DEBITI PA/ Lo Stato uccide le aziende: 100 miliardi di debiti con i privati. Ed ora arriva la legge beffa

I dati parlano chiaro: lo Stato italiano non paga i suoi debiti. Le aziende italiane, secondo gli ultimi dati, avanzano circa 100 miliardi di euro dalle PA. Una cifra spaventosa se si pensa che il monte dei crediti arretrati vantati dalle imprese in tutta Europa è di circa 180 miliardi. In altre parole l’Italia da sola è responsabile di più della metà dei debiti europei con i privati. Ma ecco l’assurdo: in Commissione è stato approvato un ddl che prevede – come recita una direttiva UE – il pagamento dei debiti entro trenta giorni. Peccato, però, che quest’obbligo valga per tutti. Tranne che per lo Stato.

 

di Carmine Gazzanni

6272Daniele Delogu è un imprenditore sardo. Titolare della Digiemme, un’azienda di soccorso stradale, anni fa crede di aver fatto il cosiddetto colpaccio: firma un contratto con l’amministrazione pubblica per la custodia di veicoli messi sotto sequestro per un totale di 700 mila euro. Peccato che le cose non siano affatto andate come Delogu avrebbe immaginato. Di quei soldi l’imprenditore ancora non vede nemmeno un centesimo. Da anni combatte per avere quanto gli spetta, ma niente. Nel frattempo, però, si è trovato assediato dai creditori e dai debiti con Equitalia. In estate addirittura è stato anche sfrattato per morosità dal deposito dove lavorava. E pensare che se lo Stato pagasse quanto gli spetterebbe, tutti i suoi problemi sarebbero risolti.

La storia di Daniele Delogu è profondamente emblematica. Peccato, però, che sia soltanto una delle tante che si potrebbero menzionare. Non sono affatto poche le aziende in giro per lo stivale che avanzano soldi dalle pubbliche amministrazioni. Gli ultimi dati parlano chiaro e offrono un quadro desolante sulla pesantissima insolvenza dello Stato italiano.

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Proprio pochi giorni fa da Confindustria è arrivata una stima dei crediti che le aziende vantano nei confronti dello Stato: si va ben oltre i 90 miliardi di cui si era parlato fino ad ora. “Lo stock di debiti commerciali – ha detto il presidente della Piccola Industria di Confindustria Vincenzo Bocciasembra aver raggiunto la spaventosa cifra di 100 miliardi di euro”. Una cifra pazzesca se si pensa che i crediti arretrati vantati dalle imprese ammontano in tutta Europa a 180 miliardi circa. In altre parole, l’Italia da sola è responsabile di più del 50% dei debiti europei insoluti.

Il motivo, ovviamente, è da rintracciarsi negli spaventosi ritardi di pagamento. Se in Germania chi lavora per la pubblica amministrazione si vede saldare il dovuto dopo mediamente 35 giorni; se in Francia ce ne vogliono 64 e in Gran Bretagna 47; in Italia i privati devono aspettare – quando va bene – molto di più: secondo lo Cgia di Mestre i bonifici pubblici impiegano in media 180 giorni per essere versati. La situazione degenera se si guarda alle Asl (responsabili da sole di oltre 40 miliardi di debiti). Qui i ritardi nei pagamenti sono a dir poco impressionanti. Già se pensiamo solo alla media del Sistema sanitario nazionale: 300 giorni. Ma ci sono casi in cui va incredibilmente peggio: 925 giorni in Calabria, circa 800 in Molise e Campania.

Non solo. Se usciamo dai confini europei il quadro è ancora più desolante. Nella speciale classifica Doing Business redatta dalla Banca Mondiale, l’Italia è all’ottantasettesimo posto per debiti non corrisposti ai privati. Dopo Zambia e Mongolia. E addirittura si piazza al 158mo posto se si considera soltanto la capacità di rispettare i contratti.

Ma ecco allora la beffa. A fine settembre la Commissione Attività Produttive della Camera ha votato all’unanimità un disegno di legge che, tra le altre cose, prevede anche che i debiti vadano onorati massimo dopo trenta giorni, con una deroga – in alcuni casi – che porta la scadenza a sessanta giorni. Il motivo del ddl va ritrovato anche nel fatto che l’Italia non avrebbe potuto fare altrimenti, dato che tali scadenze sono previste da una direttiva europea (che il nostro Paese ancora non recepiva) la quale stabilisce, peraltro, anche una mora del 7% per i debitori, pubblici e privati, che non rispettano i termini.

A questo punto si dirà: tutto bene quello che finisce bene. E invece no. Al momento, infatti, il ddl prevede la scadenza dei termini di pagamento a trenta giorni solo per i privati. Non per le Pubbliche Amministrazioni. In altre parole, i tempi di pagamento nelle transazioni commerciali sono fissati a 30 giorni solo se il contratto è tra privati. Nel caso in cui il debitore sia lo Stato nessuna scadenza, nessuna mora. Niente di niente. Tutto come prima per le PA. Insomma, oltre il danno la beffa. Per il soggetto più insolvente che esista nel nostro Paese (lo Stato) nessuna misura, nessun tetto ai pagamenti, nessuna scadenza.

La vicenda non è affatto di poco conto. Facciamoci una domanda. Abbiamo detto che  i debiti contratti dallo Stato con i privati hanno toccato i 100 miliardi: cosa potrebbe succedere se lo Stato pagasse i suoi creditori? Il calcolo è stato fatto qualche giorno fa da Il Giornale: “il rapporto debito – Pil aumenterebbe di circa il 4-5%”. Ci sarebbe un bel salto in avanti, dunque.

Non solo. A conti fatti, la spaventosa insolvenza dello Stato ha contribuito senz’altro ad acuire il periodo di crisi che vivono tante e tante aziende (la storia di Daniele Delogu docet). Secondo ancora la Cgia di Mestre, infatti, sono decine di migliaia le imprese fallite a causa dei mancati pagamenti da parte della Pubblica amministrazione. Su 46.400 aziende che dall’inizio della crisi fino a giugno scorso hanno chiuso i battenti, circa il 30% (14.400) avrebbero avuto un destino più felice se lo Stato avesse onorato debiti e contratti.

Ora, però, sembra che l’atteggiamento di Parlamento ed esecutivo sia diverso. Lo stesso ministro per gli Affari Europei Enzo Moavero ha promesso agli eurodeputati italiani che la norma sarà modificata entro il 15 novembre con un decreto ad hoc che obblighi anche lo Stato a rispettare il termine di trenta giorni. Se il ddl non dovesse essere toccato, il rischio sarebbe quello di una sanzione Ue. L’ennesima. Sarebbe infatti l’infrazione numero 126. E, dunque, la 126ma multa che il nostro Paese sarebbe condannato a pagare. E, questa volta, lo Stato non potrebbe saldare il debito con troppo ritardo.

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