DDL DIFFAMAZIONE/ Tra voto al Senato e sciopero sospeso: l’antidemocrazia denunciata da Pd e Idv

Il ddl diffamazione si discute in queste ore al Senato. Nonostante tutto, come avevano previsto Pd e Idv, non si fa in tempo a raggiungere l’obiettivo di Pdl e Lega, ovvero evitare il carcere a Sallusti. Proprio oggi la Procura di Milano gli ha comunicato la decisione di trasferirlo ai domiciliari invece che a San Vittore. Nel frattempo lo sciopero dei giornalisti è rinviato a data da destinarsi, in attesa di conoscere eventuali modifiche del ddl prima di arrivare alla definitiva approvazione della Camera. Conseguenze politiche? Per ora solo un (timido) riavvicinamento tra Pd e Idv.

 

di Viviana Pizzi

ddl_diffamazione_sallustiIl voto al Senato nella giornata di oggi sull’ormai noto disegno di legge contro la diffamazione non ha sortito l’effetto sperato. Un’accelerazione voluta da Pdl e Lega che però non è servita allo scopo prefissato: evitare ad Alessandro Sallusti, direttore de “Il Giornale” l’ordine di arresto.

 

GLI ULTIMI SVILUPPI DEL CASO SALLUSTI

Proprio qualche ora fa infatti il procuratore capo del Tribunale di Milano ha notificato il provvedimento che per la seconda volta sospende per il giornalista l’esecuzione della carcerazione a un anno e quattro mesi per diffamazione. Tutto questo però non significa che non sconterà la pena ma che lo farà agli arresti domiciliari.

Una pena che gli è stata applicata, lo ricordiamo, per aver avallato come direttore la pubblicazione di un articolo, poi risultato di Renato Farina, che diffamava un magistrato torinese.

Ora il magistrato di sorveglianza ha cinque giorni di tempo per scegliere se accogliere la richiesta della procura oppure se procedere diversamente. Alessandro Sallusti intanto chiede di poter continuare a fare il proprio lavoro.

LE NORME ANTIDEMOCRATICHE DEL DDL CONTRO LA DIFFAMAZIONE

Fin qui la vicenda del direttore de “Il Giornale”, ma per capire cosa si rischia davvero bisogna analizzare le norme fondamentali del decreto, quelle che interessano i cronisti e i direttori di testata.

In un primo momento sia il giornalista che scriveva l’articolo diffamatorio sia il suo direttore rischiavano il carcere. Ora non è più così grazie all’emendamento presentato dal presidente della Commissione Giustizia Filippo Berselli denominato “Salva direttore” arrivato proprio dopo la lunga discussione sul caso Sallusti.

Cosa accade ora? Il carcere fino a un anno di reclusione resta soltanto per chi scrive l’articolo. I direttori invece se la cavano con multe che vanno, in base alla gravità della diffamazione decisa caso per caso dai giudici, dai 5 mila ai 50mila euro.

Qualora l’autore resta ignoto o non identificabile e si tratta di un giornalista professionista sospeso o radiato dall’Ordine dei giornalisti si applica ai direttore la pena della multa che va dai 3mila ai trentamila euro. Quest’ultimo  caso è quanto sarebbe accaduto a Sallusti perché Renato Farina è un giornalista radiato dall’elenco professionisti nel 2007 e aveva scritto l’articolo diffamatorio con il nome di Dreyfuss.

Il direttore va in carcere soltanto in un’occasione: se l’articolo incriminato è stato scritto direttamente da lui stesso.

 

PD E IDV NON HANNO VOTATO IL CALENDARIO D’AULA AL SENATO

Contro l’accelerazione del voto della legge contro la diffamazione il Pd e l’Italia dei Valori. Per i due partiti  le priorità di Palazzo Madama dovevano essere altre.

E’ da sette anni che presiedo il gruppo parlamentare al Senato – ha dichiarato Anna Finocchiaro –  e da altrettanto tempo che chiedo che l’Aula lavori anche di lunedì senza alcun risultato. Ora, invece, per il ddl Sallusti, l’Aula si riunirà,  è davvero incredibile. La delega fiscale merita altro rilievo di quello da scantinato in cui è stata relegata e il Parlamento deve convertire il dl sullo sviluppo e la crescita su cui gravano 1200 emendamenti. Si devono stabilire delle priorità” che sono altre rispetto “al mostro che stiamo partorendo”.

Alle parole del capogruppo del Pd fanno eco anche quelle del collega Idv Luigi Li Gotti che aveva previsto in parte quello che oggi è realmente accaduto.

L’accanimento terapeutico è fuori luogo – dichiara Li Gotti –  nessuna legge arriverà mai in tempo per evitare al direttore Sallusti il carcere o la misura alternativa che la procura generale d’ufficio potrà concedere. Non serve al caso e con i nuovi emendamenti state creando un ginepraio che sottovalutate. State creando un mostro giuridico e perdendo tempo sapendo che la legislatura è agli sgoccioli”.

 

LA LEGGE SULLA DIFFAMAZIONE  E LE DIRETTIVE DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

I giornalisti rischiano fino a un anno di carcere, i direttori possono ottenere una multa da cinquemila a cinquantamila euro.

Sono davvero gli unici a sopportare conseguenze terribili da questa legge bavaglio? Certo che no.

Una multa da cinquantamila euro può mettere a serio rischio i bilanci dei giornali cartacei e di quelli on line medio piccoli. Nella legge si vieta di replicare alle rettifiche che arrivano contro articoli diffamatori. Non lo si può fare nemmeno quando esse contengano a loro volta una diffamazione.

Una legge come quella che si appresta ad approvare il Senato a voto segreto e che poi passerà alla Camera per il varo definitivo  che è anche difforme a quanto prevede la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in merito.

Secondo Strasburgo infatti la diffamazione non è un reato per il quale si dovrebbe prevedere il carcere. L’unico capo d’imputazione che dovrebbero portare un operatore dell’informazione dietro le sbarre è quello di istigazione all’odio e alla violenza, bocciando anche le pene pecuniarie se sproporzionate al danno.

La diffamazione non dovrebbe essere un reato da carcere secondo la Corte Europea “per evitare che si limiti la possibilità del giornalista di svolgere il proprio lavoro”. Una legge quindi che danneggia non solo gli operatori dell’informazione ma anche i destinatari: i liberi cittadini.

 

I GIORNALISTI E LO SCIOPERO RINVIATO

In concomitanza della votazione in Senato nei giorni scorsi era stato proclamato lo sciopero dei giornalisti. Tutte le testate si sarebbero dovute fermare per ventiquattro ore per ribadire il proprio diritto di informazione e protestare contro una legge definita bavaglio. Con un comunicato facebook il presidente dell’ordine dei giornalisti Enzo Iacopino però ha annunciato poco meno di 48 ore fa il rinvio dello sciopero.

Lunedì non ci sarà lo sciopero contro il ricatto della nuova legge sulla diffamazione – ha dichiarato Iacopino- una lettera impegno del presidente Renato Schifani e un invito della Fieg sono stati considerati elementi utili per una sospensione. Schifani ha aiutato Odg e Fnsi nella tormentata vicenda della legge sull’equo compenso. Il suo intervento meritava considerazione

Era stato proprio Schifani a chiedere un rinvio ai giornalisti attendendo la votazione al Senato chiedendo alle organizzazioni sindacali più tempo per una valutazione del testo che poi dovrà essere votato dalla Camera.

Chi aveva aderito allo sciopero poi rinviato? Uno dei tanti è stato il comitato di redazione de “Il Giornale” nonostante proprio il direttore Alessandro Sallusti aveva deciso di far uscire l’edizione di martedì.

I redattori si erano dichiarati reperibili soltanto nel momento in cui la procura di Milano avesse ordinato l’arresto di Sallusti. Con buona pace dell’informazione sulle primarie del centrosinistra garantita soltanto dopo il rinvio dello sciopero.

 

Le proteste comunque continuano su scala regionale: l’assostampa siciliana e il gruppo siciliano dell’Unci – Unione nazionale cronisti italiani hanno organizzato un incontro dibattito che si svolgerà a Palermo domani alle 10. L’iniziativa nasce per approfondire attraverso un dibattito articolato le ragioni poste dal sindacato a tutela della libertà di stampa e della parità di trattamento tra direttori e cronisti in tema di diffamazione.

Gli altri si organizzeranno nelle giornate successive attendendo la nuova data della manifestazione nazionale e l’esito delle discussioni alla Camera e al Senato.

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