DECRETO RIFIUTI/ Ennesima porcata: Tares da pagare subito e munnezza pericolosa in discarica

Ieri, sebbene nessuno ne parli, è stato approvato l’ultimo decreto del governo Monti, quello sulla gestione rifiuti. Un incredibile mix di bufale e inspiegabili deroghe, alcune delle quali in palese contrasto con altri decreti (approvati sempre da Monti) che vietano proprio i rinnovi delle gestioni commissariali. Ecco l’analisi dettagliata del nuovo decreto-mostro. Dalla bufala del pagamento della Tares a luglio (solo una marchetta elettorale), alla proroga per sversare rifiuti speciali nelle discariche. Nonostante, incredibile ma vero, il divieto risalga addirittura al 2003.

 

di Carmine Gazzanni

Era da tempo che i ministri tecnici ci lavoravano. Alla fine, con 325 sì, 60 astenuti e 12 no, è giunto in porto soltanto ieri. Questo è il risultato dell’ultimo provvedimento del governo Monti. Stiamo parlando del testo sulla gestione rifiuti. Un decreto, dunque, che, vista la situazione di tante drammatiche realtà ambientali e visto il fatto che in questo provvedimento si parla anche di Tares, riveste un’importanza di prim’ordine. Peccato, però, che non sono poche le norme che lasciano sconcertati. A partire proprio dalla trovata elettorale sulla Tares (che non porterà alcun beneficio per i cittadini, anzi li inguaierà ulteriormente) fino alle proroghe contra-legem sulle gestioni commissariali e anche sullo sversamento di rifiuti speciali nelle discariche (nonostante il divieto risalga per legge al 2003).


LA TARES SI PAGA A LUGLIO? SÌ, MA IL DOPPIO – Tutti i grandi media, presi dalla teatrale campagna elettorale che stiamo vivendo in questi giorni, preferiscono dedicare semplicemente un trafiletto al decreto. Giusto il tempo di scrivere  e gioire per l’umanità dimostrata dall’esecutivo: i ministri tecnici, infatti, proprio tramite il testo approvato definitivamente ieri, hanno fatto slittare il pagamento della Tares al mese di luglio. Bene, si dirà. Non è così scontato, però.

Innanzitutto ricordiamo cosa sia questa nuova imposta. La Tares, in poche parole, è una versione decisamente più esosa della vecchia Tarsu, dato che sarà abbinata anche alla TIA1ovvero i costi per tenere pulite le zone urbane, i giardinetti pubblici e tutte le aree verdi limitrofi- e la TIA 2la tassa necessaria per pagare i costi di smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Insomma, la Tares si preannuncia protagonista assoluta del nuovo anno. Così come l’Imu lo è stato per il 2012.

Torniamo ora al decreto approvato ieri. È vero: con l’approvazione di ieri la prima rata della Tares verrà pagata a luglio e non più ad aprile come previsto in un primo momento. Ma siamo sicuri che sia una notizia positiva? A ben vedere no. Quella che sembrerebbe una notizia che fa tirare un sospiro di sollievo, in realtà è semplicemente una “marchetta”, come l’ha definita il parlamentare Idv Francesco Barbato, una trovata elettorale che, nei fatti, non comporta alcun beneficio per il cittadino. Anzi, se vogliamo lo inguaia ulteriormente. Insomma, dietro c’è il trucco.

Ragioniamo. Sì, il Parlamento ha spostato il pagamento della prima rata a luglio. E poi? Cosa succederà? “Mica gli italiani – ha osservato ancora Barbato intervenendo in Aula – non pagheranno la prima rata che scade a luglio, ma ne pagheranno una a doppio, a luglio, quella del primo trimestre più il secondo trimestre, e chi campa con una pensione di 400 euro non so proprio come farà!”. In altre parole, spostandola a luglio, la prima rata sarà molto vicina alla seconda. Ergo: i cittadini si troveranno a pagare due rate della Tares in un tempo estremamente ridotto. Nessuna dilazione effettiva, dunque. Niente di niente. Semplicemente una trovata elettorale: in questo modo i cittadini potranno andare al voto meno con il portafoglio più pieno, particolare che, soprattutto in questo periodo, potrebbe incidere e non poco sul voto.

Nei fatti, però, come detto, non cambia nulla per le tasche degli italiani. Anzi, a luglio arriverà una vera e propria batosta dato che, nel giro di poco tempo, si assommeranno ben due rate della Tares.


decreto_rifiuti_monti_pdPROROGA N.1: LO STRANO CONCETTO DI EMERGENZA DEI TECNICI – Deroghe su deroghe su deroghe. In sintesi, questo è quanto previsto dal decreto legge. Il governo ha deciso di prorogare praticamente qualsiasi cosa. In alcuni casi, però, è difficile comprendere il motivo di tali scelte.

Prendiamo la decisione di prorogare il cosiddetto “regime temporaneo” in Campania. In vigore dal 2010, tale regime prevede che le funzioni di gestione per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti urbani sia affidato alle province. Ai comuni, invece, spettano solo le funzioni di raccolta, spezzamento e trasporto, oltre a quelle di smaltimento o recupero dei rifiuti della raccolta differenziata. La legge stabiliva il passaggio dal regime speciale delle competenze a quello ordinario a partire proprio dal dieci gennaio 2013. Ecco il punto: due settimane dopo questa data – e dunque a regime straordinario già scaduto – si è introdotta una norma transitoria che prolunga fino al 30 giugno 2013 il regime speciale. Solo dal primo luglio, quindi, ai comuni – compresi quelli già ora virtuosi – tornerà l’organizzazione e la gestione dei servizi concernenti i rifiuti urbani, con la riscossione dei relativi tributi. Insomma, anche i comuni virtuosi si troveranno ad essere ancora “commissariati”, dato che la gestione dei rifiuti verrà mantenuta dalle province. E qui allora la domanda: a cosa serve mantenere, almeno per alcune realtà, una situazione d’emergenza pur non essendocene alcun motivo? Come ha denunciato Antonio Borghesi, “qui si è fatta una norma per colpire tutti, parificando i comuni virtuosi a quelli inadempienti. È una misura irragionevole, una misura contraddittoria rispetto proprio alla finalità del superamento dell’emergenza”.


PROROGA N.2: SE LA NORMA DI MONTI VA CONTRO UN’ALTRA LEGGE DI MONTI – Ma non è finita qui. All’articolo 2, infatti, vengono previste ulteriori proroghe. Questa volta per i commissariamenti, per i commissari nelle gestioni straordinarie. Peccato, però, questo provvedimento sia in palese contrasto con un altro decreto approvato sempre dal governo Monti (quello del 15 maggio 2012, n. 59) con il qualeguarda un po’ si vieta la proroga o il rinnovo delle gestioni commissariali. Un controsenso assoluto, insomma: si proroga oggi qualcosa per il quale è sancito, da un altro decreto-legge, il divieto di proroga o di rinnovo.


PROROGA N.3: LA LEGGE DEL 2003 MAI ATTUATA – Se quanto detto nel paragrafo precedente sembra assurdo, tenetevi forte. Non è niente, infatti, ad un’altra proroga (art.1 comma 1) prevista nel decreto e riguardante lo smaltimento in discarica di rifiuti con “potere calorifico inferiore”. La questione è cruciale, soprattutto per una regione come la Campania.  Tecnicamente sono i rifiuti che superano il limite massimo di tolleranza calorifica di 13 mila chilo joule per poter essere sversati in discarica. In altre parole, stiamo parlando dei rifiuti speciali che, con questa proroga, potranno continuare ad essere gettati nelle discariche: come ha affermato Barbato, “si scherza e si gioca con la pelle, con la vita, con la salute dei napoletani e dei campani”.

Finita qui? Certo che no. L’assurdo – semmai non bastasse quanto detto – viene proprio ora. Il divieto che ieri è stato appunto prorogato è stato sancito non l’anno scorso, nemmeno due anni fa, né tre. Risale, addirittura, al 2003 (decreto legislativo n.36/2003). Da allora si è andati di proroga in proroga. E ieri lo stesso. In pratica, da dieci anni abbiamo una disposizione nell’ordinamento che non è mai entrata in vigore. Ciò significa averla tacitamente abrogata. “È scandaloso – ha detto Borghesi – perché se in dieci anni non siamo stati capaci di mettere in atto quello che era necessario riguardo ad un divieto stabilito – ripeto – dieci anni fa, vuol dire che siamo in presenza di soggetti tecnicamente incapaci, di un Ministero incapace di fare il suo lavoro”. Dargli torto è molto, molto difficile.

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