DEBITO PUBBLICO/ Ingroia: “Combattere evasione, mafie e corruzione vale 330 miliardi di euro l’anno.”

Ne avevamo già parlato in passato, raccontando di una manovra che ci avrebbe salvato (e che purtroppo non era quella di Monti). La ricetta? Molto semplice: assodato che il costo della sola voce corruzione (quindi corruzione in quanto tale, fenomeno mafioso ed evasione fiscale) vale 330 miliardi di euro all’anno, basta colpire qui per evitare ai cittadini un bagno di sangue. Pare che Antonio Ingroia, il rivoluzionario civile, l’abbia finalmente capito. E pare, purtroppo, che sia il solo.

 

di Viviana Pizzi

manovra-economicaSappiamo – ha sostenuto l’ex procuratore aggiunto di Palermo- che è difficile il risanamento di un debito che viaggia sui duemila miliardi di euro. E’ possibile tuttavia recuperare più di duecento miliardi all’anno con questo sistema”.

Ingroia si spinge oltre e ipotizza anche il carcere per gli evasori fiscali ma per risanare il debito pubblico parla soprattutto di “galera per i patrimoni degli evasori” definendo rivoluzionaria la confisca dei beni illecitamente acquisiti non soltanto per questi ultimi ma anche per chi si macchia di reati mafiosi e di corruzione.

Recuperare capitali per Ingroia vuol dire tassare immediatamente quelli illegali che giacciono in Svizzera. Gli stessi che il governo Monti, ma nemmeno quello Berlusconi hanno voluto mai recuperare.

 

SCUDO FISCALE: NON HA FATTO BENE ALL’ITALIA

Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione Civile si è espresso anche sullo scudo fiscale voluto da Giulio Tremonti durante il governo Berlusconi. Lo ha giudicato una vera e propria sanatoria che ha portato Berlusconi a fallire le promesse che aveva fatto durante le sue campagne elettorali basate su “meno tasse e più crescita”.

Una manovra voluta dal probabile candidato premier del Pdl Giulio Tremonti che “non ha fatto bene all’Italia” e che ha favorito il proliferare dell’illegalità e delle mafie. Ad oggi il costo dell’evasione fiscale è di 120 miliardi di euro l’anno e quello della corruzione di 60 miliardi di euro.

L’alternativa di Ingroia a tutto questo è semplice: allentare la pressione fiscale su chi ha sempre pagato e far pagare finalmente a chi non lo ha fatto mai, gli evasori.

 

INGROIA E L’IMU: NON SI PUÒ FARE DI TUTTA UN’ERBA UN FASCIO

Anche per quanto riguarda l’Imu le parole di Ingroia non hanno lasciato spazio a dubbi. Si deve ridurre in ogni modo possibile l’iniquità provocata dai governi precedenti.

“Non metterei sullo stesso piano – ha dichiarato a La 7 – l’Imu della prima casa del ricco imprenditore e della giovane coppia che si sobbarca un mutuo ventennale. Le tasse devono essere pagate in proporzione ai patrimoni di ciascuno. Il sistema è iniquo e deve essere modificato”.

 

FISCAL COMPACT: VA RINEGOZIATO

Anche il sistema di distribuzione delle tasse non è dei migliori e va rinegoziato in maniera assoluta spingendo di più sui ricchi patrimoni e meno sui più deboli.

Questo è invece il pensiero del leader di “Rivoluzione Civile” in materia di fiscal compact, quel sistema di tasse negoziato con la Germania che invece colpisce tutti i settori più deboli della società a partire dalla sanità a finire alla scuola. L’ex pm è convinto che “le tasse si possono abbassare ai più deboli” colpendo ancora una volta gli evasori e quelli che finora non hanno mai versato un euro di contributo. Il fiscal compact va rinegoziato nell’ambito dei diritti e della solidarietà acquistando un potere decisionale nel quadro europeo, meno asservita alla Germania. Della politica tedesca però non getta tutto a mare. Ingroia è convinto che nella terra di Berlino le cose funzionino meglio soprattutto perché, al contrario di un’Italia che tassa e licenzia, in Germania si investe sul lavoro e sulle tecnologie.

La Fiat in Italia – ha sostenuto Ingroia – è perdente perché non investe, le auto tedesche come la Volkswagen vanno invece bene perché in esse c’è sempre innovazione tecnologica”.

Su questo e solo su questo Ingroia chiede all’Italia di essere come la Germania.

 

DISASTRO ECONOMICO: COLPA DI BERLUSCONI E MONTI MA ANCHE DI BERSANI

Le responsabilità dirette del fallimento economico della politica italiana sono prima di tutto di Berlusconi e poi anche di Mario Monti. Su questo Antonio Ingroia non ha dubbi.

“I governi del Cavaliere hanno accentuato la disuguaglianza sociale – ha evidenziato Ingroia – Monti non è stato all’altezza della situazione. Di questo disastro pagano le conseguenze tutti i ceti sociali più bassi: i poveracci, gli operai e anche gli imprenditori. La politica dei tagli e della riduzione ha portato soltanto arretramento”.

Una stoccata al Pd non poteva mancare perché neppure il PD è esente da colpe avendo sostenuto Monti fino a ieri”.

La ricetta di Ingroia dell’economia è questa: togliere ai ricchi per dare ai poveri. E ridistribuire il sistema fiscale. E arriva alla prima apparizione pubblica dal ritorno definitivo dal Guatemala.

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