Deciderà Re Giorgio. Le strade: dall’inciucio con Violante o Letta, fino a Giuliano Amato. Il resto è nebbia

Ottanta minuti di colloquio e un nulla di fatto finale. Questo quanto accaduto al Quirinale nel tanto atteso incontro tra Pier Luigi Bersani e Giorgio Napolitano. Lo scenario, a questo punto, diventa ancora più ingarbugliato: a occuparsi della formazione del governo sarà il Presidente della Repubblica in prima persona. Le porte per il segretario Pd, formalmente, restano ancora aperte. Non è escluso che si cerchi la strada di un altro governo Pd – i nomi sono quelli di Luciano Violante e di Enrico Letta – per un governissimo (ipotesi impossibile con Bersani). Ma, quello che sembra, è che la strada preferenziale sia quella di un governo del Presidente. Sul tavolo tanti i nomi possibili. Da Giuliano Amato al ministro Cancellieri, da Fabrizio Barca a Stefano Rodotà. Fino a Fabrizio Saccomanni.

 

di Carmine Gazzanni

re_giorgio_napolitano_spacca_bersaniChiare le parole del segretario generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra: “l’esito delle consultazioni dell’onorevole Bersani non è stato risolutivo”. Ergo: sarà Giorgio Napolitano in prima persona a occuparsi della faccenda. Nel bene o nel male, dunque, sarà un governo del Presidente, voluto dal Presidente, che nascerà per diretto intervento del Presidente.

Quale possa essere la faccia di quest’esecutivo, però, resta ancora un mistero. Tanto le parole di Marra quanto quelle di Bersani, infatti, non lasciano molti spiragli interpretativi. Poca chiarezza e tanta ambiguità.

Iniziamo da una prima osservazione: nessuno dei due – né Marra né Bersani – ha parlato di un niet di Napolitano ad un esecutivo retto dallo stesso segretario Pd. Insomma, le porte per Bersani – almeno formalmente – non sono chiuse. Difficile, però, pensare sia realmente fattibile seguire questa strada. Prova ne sia la stessa durata del colloquio: ottanta minuti significano, essenzialmente, tante telefonate fatte in diretta da Napolitano e da Bersani per vedere se si potesse giungere ad un accordo con le altre forze politiche. Cosa che è improbabile sia avvenuta.

C’è poi un passaggio, nel discorso di Bersani, che potrebbe essere illuminante. Ricordiamolo: “ho illustrato al Presidente Napolitano preclusioni o condizioni delle altre forze politiche che io ho ritenuto inaccettabili”. I riferimenti sono più che chiari: le preclusioni sono quelle del Movimento 5 Stelle (governo a Cinque Stelle o niente); le condizioni quelle del Pdl (vicepremier Alfano e tanti no agli otto punti targati Pd).

Ma, su questo passaggio, c’è un punto chiave: “che io ho ritenuto inaccettabili”, dice Bersani. In questo frammento del discorso del segretario Pd ci potrebbe essere la seconda strada che potrebbe vagliare Napolitano: governo sempre a firma Pd ma non con Bersani. Affidandolo invece a quella fronda che guarderebbe con meno distacco un’alleanza con le forze di centrodestra (vedi Luciano Violante o Enrico Letta). Ipotesi anche questa improbabile ma contemplata nelle parole ricordate del segretario Pd. In questo modo, infatti, sarebbe garantita governabilità e, allo stesso tempo, verrebbe garantito un esecutivo in mano alla coalizione vincente.

Se nemmeno questa strada dovesse andare a buon fine (dipenderà dalle spaccature interne al Pd e al Pdl), l’ultima strada che potrebbe intraprendere Giorgio Napolitano sarebbe quella di un governo esterno, un cosiddetto governo del presidente, affidando l’esecutivo a personalità autorevoli ed esterna alle forze politiche, ma che sappiano raccogliere vasti consensi. In questi ultimi giorni i nomi che si rincorrono sono diversi. Il più quotato sembrerebbe essere quello di Giuliano Amato. L’ex socialista potrebbe ottenere facilmente l’appoggio di Pd, Terzo Polo e Pdl. Certamente non quello dei Cinque Stelle. Forte anche il nome dell’attuale ministro degli Interni Anna Maria Cancellieri: stimata su più fronti (anche dai grillini), il suo nome in passato era stato avanzato anche per il Quirinale. Un altro ministro in corsa potrebbe essere Fabrizio Barca, molto vicino non solo al centro ma anche al Pd (che in passato gli aveva offerto la corsa a sindaco di Roma e, addirittura, la segreteria del partito dopo Bersani). Sempre in auge poi il nome di Stefano Rodotà, costituzionalista ed ex Garante, che potrebbe facilmente ottenere il consenso da Pd e anche dai Cinque Stelle. Nelle ultime ore, infine, c’è chi ha avanzato anche il nome di Fabrizio Saccomanni: banchiere che piace in Europa, più vicino al Pd che al Pdl (da sempre acerrimo nemico di Giulio Tremonti). È difficile però possa alla fine spuntarla il direttore generale di Bankitalia. Per un motivo molto semplice: dopo la fallimentare esperienza Monti, un altro tecnico-economista non sarebbe visto di buon occhio.

I nomi, dunque, sono tanti. Come pure le possibili strade. Nel concreto, però, le consultazioni vanno avanti. La palla passa da Bersani a Napolitano. È passato oltre un mese dal voto. E lo stallo è palese. Il cambiamento non c’è stato. Il resto è nebbia.

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