresentava una ulteriore violenza nei confronti di chi non solo aveva subito l’onta ma poi si vedeva anche portare via il figlio che veniva dichiarato adottabile a tutti gli effetti.

Per Livia Turco (Pd) invece “il parlamento ha votato una legge di umanità e di civiltà”, Anita Di Giuseppe dell’Idv lo definisce “un passo fondamentale per l’Italia”.

Nonostante l’ampia condivisione del testo di legge resta un problema fondamentale a livello politico: l’Udc ancora una volta si mostra distante dagli altri partiti politici rispetto ai temi importanti dei diritti civili.

Il dubbio amletico che ormai avvolge tutti gli italiani però non è ancora stato sciolto: con chi si alleerà Casini alle prossime politiche? Sceglierà di correre da sola sponsorizzando il Monti bis oppure scenderà a patti con il Pd o il Pdl?

Un fatto certo è emerso anche da questa votazione: le posizioni dei centristi e quelle del Pd restano ancora lontanissime mentre più vicine quelle dei partiti dell’alleanza che si è candidata alle politiche del 2008. Un’alleanza Pd – Udc potrebbe avere quindi basi poco solide e potrebbe sgretolarsi davanti a ogni questione che riguardi i diritti civili. Cui prodest e quanti voti porterebbe ad entrambi i partiti? Saranno i cittadini a dirlo ma non si esclude che saranno molti gli elettori piddini scontenti.

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