DECRETO SALVA ILVA/ Passa tutto l’impianto nonostante le proteste “censurate” dei tarantini [VIDEO]

Il tanto temuto “decreto Salva Ilva” è stato approvato alla Camera dei Deputati con 421 si, 21 no e 49 astenuti, tra cui i leghisti. Ora il testo passa al Senato, dopo il ringraziamento del ministro dell’Ambiente Corrado Clini per la celerità del provvedimento. E intanto i cittadini di Taranto continuano a protestare, nonostante la censura dei media italiani. (GUARDA IL VIDEO CENSURATO)

 

di Viviana Pizzi

COSA PREVEDE IL DECRETO

Il decreto legislativo che permetterà all’Ilva di Taranto di continuare a produrre  è diviso in cinque articoli: riguardano l’efficacia dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, la responsabilità nella conduzione degli impianti, i controlli e le garanzie, la Copertura finanziaria e l’entrata in vigore.

Un decreto che ammette la continuazione della produzione in nome di una produzione che non deve cessare con il quale però si decide, secondo il presidente dei Verdi Angelo Bonelli “che i cittadini di Taranto possano continuare ad ammalarsi e morire senza che il governo sia stato capace di varare un provvedimento a tutela della salute dei cittadini. Il decreto approvato umilia la città di Taranto e quei cittadini che nei giorni scorsi sono scesi in piazza nel più totale silenzio dei media”.

Un provvedimento che vìola gli articoli 3-9-32-112 della Costituzione e che commissaria e umilia la magistratura la quale aveva deciso per il sequestro dell’impianto al solo scopo di tutelare la salute dei cittadini. Certo si provvede a rimettere in funzione l’Ilva ma non certo a verificare se lavoratori e tarantini rischino davvero la vita.


LE CONSEGUENZE IMMEDIATE

Manifestazione_Taranto_Libera_15_dicembre_2012_contro_l_ILVAA poche ore dall’approvazione alla Camera del decreto legislativo sull’Ilva sui media è balzata la notizia dell’avvio del risanamento ambientale del sito della fabbrica tarantina. In particolare si verificherà, in base a quanto venuto fuori nelle riunioni effettuate dall’inizio della settimana, se sono stati realmente avviati.

È stato concluso un arretramento di 80 metri dei parchi minerali, l’abbassamento dei cumuli per i quali è stata intensificata la filmatura. È stato attuato lo spegnimento dell’altoforno 1 e delle batterie 5 e 6.

Tutta la procedura sarà ultimata entro gennaio 2013 per poter riprendere a produrre ed evitare le emissioni inquinanti. Sarà davvero così? Purtroppo saranno gli studi epidemiologici dei prossimi anni a stabilire se i fumi dell’acciaieria saranno davvero meno inquinanti e a rimetterci la vita, se qualche parametro non sarà rispettato, saranno i cittadini di Taranto.


COME GIUSTIFICARE UN DECRETO IMPOPOLARE: SALVARE L’OCCUPAZIONE

Perché si è reso necessario un decreto salva Ilva che non piace ai cittadini di Taranto? Per salvaguardare gli interessi della famiglia Riva e delegittimare il lavoro della magistratura che per le irregolarità non solo aveva chiuso lo stabilimento pugliese ma aveva avviato anche un’inchiesta che ha portato a sette arresti.

I Riva avevano risposto a queste mosse della magistratura minacciando di chiudere tutti gli stabilimenti e mandare tutti gli operai a casa, oltre a quello di Taranto anche quello di Genova.  Tutto questo perché l’ordinanza del gip aveva comportato “in modo immediato e ineluttabile l’impossibilità di commercializzare i prodotti e per conseguenza, la cessazione di ogni attività nonché la chiusura dello stabilimento di Taranto e tutti gli stabilimenti del gruppo che dipendono, per la propria attività dalle forniture dello stabilimento pugliese”.

Quella della fabbrica altro non era che una ritorsione scaricata su oltre 5 mila operai. Contro questa decisione sono stati organizzati scioperi dalla fine del mese di novembre ma che non hanno prodotto l’effetto sperato.


I RISCHI PER LA SALUTE

Cosa aveva portato la magistratura di Taranto a prendere la decisione di sequestrare l’impianto? Di certo anche gli allarmanti dati epidemiologici venuti fuori da un dossier dell’Inail presentato questa estate a Taranto.

Si tratta di numeri e patologie allarmanti: sono infatti 1500 le malattie professionalmente denunciate tra il 2000 e il 2010. Dal progetto S.E.N.T.I.E.R.I (studio epidemiologico nazionale dei territori e insediamenti esposti a rischio inquiamento) voluto dal Istituto Superiore di Sanità e dell’Organizzazione mondiale della Sanità si riscontrano eccessi significativi di mortalità per tutte le patologie tumorali, per le malattie del sistema circolatorio, del sistema respiratori e dell’apparato digerente.

Insomma nei pressi dello stabilimento dell’Ilva si verifica un’incidenza del 30% in più di queste malattie rispetto alle altre zone della Puglia. La mortalità per le malattie respiratorie è del 10% in più, per quelle dell’apparato digerente nelle donne aumenta del 40%, o per malformazioni congenite più 15%.

 

LA PROTESTA CONTINUA MA LA STAMPA  CENSURA

Salvare l’occupazione è certamente un dato importante. Prima però viene la salute dei tarantini e i cittadini lo sanno bene. L’ultima manifestazione  per le vie di Taranto si è svolta sabato pomeriggio. Un lungo serpentone di persone ha occupato tutte le strade della città per dire no alle malattie che una nuova attività dell’Ilva, così come strutturata, potrebbe provocare.

Un corteo di persone che si è confuso con le luci natalizie pur presenti in una città che, nonostante la tragedia del mostro inquinante, vuole continuare a vivere. Senza bandiere di partito e con tanti cartelloni i tarantini hanno sottolineato la loro volontà di  respirare aria pulita nella loro città e di voler vedere “un cielo sempre più blu”. Con uno slogan che risaltava più degli altri: “Taranto Libera: la vogliamo per i nostri figli”.

Di questi cittadini di serie B però poco si è sentito sui principali organi di stampa. Una censura sistematica su questi argomenti che ha radici profonde. Potrebbe dipendere dai governativi appoggi che arrivano tramite il Ministro per l’Ambiente Clini pronto a difendere le ragioni dei padroni.

Le intercettazioni dell’inchiesta della Guardia di Finanza riportate da Enrico Fierro su “Il Fatto Quotidiano “ dimostrano anche altro. Zittire la stampa è  l’obiettivo della famiglia Riva.

Bisogna pagare la stampa per tagliargli la lingua – emerge in un’intercettazione di Giorgio Archinà l’ex uomo delle relazioni pubbliche dell’Ilva- cioè pagarla per non parlare”.  I legami tra Governo e Ilva sono stati dimostrati però proprio dall’approvazione del decreto: tutto farebbe quindi pensare che i principali organi di stampa, quelli lottizzati dai partiti governativi, abbiano ricevuto diktat per non occuparsi più dei problemi dei cittadini di Taranto e degli operai dell’Ilva. Che sanno benissimo di andare incontro alla morte ogni giorno in cui lavorano in impianti non sicuri.


IL VOTO AL DECRETO SULL’ILVA: SOLO L’IDV CONTRARIA

Anche il decreto salva Ilva è passato quasi sotto silenzio. Non ha ottenuto gli stessi clamori mediatici della legge di stabilità e della crisi del Governo Monti. Non tutti sanno quindi che a votare a favore, dopo l’ennesimo voto di fiducia, sono stati ancora una volta quei partiti che hanno sostenuto il governo tecnico per gli ultimi tredici mesi. Si tratta di Pdl, Pd e Udc. La Lega come avevamo già anticipato si è astenuta.

L’unica forza parlamentare a votare contro il decreto è stata l’Italia dei Valori: Antonio Di Pietro, in dieci minuti, già nel pomeriggio di ieri aveva anticipato la sua intenzione di dire no al decreto.

Questo è un provvedimento che viola la Costituzione – ha sostenuto l’ex pm –  perché viola il diritto alla salute e quello alla salvaguardia dell’ambiente, che sono diritti costituzionali garantiti, e, ancora una volta, è un provvedimento “ad personam“.

La parola passa al Senato. Con la speranza che almeno lì le voci dei tarantini possano essere ascoltate e non soltanto da parte di chi fa opposizione governativa.


IL VIDEO DI PROTESTA CENSURATO DA TUTTI I MEDIA ITALIANI

 

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