DIMISSIONI DI PIETRO/ Un atto essenziale per il rilancio dell’Italia dei Valori

Dopo la sconfitta elettorale di Rivoluzione Civile Antonio Di Pietro, che aveva scelto di stare al fianco di Antonio Ingroia rinunciando alla presentazione di proprie liste, si è dimesso dalla presidenza dell’Idv. Le sue sono dimissioni irrevocabili e puntano al rilancio del partito. Che può ripartire dal Molise, dove in provincia di Isernia ha ottenuto una percentuale del 12,16% superando persino il Movimento 5 Stelle.

 

di Viviana Pizzi

La prima conseguenza della sconfitta alle elezioni politiche del 2013 sono le dimissioni di Antonio Di Pietro dalla presidenza dell’Italia dei Valori. A diramare la nota è stato lo stesso ufficio di presidenza che lo ha motivato con queste parole:

L’Ufficio di presidenza, all’indomani delle politiche 2013, registra la bocciatura elettorale dell’esperienza Rivoluzione Civile. Alla luce delle ‘irrevocabili dimissioni’ del presidente Antonio Di Pietro, l’Ufficio di presidenza decide di rifondare, rinnovare e rilanciare l’azione di Italia dei Valori assumendo collegialmente ogni decisione statutariamente affidata al presidente al quale viene chiesto di ritirare le dimissioni e di partecipare al collegiale percorso che prevede: l’avvio di una fase congressuale da concludersi entro il 31 dicembre 2013“.

Il percorso stabilito dall’Ufficio di presidenza di Idv prevede anche “il confronto diretto con la base del partito attraverso tre incontri territoriali (nord, centro e sud) che dovranno svolgersi entro il 30 aprile 2013 alle quali parteciperà l’intero Ufficio di presidenza.”  La convocazione dell’Esecutivo nazionale è invece prevista domenica 10 marzo 2013 presso la sede Idv di Roma. L’ esecutivo invece sarà mantenuto con cadenza mensile fino al congresso previsto a dicembre. Tutto questo significa che l’Italia dei Valori c’è e vuole rinnovarsi e non considera conclusa la propria esperienza politica nemmeno adesso che è fuori dal parlamento italiano.

 

LE BATTAGLIE IN SOLITARIA CONTRO BERLUSCONI E MONTI

Antonio Di Pietro e l’Italia dei Valori non vanno però ricordati soltanto per questa fase delicatissima che li vede protagonisti della storia politica italiana.

Non bisogna dimenticare tutte le battaglie che da soli hanno portato avanti prima contro il governo Berlusconi e poi contro il governo Monti all’interno e all’esterno del parlamento italiano.

L’ultima in ordine temporale è stata la battaglia contro le bugie elettorali di Berlusconi e la denuncia alla procura della Repubblica per voto di scambio contro il Cavaliere per la vicenda dei nove milioni di lettere inviate agli italiani in cui si prometteva la restituzione della quota 2012 dell’Imu.

All’interno del Parlamento ha portato avanti anche la battaglia contro le ultime decisioni del governo Monti sulle spese militari e sull’utilizzo degli F 35. Sua è stata la ferma opposizione alla decisione di impegnare 40 milioni di euro all’anno.

Come dimenticare le sue battaglie a favore dei lavoratori. Mentre tutti gli altri partiti (Berlusconi, Monti e Bersani) erano intenti ad approvare senza se e senza ma la Riforma Fornero, Di Pietro aveva già deciso di presentare la sua proposta di abolire l’articolo 8 che ha di fatto cancellato il contratto collettivo nazionale del lavoro e il ripristino dell’articolo 18 per garantire ai lavoratori licenziati senza giusta causa di poter non solo ricevere il risarcimento danni ma di poter rientrare sul posto di lavoro senza subire discriminazioni. Sua la battaglia referendaria conclusasi a gennaio con la consegna di più di un milione di firme per permettere ai cittadini di scegliere il proprio futuro.

Sue le battaglie anche contro Marchionne e la Fiat per garantire ai lavoratori italiani i propri diritti.

dimissioni_di_pietro_idvDi Antonio Di Pietro e dei parlamentari dell’Italia dei Valori è stata anche la lotta per una scuola di qualità e per fermare la discussione della cosiddetta legge ex Aprea che di fatto avrebbe ridotto le scuole non più in culle di formazione culturale ma in aziende pubbliche.

Lotta contro i privilegi della casta? Il partito ne sa certamente qualcosa quando da solo ha proposto l’ineleggibilità dei condannati in via definitiva portando avanti questa battaglia non soltanto all’interno del parlamento italiano ma estendendola anche al parlamento europeo. Per il parlamento europeo avevano proposto anche una riforma dei collegi elettorali su base nazionale. L’Italia dei Valori per prima ha chiesto l’abolizione del privilegio dei vitalizi sostituendo questi ultimi con un’erogazione Inps come quella degli altri cittadini italiani al termine di un qualsiasi lavoro.  Negli anni però si è dovuto scontrare sia contro il centrodestra che il centrosinistra che erano restii ad abolire il privilegio. Lotta dell’Idv anche quella dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e quella della riduzione del numero dei parlamentari. Queste ultime due rimaste lettera morta perché non hanno incassato il favore delle altre forze parlamentari.

Di Pietro si è anche battuto da solo contro la depenalizzazione dei reati contro la pubblica amministrazione voluta da Silvio Berlusconi e contro l’eliminazione di quello di falso in bilancio.

Anche da tutti questi ideali dovrà ripartite l’azione dell’Italia dei Valori.

 

DI PIETRO FUORI DAL PARLAMENTO? L’OPERAZIONE NASCE DALLE POSIZIONI SULLA TRATTATIVA STATO MAFIA

A questo punto ci si deve chiedere come mai allora Antonio Di Pietro è uscito dalla coalizione di centrosinistra prima (dopo la foto di Vasto 2011 con Bersani e Vendola) e dal parlamento poi.

Siamo a luglio del 2012 quando esplode il caso delle ormai famose intercettazioni tra il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Nicola Mancino, uno degli indagati nell’inchiesta sulla presunta trattativa Stato Mafia della procura di Palermo.

Cosa fece allora Di Pietro quando Napolitano sollevò il caso di illegittimità chiedendo e ottenendo che le intercettazioni fossero distrutte? Si schierò a favore dei giudici siciliani e dell’allora sostituto Antonio Ingroia e contro il Presidente della Repubblica.

La verità– sostenne Di Pietro il 17 luglio 2012- va cercata senza guardare in faccia né presidenti né ex presidenti”.  Una frase che scatenò un vespaio di polemiche tra le quali le reazioni del Partito Democratico nelle quali si accusò Di Pietro di “aver reso dichiarazioni irresponsabili”.

Di Pietro però non si fermò e aggiunse: “Qui di irresponsabile c’è solo la convinzione che per qualcuno la legge sia più uguale che per gli altri e che la verità venga dopo la necessità di difendere i potenti di oggi e di ieri. Come se i fatti documentati possano essere liquidati con termini offensivi e senza alcuna risposta”.

Una serie di botta e risposta che avrebbe portato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a decidere per l’eliminazione politica di Antonio Di Pietro. Da allora infatti per lui è stato impossibile ricucire lo strappo con Bersani e Vendola rimanendo di fatto fuori dalla coalizione del centrosinistra.

 

DI PIETRO RIPARTA DAL MOLISE

Cosa è avvenuto ieri sera mentre Antonio Di Pietro si dimetteva dalla presidenza dell’Italia dei Valori? Che nel suo Molise e in particolare nella provincia di Isernia si stavano già creando le basi per una rinascita sana.

L’apporto del partito di Di Pietro alla vittoria del presidente della Regione Paolo Di Laura Frattura è stato fondamentale. In provincia di Isernia in particolar modo l’Idv con il suo simbolo ha raggiunto la percentuale più alta di queste elezioni con il 12,16%. Su questo territorio ha anche ottenuto più voti del Movimento Cinque Stelle che si è fermato all’11,57%.

Come è stata possibile questa inversione di tendenza rispetto al dato nazionale? Grazie a uomini seri come Cosmo Tedeschi che non ha abbandonato la nave nemmeno in tempi di crisi e grazie a nuovi acquisti come il giornalista Antonio Sorbo che ha creduto nei valori di Antonio Di Pietro contribuendo in maniera significativa a questo risultato. Solo per un gioco di conteggi i due restano fuori dal consiglio regionale facendo spazio al primo eletto in provincia di Campobasso che ce la fa raggiungendo 2053 preferenze.

Da questo Molise l’azione di ricostruzione dell’Italia dei Valori può partire. E da tutte le altre buone amministrazioni locali dove gli esponenti di partito sono ancora presenti con il loro simbolo e con la voglia di fare bene.

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